Il Pride che parla una lingua antica: cos’è il Katundo Pride del 6 giugno

Il 6 giugno il Pride di San Marzano di San Giuseppe: una manifestazione nata dal basso per portare diritti e visibilità LGBTQIA+ nei piccoli paesi.

Ascolta:
0:00
-
0:00
Katundo Pride 2026 a San Marzano di San Giuseppe, sabato 6 giugno - foto IG
Katundo Pride 2026 a San Marzano di San Giuseppe, sabato 6 giugno - foto IG
7 min. di lettura

Il Katundo Pride torna a San Marzano di San Giuseppe, in provincia di Taranto, sabato 6 giugno 2026. Dopo la prima edizione del 2025, il Pride promosso dall’associazione Katundo Next Generation riporta nelle strade del paese una mobilitazione LGBTQIA+ nata dal basso, con l’obiettivo di costruire spazi di visibilità, confronto e comunità anche nei piccoli centri.

Il raduno è previsto alle 19:00 in Piazza Milite Ignoto, con arrivo in Piazza Maria Ss. delle Grazie. In programma corteo, interventi, drag show con Violet Pandemonium, dj set con Don Ciccio e momenti di socialità con agrifood e drink a cura dell’Azienda Agricola Daversa.

“Tutti i diritti, tutte le persone, un solo Katundo”: è il motto che accompagna anche la seconda edizione della manifestazione, pensata non solo come appuntamento di rivendicazione LGBTQIA+, ma come spazio intersezionale capace di tenere insieme diritti, autodeterminazione, giustizia sociale e lotta contro ogni forma di discriminazione.

A raccontare il senso politico e territoriale del Katundo Pride 2026 a Gay.it, nell’ambito della rubrica Pride to Italy, è Laila Ben Hadj, socia, segretaria e tesoriera di Katundo Next Generation.

Qui tutte le altre date dei Pride 2026 in Italia

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da KNG ☀️ (@katundonextgen)

Che cosa significa Katundo

Il nome del Pride è già una dichiarazione di appartenenza. “Katundo” nasce da una parola legata alla storia e all’identità di San Marzano di San Giuseppe, comunità arbëreshë della provincia di Taranto.

“San Marzano di San Giuseppe è una comunità arbëreshë”, spiega Laila Ben Hadj. “Ancora oggi tante persone, soprattutto quelle più anziane, parlano questa lingua antica, che è quasi come se fosse il latino dell’albanese”.

La parola originaria, racconta, è “Katundi” e significa “paese”. Ma tra le nuove generazioni è diventata “Katundo”, una forma affettuosa e quotidiana per riferirsi al proprio luogo di appartenenza.

“Noi ragazzi e ragazze giovanissimi e giovanissime abbiamo sempre utilizzato questa versione storpiata della parola Katundi in maniera molto affettuosa: il Katundo, il Katundo nostro. Tipo quando siamo fuori paese: ‘ma torna al Katundo’”, racconta Ben Hadj.

Da qui la scelta di chiamare così non solo il Pride, ma anche l’associazione che lo promuove: Katundo Next Generation. “È proprio il modo in cui ci riferiamo al nostro paese, alle nostre radici, quindi proprio l’idea della nostra casa”, aggiunge.

Il Katundo Pride nasce quindi da un legame profondo con il territorio. Non importa un modello calato dall’alto, ma prova a costruire una mobilitazione queer a partire dalla memoria, dal linguaggio e dall’identità locale.

Il primo Pride di San Marzano di San Giuseppe

Katundo Pride, la prima edizione - foto IG
Katundo Pride, la prima edizione – foto IG

Il Katundo Pride è nato nel 2025 come primo Pride di San Marzano di San Giuseppe. Una scelta non scontata, soprattutto in un piccolo comune del Sud, dove spesso le questioni LGBTQIA+ vengono percepite come qualcosa di distante, appartenente alle grandi città o alle metropoli.

“Ce lo chiediamo quasi sempre”, racconta Laila Ben Hadj. “Certe volte si dice che nei piccoli paesi certe cose non succedono. Noi crediamo invece che anche i piccoli paesi abbiano bisogno di spazi di confronto, di visibilità”.

Secondo Katundo Next Generation, la discriminazione non scompare solo perché avviene lontano dai grandi centri urbani. Al contrario, proprio nei territori più piccoli l’assenza di spazi pubblici, luoghi di incontro e occasioni di rappresentazione può rendere ancora più forte il senso di isolamento.

“Spesso si pensa quasi che certi temi appartengano solo alle grandi realtà”, prosegue Ben Hadj. “Però le differenze, le discriminazioni, i bisogni esistono ovunque”.

