
Non c’è pace per la prima Sagra del Finocchio di Carrara. Come sapete, la sagra voluta dalla locale associazione dei Radicali e dall’Arci e che ha come slogan "contro l’omofobia con ironia", ha già una storia tormentata, nonostante sia alla sua prima edizione carrarina.
Adesso, a due giorni dall’evento che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) svolgersi sabato prossimo, un consigliere comunale de "La Destra", per di più di Massa e non di Carrara, si rivolge al Vescovo con una lettera al limite del grottesco.
"Sua Eminenza – inizia la missiva scritta da Stefano Benedetti -, Le scrivo queste poche righe per sensibilizzarla ad una questione che a mio avviso ha una portata enorme rispetto a quella che dovrebbe essere la dignità umana ed il rispetto verso la religione, la comunità cristiana e i cittadini tutti. Mi riferisco alla già famosa " festa del finocchio " ( con iniziali volutamente minuscole), il cui solo nome dovrebbe far vergognare gli organizzatori, pederasti, lesbiche, atei e tutto ciò che di più schifoso esiste al mondo, basta pensare che tanti di questi individui, sono gli stessi che scaldano le serate notturne dei pervertiti che si svolgono in quel di Torre del Lago".

Con un linguaggio degno dell’ormai famigerato sito Pontifex o di chi calca la mano con l’intenzione di guadagnare un po’ di visibilità mediatica, il consigliere continua: "La invito a nome di tanti cittadini che la pensano come me, a farsi garante della nostra richiesta nei confronti del Sindaco affinché revochi l’ autorizzazione agli organizzatori della festa in quella piazza, dedicata ad un Santo amato e venerato da tutti proprio per la Sua semplicità umana e religiosa. Non é pensabile che la festa sia stata dislocata in Piazza S. Francesco, solamente per una questione logistica e che il Sindaco non abbia pensato all’ impatto che avrebbe la presenza di pederasti e lesbiche senza pudore in una Piazza che, anche se non consacrata, rappresenta l’ essenza della cristianità ed é dedicata ad una Santo che per propria indole non ha nulla a che fare con gli spogliarelli delle drag queen o con i temi della comunità gay, che se si sentono discriminati dalla società, significa che sono vittime di se stessi per il proprio modo di comportarsi: gente che si isola e che si ritrova nelle zone gay solo per fare sesso, casino e niente altro".

Un appello accorato, appassionato. Fin troppo, forse, soprattutto se si pensa che a farlo è un uomo divorziato dalla donna da cui ha avuto un figlio e che adesso convive con un’altra, in totale violazine dei più elementari dettami di Santa Romana Chiesa.Un lapsus, poi, chiude una lettera che era già abbastanza grottesca: "Credo comunque che abbiamo il diritto di manifestare di svolgere la festa, ma sicuramente senza ostacolare la società e offendere la religione". Dobbiamo dedurre, da quell’ "abbiamo" che il consigliere parteciperà alla festa?Intanto, l’associazione Certi Diritti ha fatto sapere che sarà presente in piazza San Francesco. Alle 16, infatti, il segretario Sergio Rovasio presenterà la campagna di Affermazione Civile.
