Hunter Biden, 56enne avvocato e imprenditore statunitense nonché figlio secondogenito del 46º presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden, ha pubblicamente parlato di una “mafia gay nascosta“, composta in gran parte da politici repubblicani, definendola il “problema più grande” che oggi affligge gli Stati Uniti.
Il figlio dell’ex presidente Joe Biden ha rilasciato queste discusse dichiarazioni nel corso del podcast “I’ve Had It” con Jennifer Welch e Angie Sullivan. Biden sostiene che il problema principale del Paese non sarebbe “l’oligarchia“, ma quella che ha definito “la closetocracy”, ovvero il potere in mano a uomini gay arrabbiati e non dichiarati.
Hunter Biden e la closetocracy
“Tutti sanno che esiste questa mafia gay non dichiarata, in gran parte repubblicana, che vive a Washington, D.C., e tutti conoscono ognuno di loro che è gay”, ha denunciato Biden, per poi soffermarsi sul prezzo psicologico del vivere nell’ombra. “Credo che il conflitto interiore crei così tanto astio in una persona che poi lo riversa sul resto del mondo”. “Per tutta la vita hanno vissuto nell’ombra e quindi hanno questa palla nera nel petto, questo cuore annerito dal fatto di non poter essere chi vogliono essere, e quindi se la prendono con tutti gli altri”. “Questi uomini, per lo più uomini, fanno esattamente questo, e tutti sanno chi sono”.
Parole che hanno suscitato un polverone. Il neologismo “closetocracy” è presto esploso sui social a stelle e strisce, con Biden a voler rimarcare l’eventuale ipocrisia repubblicana, nell’opporsi ai diritti LGBTQ+ pur avendo al proprio interno non pochi esponenti segretamente omosessuali. Altri, invece, sono stati più critici nei confronti di Hunter, sottolineando come l’argomentazione da lui esposta rischi di ricadere nello stereotipo dell’individuo che si odia, nascondendo la propria omosessualità, e si vendica con chi è invece felicemente sè stesso.
Il caso Lindsey Graham

Dopo aver ascoltato le parole di Biden la conduttrice Welch ha citato il defunto senatore (e fedelissimo di Trump) Lindsey Graham, come presunto esempio di closetocracy. Sebbene Graham non avesse mai fatto coming out e avesse sempre negato di essere gay, è stato a lungo oggetto di rumor sulla sua sessualità. Persino Laura Loomer, fedelissima di Trump, sostenne nel 2025 che Graham fosse gay e che tenesse nascosta la propria omosessualità, aggiungendo che il suo orientamento sessuale fosse un segreto di Pulcinella all’interno dell’amministrazione in carica. Per tutta la propria carriera politica Graham, che non si è mai sposato nè ha avuto figli, ha portato avanti politiche smaccatamente omobitransfobiche. Dopo la morte di Graham, avvenuta l’11 luglio scorso, l’autrice Jesse James Rose ha pubblicato un post su Instagram in cui ha parlato delle presunte esperienze vissute con l’ex senatore quando era una “studentessa universitaria effeminata in attesa della transizione“. A suo dire Graham l’avrebbe pagata per “fare cose indicibili con lui in una stanza d’albergo mentre indossava biancheria intima rossa”. “È un evento canonico per le persone transgender avere dei fanatici di estrema destra che ti finanziano e poi si rivoltano contro di te e votano contro di te“, ha concluso Rose.
Nel 2018 Hunter Biden è stato indagato per reati connessi al possesso illegale di una pistola, acquistata mentendo sul consumo di droga, da cui era dipendente, e per reati fiscali. Nel 2023 stato è ufficialmente incriminato mentre l’11 giugno del 2024 è stato giudicato colpevole per tutti i capi d’accusa mossigli da una giuria federale del Delaware, rischiando fino a 25 anni di reclusione. Il 2 dicembre 2024 suo padre, il presidente Joe Biden, lo ha graziato per ambedue i processi in corso, sebbene in passato avesse dichiarato che non lo avrebbe favorito, definendo i procedimenti penali ai suoi danni come “selettivi” e “ingiusti“, atti a colpirlo politicamente.
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