La prima edizione del Pride nasceva quindi dal desiderio di portare nelle strade del paese un momento collettivo, capace di coinvolgere non solo la comunità LGBTQIA+, ma l’intera cittadinanza.

“Volevamo creare un momento in cui la comunità intera potesse incontrarsi, potesse dialogare, potesse immaginare un territorio più aperto, più consapevole, più inclusivo”, spiega.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da KNG ☀️ (@katundonextgen)

Le reazioni del paese dopo la prima edizione

A un anno dalla prima edizione, il bilancio è fatto di sostegno, ma anche di critiche. Un passaggio prevedibile, secondo Katundo Next Generation, in un contesto in cui il Pride ha aperto una discussione che prima non esisteva.

“I punti interrogativi ci sono sempre”, racconta Laila Ben Hadj. “Come accade spesso quando si affrontano temi che riguardano i diritti, il cambiamento, ci sono sempre opinioni diverse”.

Il Pride del 2025 ha ricevuto sostegno, ma anche contestazioni. Alcune rivolte direttamente alla manifestazione, altre alla scelta di associare il nome Katundo al Pride.

“Abbiamo ricevuto tanto sostegno, questo sì. Però anche tante critiche, soprattutto l’anno scorso”, ricorda Ben Hadj. “Alcuni hanno contestato proprio il Pride, altri il fatto che abbiamo associato il nome Katundo a questa manifestazione”.

Per il collettivo, tuttavia, il fatto stesso che il Pride abbia prodotto confronto rappresenta già un risultato politico. “Al di là delle posizioni diverse, crediamo che il semplice fatto che se ne sia parlato e se ne parli, e che abbia aperto una discussione, sia già una cosa bella. Prima non esistevano queste discussioni, quindi va bene così”.

Perché il Katundo Pride torna nel 2026

La seconda edizione del Katundo Pride nasce dal bisogno di continuare a costruire spazi di comunità e partecipazione. Nel post di lancio della manifestazione, il collettivo ha scritto di voler tornare in piazza per creare “spazi in cui nessuno debba sentirsi fuori posto” e in cui essere liberə “senza chiedere permesso”. Un’esigenza che Laila Ben Hadj collega direttamente alla vita nei piccoli centri.

“Katundo Pride fondamentalmente nasce dal bisogno di creare degli spazi di comunità e di partecipazione”, spiega. “Nasce proprio dal bisogno di sentirsi rappresentati, rappresentate, ascoltati e ascoltate proprio nel proprio territorio”.

Il punto, sottolinea, è non dover necessariamente andare altrove per parlare di diritti, discriminazioni e giustizia sociale. “Nasce dal bisogno di parlare di diritti, di discriminazioni, di giustizia sociale, senza dover andare per forza a Taranto, a Lecce, a Brindisi, a Bari per farlo”.

In questo senso, il Katundo Pride rivendica il diritto alla presenza anche nei luoghi considerati marginali. Non solo nelle grandi città, non solo nei capoluoghi, ma anche nei paesi dove spesso le persone LGBTQIA+ crescono senza punti di riferimento visibili.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

“Tutti i diritti, tutte le persone, un solo Katundo”: il motto

Il motto del Pride resta quello scelto già dalla prima edizione: “Tutti i diritti, tutte le persone, un solo Katundo”. Una formula che racconta la volontà di tenere insieme più rivendicazioni, senza restringere il campo alla sola dimensione LGBTQIA+.

“Il nostro Pride non parla solo ed esclusivamente di diritti LGBTQ+”, chiarisce Ben Hadj. “Parla di violenza di genere, di razzismo, di disabilità, di giustizia ambientale, di autodeterminazione dei popoli, di diritti umani”.

L’obiettivo è costruire una manifestazione intersezionale, capace di riconoscere che le discriminazioni non agiscono mai in modo isolato.

“Vogliamo essere quanto più intersezionali possibili”, spiega. “Le persone alla fine non vivono solo un’esperienza. Una persona può essere queer, può essere donna, può essere migrante, può essere disabile, può appartenere a una minoranza culturale. Le discriminazioni purtroppo si intrecciano”.

Da qui il senso dello slogan: parlare di “tutti i diritti” e di “tutte le persone” significa riconoscere la complessità delle vite e delle oppressioni, senza mettere in competizione le battaglie.

Una rete territoriale tra Pride, associazioni e realtà sociali

Il Katundo Pride 2026 nasce in collaborazione con diverse realtà del territorio, tra cui Arcigay Calypso Sava, Salento Pride, Human Pride Taranto, Collettivo 17 Maggio, Villa Castelli Pride, Pro Loco Marciana, Grottaglie per la Palestina, Babele Aps, Sorgenti Aps e altre realtà artistiche e sociali coinvolte nella giornata.

