Il responsabile dell’organizzazione antidiscriminazione della FIFA ha chiesto all’organismo calcistico internazionale di non vietare la partecipazione delle atlete transgender alla Coppa del Mondo femminile, dopo che l’amministrazione Trump ha annunciato pubblicamente l’intenzione di fare pressione sull’organizzazione affinché lo faccia.
Concluso il Mondiale di Calcio 2026 con la vittoria della Spagna sull’Argentina e Madonna protagonista dell’half time della finale, Andrew Giuliani, a capo della task force della Casa Bianca per l’evento calcistico, ha dichiarato a POLITICO che l’ottenere dalla FIFA la garanzia che “alle Coppa del Mondo femminile partecipino le donne e non gli uomini biologici” potrebbe rappresentare un punto cruciale nei negoziati per la pianificazione del torneo nel 2031.
All’inizio di quest’anno, come dimenticarlo, il Comitato Olimpico Internazionale ha adottato un divieto generalizzato per le categorie femminili perfettamente analogo al precedente ordine esecutivo firmato da Donald Trump. La nuova politica del CIO, intitolata “Politica sulla protezione della categoria femminile nello sport olimpico“, entrerà in vigore per i Giochi Olimpici di Los Angeles del 2028. Il CIO ha descritto la politica come “basata su dati concreti e sul parere di esperti“. Per partecipare tutte le atlete dovranno sottoporsi ad un test genetico di screening del sesso, da effettuare una sola volta, che “garantirà l’equità e tutelerà la sicurezza, in particolare negli sport di contatto“. Qualsiasi atleta risultata portatrice del gene SRY, presente sul cromosoma Y, sarà considerata non “biologicamente femmina” e quindi non idonea a competere nelle categorie femminili. I criteri di ammissibilità si applicheranno anche agli atleti intersessuali che hanno completato la pubertà maschile.
L’appello alla FIFA relativo alle calciatrici trans e intersessuali

Piara Powar, direttrice esecutiva dell’organizzazione antidiscriminazione Fare Network, ha messo in guardia la FIFA da simile possibile decisione, precisando che una tale restrizione non farebbe altro che stigmatizzare ulteriormente le atlete transgender ed emarginare le donne con caratteristiche intersessuali.
“Riteniamo importante che, anche se un divieto dovesse entrare in vigore per i Mondiali del 2031, non venga incorporato in modo permanente nei regolamenti FIFA“, ha scritto Powar in un messaggio inviato a POLITICO. “La FIFA non dovrebbe seguire l’esempio del CIO ed escludere gli esseri umani dalla partecipazione al calcio“. Da parte della FIFA, per ora, tutto tace.
Ad oggi l’organizzazione non dispone di un sistema centralizzato di verifica del sesso, ma richiede a ciascuna federazione nazionale di verificare l’idoneità delle proprie giocatrici prima di presentare le liste, compresa l’indagine su “qualsiasi presunta deviazione nelle caratteristiche sessuali secondarie” e la conservazione della documentazione relativa ai risultati. La nuova contestata politica del CIO, invece, prevede che le atlete che competono nelle categorie femminili debbano sottoporsi ad uno screening genetico.
Powar ha denunciato che un simile divieto da parte della FIFA avrebbe un impatto sulle donne affette da condizioni mediche note come differenze nello sviluppo sessuale (DSD), che possono manifestarsi con livelli di testosterone al di fuori del range tipico femminile e con la presenza di cromosomi maschili. Jon Holmes, portavoce del gruppo di difesa dei diritti Football v Homophobia, ha avvertito che le donne con DSD (Disturbi dello Sviluppo Sessuale) “sarebbero le più colpite“. Al momento, tra le altre cose, “non c’è alcun indizio” che ci siano calciatrici dichiaratamente trans “vicine ad un livello internazionale“.
Payoshni Mitra, attivista per l’abolizione dei test di genere nello sport femminile, ha confessato che “sarebbe molto, molto sorpresa se improvvisamente venisse introdotta una politica fortemente discriminatoria“. Mitra si è augurata che la FIFA possa agire “basandosi sulla scienza“, aggiungendo: “Se dovessero adottare una politica, questa dovrebbe basarsi sulla scienza, su prove scientifiche, e dovrebbe anche tenere conto del benessere delle atlete e delle altre condizioni che riguardano queste politiche“.
La FIFA non ha ancora annunciato ufficialmente la sede dei Mondiali di Calcio femminile del 2031, per il quale Stati Uniti, Messico, Costa Rica e Giamaica hanno presentato l’unica candidatura congiunta. Giuliani ha dichiarato che la FIFA avrebbe già comunicato al Presidente Donald Trump che gli Stati Uniti ospiteranno la competizione.
Il bando alle calciatrici trans, in quel caso, sarebbe automatico. “Esortiamo tutte le federazioni sportive a riflettere sulla credibilità del proprio sport e sull’impatto negativo derivante dall’accettazione di tutte le condizioni imposte dagli Stati Uniti per ospitare un torneo: ciò potrebbe comportare l’esclusione di alcune partecipanti“, ha concluso Powar. “E nel calcio, uno sport che è sempre stato il più aperto e accessibile, questo potrebbe essere devastante”.
La decima edizione dei mondiali di calcio femminile si svolgerà in Brasile dal 24 giugno al 25 luglio 2027.
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