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Joe Biden ritira un premio per il suo impegno a favore dei diritti e chiede alla comunità LGBTQ+ di reagire a Trump (VIDEO)

"Non c'è niente di più americano del concetto di uguaglianza. Trump sta cercando di trasformarla in qualcosa di spaventoso, qualcosa di sinistro".

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Joe Biden ha pubblicamente criticato Donald Trump per aver “militarizzato l’identità delle persone LGBTQIA+ e di averla trasformata in un pallone da calcio politico“. L’ex presidente USA è riapparso in pubblico per ritirare un premio alla Conferenza Internazionale dei Leader LGBTQ+, evento annuale ospitato dall’LGBTQ+ Victory Institute, organizzazione che supporta le persone della comunità che ricoprono cariche elettive.

Il Chris Abele Impact Award 2025 a Joe Biden

 

L’ex presidente statunitense è stato celebrato con il Chris Abele Impact Award, ovvero il più importante premio politico LGBTQ+ del Paese, che ha riconosciuto il suo quadriennio alla Casa Bianca come uno dei più inclusivi nei confronti della comunità LGBTQ+ nella storia degli Stati Uniti.

Intervenendo alla conferenza di Washington, il 46° presidente degli Stati Uniti ha esortato le persone LGBTQ+ ad “alzarsi e a reagire” contro Trump e il suo partito.

“Ragazzi, Donald Trump e i suoi repubblicani stanno cercando di far deragliare e distorcere la nostra lotta per l’uguaglianza”. “Stanno cercando di trasformarla in qualcosa di spaventoso, qualcosa di sinistro”. “Non c’è niente di più americano del concetto di uguaglianza. Niente, niente, niente… Ma gente, non si tratta di niente di così complicato. In sostanza, si tratta di dare a ogni americano l’opportunità di essere trattato con la decenza, la dignità e il rispetto di base che tutti meritano”. “Quando ho assunto l’incarico da presidente, ho promesso di avere un’amministrazione che assomigliasse all’America. Ho mantenuto la promessa”. “Ci sono giovani seduti da soli mentre parlo, che scorrono i social media, chiedendosi se saranno mai veramente accettati per quello che sono”.

Poco più di un anno fa Trump ha sconfitto Kamala Harris alle elezioni, con quest’ultima entrata in corsa a pochi mesi dal voto sostituendo proprio Biden, costretto ad un passo indietro per le sue condizioni di salute mentale e fisiche. Ma l’ex presidente è convinto che il Paese possa reagire alle leggi repressive trumpiane:

“Finché manteniamo la fede, un po’ di speranza, ci rialziamo e ricordiamo chi diavolo siamo. Siamo gli Stati Uniti d’America”. “Non ci è garantito un finale da favola, ma credo che l’America dei nostri sogni sia più vicina di quanto pensiamo. So di essere descritto come un eterno ottimista. Ma lo sono”.

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Evan Low, Presidente e CEO dell’LGBTQ+ Victory Institute, ha dichiarato: “Unirci ora come leader politici LGBTQ+ non è solo necessario, ma è assolutamente fondamentale per il progresso del nostro movimento. Abbiamo bisogno che ciascuno dei nostri rappresentanti eletti e decisori politici LGBTQ+ si unisca a Washington per questo momento cruciale nella lotta per l’uguaglianza, la libertà e i diritti civili”.

Ken Martin, attuale presidente del Comitato Nazionale Democratico, è il prossimo candidato alla presidenza nel 2028 e vanta una solida reputazione nella difesa dei diritti LGBTQ+, sostenendo leggi chiave a tutela dei diritti LGBTQ+ e del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

4 anni di presidenza Joe Biden

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La presidenza Biden è stata la più aperta all’inclusione LGBTQIA+, con oltre 200 mosse a favore dell’uguaglianza in 3 anni e mezzo, inclusa la firma sul Respect for Marriage Act, atto legislativo che protegge a livello federale i diritti acquisiti con il matrimonio tra persone dello stesso sesso e interrazziali.

Appena eletto presidente Joe Biden ha ringraziato la comunità LGBTQ e promesso tutele per le persone transgender, fino al suo insediamento mai citate in un discorso inaugurale presidenziale. Ha immediatamente cancellato l’indecente divieto voluto da Donald Trump alle persone transgender nell’esercito, ha nominato la dottoressa trans Rachel Levine sottosegretaria alla sanità, ha trasformato Pete Buttigieg nel primo ministro dichiaratamente gay d’America, ha firmato uno storico memorandum per i diritti LGBTQ a livello globale, ha nuovamente concesso l’autorizzazione alle ambasciate USA di issare la bandiera rainbow, ha trasformato il Pulse in memoriale nazionale contro l’omotransfobia, ha nominato la prima ambasciatrice USA apertamente lesbica di sempre e ha ribadito l’urgenza di porre fine all’omotransfobia. Nel 2022 ha firmato un ordine esecutivo per proteggere le persone LGBTQ+ minacciate dagli omotransfobici USA e ha duramente criticato la legge Don’t Say Gay della Florida, si è opposto a leggi che limitano il percorso di transizione in diversi Stati americani, ha assegnato la medaglia presidenziale della libertà alla calciatrice Megan Rapinoe e accettato uno scambio di prigionieri con la Russia pur di liberare la cestista Brittney Griner. Nel 2023 ha ricordato come “il movimento LGBTQI+ ha cambiato per sempre il nostro paese: difendiamo i bambini queer”, per poi andare all’ONU e chiedere di proteggere “donne, LGBTQ e intersex, in quanto valori della nostra umanità condivisa”. Al cospetto di Giorgia Meloni “ha sollevato la questione dei diritti LGBTQIA+”. Nel giugno del 2024  ha nuovamente celebrato il Pride Month spalancando le porte della Casa Bianca alle famiglie omogenitoriali, ricordando come “in America siamo tutti uguali, promuovere l’uguaglianza è prioritario”. Successivamente ha concesso la grazia a migliaia di militari in passato condannati per sesso gay nelle forze armate e celebrato Stonewall.

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