Per Katundo Next Generation, la costruzione di alleanze è una parte centrale del lavoro politico. “Fare rete tra organizzazioni e associazioni è la cosa più importante, a prescindere da quale evento si decide di creare”, afferma Laila Ben Hadj. “Credo fondamentalmente, ma proprio in maniera sconsiderata, nelle alleanze”.

Secondo Ben Hadj, le battaglie per i diritti non devono essere vissute come percorsi separati o concorrenti. Ogni realtà porta con sé una prospettiva specifica, ma tutte condividono una base comune.

“Le battaglie per i diritti non si devono mai mettere in competizione tra di loro”, sottolinea. “Ogni realtà porta una prospettiva diversa, però tutte condividono l’idea che la dignità umana sia al centro”.

La presenza di realtà non esclusivamente LGBTQIA+, come la Pro Loco o Grottaglie per la Palestina, conferma la volontà del Pride di collocarsi dentro un discorso più ampio contro oppressioni, violenze e negazione dei diritti.

Corteo, drag show e dj set: la festa come spazio politico

Il Katundo Pride 2026 sarà anche un momento di festa, arte e visibilità queer. Dopo la prima edizione, costruita soprattutto attorno al corteo e agli interventi, quest’anno il collettivo ha deciso di ampliare il programma.

“Con questa seconda edizione abbiamo fatto il salto in più”, racconta Ben Hadj. “L’anno scorso abbiamo fatto questa scommessa: proviamo, facciamo, vediamo come va. C’è stato il corteo, dopo il corteo gli interventi, poi è finita lì”.

Per il 2026 il percorso sarà più breve, anche per rendere la partecipazione più sostenibile, ma la giornata si arricchirà con momenti artistici e musicali. “Abbiamo aggiunto qualcosa in più, anche perché la drag che sarà con noi è di San Marzano, anche se non vive lì”.

Il riferimento è a Violet Pandemonium, protagonista del drag show previsto durante la manifestazione. Una presenza che, per il collettivo, assume un valore particolare proprio perché legata al paese.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da KNG ☀️ (@katundonextgen)

“Un atto d’amore per chi si sente solo”

Il messaggio più forte del Katundo Pride 2026 è rivolto alle persone LGBTQIA+ che vivono a San Marzano di San Giuseppe e nei piccoli comuni vicini. A chi non ha ancora trovato uno spazio in cui sentirsi rappresentatə. A chi è rimastə, a chi è andatə via, a chi ha dovuto scegliere tra sé e il senso di casa.

“Il Katundo Pride è proprio un atto d’amore per tutti e tutte quelle e quelli che si sentono soli”, dice Laila Ben Hadj. “È per chi è rimasto o rimasta, per chi invece è andato o andata via per paura, oppure semplicemente verso chi non vuole più scegliere tra essere se stessi e sentirsi a casa”.

Il Pride, in questa prospettiva, diventa un abbraccio collettivo. Una presa di parola che dice che anche nei piccoli paesi si può esistere, essere visibili, costruire legami. “È un abbraccio vero per dire: ci siamo”, conclude Ben Hadj. “Tutti e tutte possono sentirsi a casa anche qui, anche nei piccoli paesi”.

Alla comunità LGBTQIA+ nazionale, invece, il messaggio è netto: “Non molliamo”. “Banalmente, però è fondamentale”, dice Ben Hadj. “Viviamo in un periodo storico veramente buio. Si sentono troppe cose terribili. Quello che dico sempre è: non molliamo ed educhiamo, educhiamo tanto”.

Un richiamo che arriva in un momento politico segnato da nuovi attacchi all’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, dopo l’approvazione del DDL Valditara, e da un clima sempre più ostile verso le persone LGBTQIA+. “La società in cui viviamo, la politica che c’è, tutto quello che sta succedendo va a distruggere anche qualsiasi piccolo passo in avanti che si era fatto”.

Il Katundo Pride 2026 nasce proprio da qui: dalla necessità di non arretrare, di non lasciare soli i territori più piccoli, di trasformare il “paese” in uno spazio possibile di orgoglio, cura e liberazione.

Katundo Pride 2026: come restare aggiornatə

Il 6 giugno 2026 San Marzano di San Giuseppe tornerà a riempirsi di corpi, voci e colori con la seconda edizione del Katundo Pride. Un Pride nato dal basso, nel cuore di un piccolo paese della provincia di Taranto, per costruire spazi in cui nessunə debba sentirsi fuori posto e in cui essere liberə senza chiedere permesso. Per conoscere tutte le novità su percorso, programma e aggiornamenti, è possibile seguire i canali ufficiali del Katundo Pride e di Katundo Next Generation (IG).

Qui trovi altre date di Pride 2026 in Italia

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.