Nel 2018 l’Alta Corte di Trinidad e Tobago stabiliva che l’attività sessuale tra adulti consenzienti dello stesso sesso era legale, definendo incostituzionale la legge che la criminalizzava. Il 25 marzo del 2025 la Corte d’appello ha ribaltato quella decisione, precisando che solo il Parlamento può annullare il divieto, riducendo la pena massima associata all’omosessualità a cinque anni di carcere. Prima del 2018 la pena massima arrivava ai 25 anni di carcere.
Trinidad e Tobago, il caso approda a Londra
Il Dr. Leonardo Raznovich, Direttore Globale di Colours Caribbean, ha espresso preoccupazione per il ruolo persistente del Regno Unito nei sistemi giuridici ereditati dall’epoca coloniale. Colours Caribbean sostiene infatti che il Regno Unito abbia lasciato un segno indelebile con l’introduzione delle leggi sulla cosiddetta “grave indecenza”, che istituzionalizzano l’omofobia e rimangono parte del patrimonio giuridico di oltre 50 paesi, compresi quelli dei Caraibi. Raznovich ha aggiunto che giudici e istituzioni britanniche continuano a pronunciarsi su casi che coinvolgono leggi ereditate dal periodo coloniale.
“Tali leggi non solo comportano il rischio di procedimenti penali, ma perpetuano anche lo stigma, la discriminazione e la violenza contro le persone LGBTQ+ – problematiche riconosciute dagli organismi internazionali per i diritti umani“, ha scritto Raznovich. “Il ruolo continuo del Regno Unito in queste questioni è notevole e difficile da comprendere”.
L’esito del ricorso potrà essere di due tipi:
- Il JCPC conferma le leggi sulla criminalizzazione di Trinidad e Tobago, il che significa che le disposizioni esistenti rimarrebbero in vigore.
- Il JCPC ribalta la decisione della Corte d’Appello e ripristina la sentenza del 2018, che ha dichiarato incostituzionali le omobitransfobiche leggi.
Nel 2018 i conservatori religiosi di Trinidad e Tobago sostennero che l’ira di Dio si sarebbe abbattuta sul Paese caraibico, se le leggi anti-omosessualità fossero state annullate dall’Alta Corte, come poi avvenne. Secondo gli oppositori legalizzare l’omosessualità avrebbe violato le loro convinzioni religiose. All’epoca fu l’attivista Jason Jones a sostenere l’incostituzionalità delle Sezioni 13 e 16 del codice penale. Pochi mesi dopo i giudici si pronunciarono a suo favore annullando le sezioni 13 e 16, con il governo che impugnò la sentenza. A fine anno la Corte stabilì che due adulti consenzienti dello stesso sesso non potevano essere perseguiti per aver fatto sesso, definendo le sezioni 13 e 16 del Sexual Offenses Act come “irrazionali e illegali” perché violano i diritti alla privacy e alla libertà di espressione.
Nel 2025 il colpo di scena della Corte d’Appello, che ribaltò quella decisione. “I giudici non possono cambiare la legge“, scrisse la Corte nella sentenza. “Tocca al Parlamento abrogare la criminalizzazione della sodomia e il reato correlato di oscenità grave tramite legislazione. È una questione emotiva che impegna una vivace discussione all’interno dell’opinione pubblica. Il Parlamento è in ultima analisi responsabile di garantire che le leggi riflettano gli standard in evoluzione di una società democratica. Questo è il suo ruolo e la sua funzione. Qualsiasi disposizione ritenuta incostituzionale deve essere eliminata dagli statuti dal Parlamento tramite una riforma legislativa e non tramite un’ingerenza giudiziaria“.
Ma adesso sarà il Comitato Giudiziario del Consiglio Privato, tribunale di ultima istanza per numerosi territori d’oltremare britannici, dipendenze della Corona e alcune nazioni indipendenti del Commonwealth, a dover decidere.
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