I funzionari dello stato dell’Idaho hanno dichiarato a un giudice federale che sottoporanno gli utenti dei bagni al test del DNA, se necessario, pur di far rispettare una legge che divide i bagni in base al genere.
La rigida transfobica legge dell’Idaho impone alle persone di utilizzare i bagni pubblici e gli spogliatoi corrispondenti al sesso assegnato alla nascita. Quando gli avvocati dei ricorrenti che contestano la legge hanno fatto notare che molte persone transgender possiedono documenti d’identità rilasciati dallo Stato che riflettono la loro identità di genere, il giudice distrettuale statunitense Amanda Brailsford ha sollevato dubbi su come lo stato avrebbe effettivamente applicato la legge.
La folle proposta dell’Idaho tra DNA e transfobia
A questo punto il Procuratore Generale dell’Idaho, Michael Zarian, ha dichiarato al giudice che l’applicazione della legge sarà semplice “perché esistono i test del DNA“. Peccato che simile eventuale deriva alimenti non pochi interrogativi sui diritti alla privacy e sul livello di sospetto necessario, prima che le autorità dell’Idaho possano richiedere a qualcuno di sottoporsi a un test genetico, strumento più comunemente utilizzato per indagare su crimini gravi come stupro e omicidio. Secondo Zarian non sarebbe obbligatoriamente necessario il consenso di una persona prima che tali test possano essere eseguiti.
Kell Olson, avvocato di Lambda Legal e uomo transgender, ha precisato come tali test richiederebbero normalmente un mandato emesso da un giudice. Olson ha fatto notare che il suo documento d’identità statale lo identifica come maschio, ribadendo come l’impatto della legge si farà sentire sulle persone transgender nelle normali situazioni quotidiane.
“Se vado al ristorante con la mia famiglia e voglio lavarmi le mani prima di cena, questa legge entra in gioco. Ora devo fermarmi e decidere: se questa legge è in vigore, entro nel bagno che ora è illegale, quello degli uomini?”, ha dichiarato Olson ai giornalisti dopo l’udienza. “Oppure entro nel bagno delle donne e mi assumo tutti i rischi che ne derivano, che si tratti di aggressioni, molestie o di una chiamata alla polizia, perché ora sembra che io stia violando la legge?”.
Da tempo gli attivisti sottolineanto come i divieti di accesso ai bagni pubblici siano difficili da far rispettare senza incoraggiare sconosciuti ad esaminare l’aspetto di altri sconosciuti nei bagni pubblici. Simili leggi, che imperversano negli USA in tutti gli stati a maggioranza repubblicana, possono esporre sia le persone transgender che quelle cisgender a molestie, nel momento in cui altri dovessero erroneamente presumere che non hanno il diritto di trovarsi in quel determinato luogo. Si sono già verificati episodi simili, ricorda The Advocate.
Nel 2025 in Arizona una donna nera cisgender lesbica ha dichiarato di essere stata affrontata dagli agenti dello sceriffo nel bagno di un Walmart, dopo che qualcuno l’aveva scambiata per una persona transgender. Le deputate statunitensi Nancy Mace della Carolina del Sud e Lauren Boebert del Colorado hanno affrontato una donna cisgender in un bagno del Campidoglio, credendola erroneamente la deputata transgender Sarah McBride del Delaware.
Ma proposta dell’Idaho si scontra anche con la realtà. I test del DNA non sono qualcosa che la polizia può eseguire sul posto. Anche nelle indagini penali più gravi, l’analisi forense del DNA richiede settimane, se non mesi, per essere completata, poiché i campioni devono essere raccolti, elaborati e analizzati in laboratorio. La giudice Railsford deciderà a breve se emettere un’ingiunzione che blocchi l’applicazione della legge in attesa dell’esito del ricorso in tribunale.
