Il 27 ottobre del 2021 il Senato della Repubblica stroncava definitivamente il DDL Zan, votando a scrutinio segreto la famigerata ‘tagliola’ voluta da Lega e Fratelli d’Italia. Su 288 senatori presenti e 287 senatori votanti. 154 furono i favorevoli, 131 i contrari e 2 gli astenuti. Al cospetto del voto segreto, concesso tra mille polemiche dalla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, la legge contro l’omotransfobia venne pavidamente impallinata, tra gli indecorosi applausi e le urla di giubilo del centrodestra. A due anni dalla sua presentazione, ad un anno dalla sua approvazione a Montecitorio, dopo 12 mesi di sfiancanti polemiche e fake news, il DDL Zan cadeva a pochi passi dal traguardo.
“Sono stata chiamata a decidere sulla richiesta di una votazione segreta. È una questione puramente giuridica, non a caso ho fatto riferimento al regolamento e ai precedenti“, si giusitificò Casellati dinanzi alle proteste di Pd, LEU e 5 Stelle nell’aver concesso il voto segreto su un simile provvedimento. Per trovare un precedente la presidente del Senato dovette tornare al lontano 1998.
Dal DDL Zan alla legge elettorale, il voto segreto colpisce ancora
Passati quasi 5 anni il Governo Meloni è ieri caduto su un emendamento a prima firma FdI, Noi moderati e Udc che mirava ad introdurre un sistema misto di capilista bloccati e preferenze nella riforma della legge elettorale del centrodestra, eliminando la parità di genere. Un trappolone voluto dalla stessa Meloni all’interno di una legge elettorale da molti considerata incostituzionale, che la presidente del consiglio vuole comunque approvare riscrivendo le regole del gioco a legislatura praticamente finita.
Almeno una trentina i franchi tiratori all’interno della maggioranza di governo, da scovare probabilmente tra le fila di Forza Italia e Lega, con le opposizioni unite a chiedere le immediate dimissioni della premier, alla 2a enorme sconfitta personale dopo il naufragio referendario. Un emendamento bluff, quello ideato da Meloni, che prevedeva un’introduzione parziale delle preferenze lasciando di fatto alle segreteria di partito il potere di selezionare gran parte degli eletti, grazie al capolista bloccato.
Sull’orlo di una crisi di nervi, Meloni ha attaccato le opposizioni per aver voluto il voto segreto e per la gioia espressa in aula, “come se avesse vinto un Mondiale“, fingendo di aver dimenticato l’osceno teatrino del 2021, quando i suoi parlamentari chiesero e sostennero il voto segreto per affossare una legge contro l’odio misogino, omobitransfobico e abilista che ogni giorno colpisce migliaia di italiani, festeggiando l’affossamento del DDL come se avessero vinto le Olimpiadi.
All’epoca Meloni parlò di “sipario calato” sul ddl Zan, definendolo una “pessima proposta di legge che Fratelli d’Italia ha contrastato con coerenza e nel merito fin dall’inizio. Non abbiamo mai cambiato idea e lo abbiamo dimostrato oggi in Senato: siamo stati l’unico gruppo interamente presente e unito nel voto. È una vittoria che non appartiene solo a noi ma anche a tutte le realtà, le associazioni, le famiglie e i cittadini che in questi mesi si sono battuti ad ogni livello per denunciare follie, contraddizioni e aspetti negativi di una follia firmata Pd-Cinquestelle di cui l’Italia non aveva alcun bisogno. Patetiche le accuse di Letta, Conte e della sinistra: i primi ad aver affossato la legge sono i suoi stessi firmatari, Zan in testa, che in questa proposta hanno scritto e difeso fino alla fine norme e principi surreali (dal self-id al gender nelle scuole) che nulla avevano a che fare con la lotta alle discriminazioni“.
5 anni dopo è Giorgia Meloni a doversi leccare le ferite da un voto segreto che ha fatto cadere la sua ampia maggioranza, per l’occasione aiutata persino da quei deputati negli ultimi mesi planati tra le fila del neonato partito di Roberto Vannacci, che agogna un posto in coalizione in vista delle prossime elezioni politiche, puntando eventualmente a chissà quale ministero.
“Vorrei ricordare alla signora premier che la richiesta di voto segreto è esattamente ciò che loro hanno utilizzato per affondare il DDL Zan, lasciando senza tutele e senza protezione centinaia di persone vittime del loro odio e del loro bullismo, istigate da quella destra omofoba e oscurantista“, ha commentato sui social Monica Cirinnà. “Cara Meloni, chi di spada ferisce di spada perisce. Avete perso e perderete anche le elezioni“.
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