
Il sindaco di Mosca Yuri Luzhkov, noto ai nostri lettori per le sue uscite violentenmene omofobe e per avere vietato ufficialmente i Pride nella sua città, è stato "licenziato" dal Presidente russo Dmitry Medvedev. Luzhkov, che più volte aveva definito i gay e le lesbiche "esseri satanici" è stato costretto nelle ultime settimane a difendere con le unghie e con i denti la propria carriera politica e la sua attuale posizione.

Medvedev, con un decreto presidenziale, ha cacciato il 74enne Luzhkov, membro del partito presidenziale Russia Unita, adducendo come motivazione che l’anziano sindaco aveva "perso la fiducia del presidente della Federazione Russa". Secondo la legge nazionale, infatti, il presidente può rimuovere i sindaci delle principali città e i governatori delle regioni in casi simili.
Le dimissioni di Luzkhov devono essere immediate, ma il conservatore moscovita non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione.

Sindaco di Mosca dal 1992, Luzhkov è anche stato tra i possibili candidati alla presidenza della federazione.
Ciò nonostante ha perso il supporto del Cremlino ed è stato colpito da sospetti di corruzione, oltre ad aver rivendicato di aver demolito a colpi di bulldozer alcuni edifici storici di Mosca.

Le dimissioni di Luzhkov saranno sicuramente accolte con grande favore dalle associazioni lgbt che hanno subito una pesante repressione sia politica che fisica per opera del sindaco uscente, oltre al divieto di manifestare per le strade cittadine.
