È stato presentato oggi alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti Alma del desierto di Mónica Taboada-Tapia, documentario colombiano in corsa per il Queer Lion 2024.
Negli aridi paesaggi di La Guajira, Georgina, un’anziana donna Wayúu transgender, sa che non ha molto tempo a disposizione per cambiare la sua vita. Non avendo nulla da perdere si mette in viaggio per incontrare i suoi fratelli che non parlano spagnolo e sopravvivono a stento ai margini dell’opaco sistema burocratico colombiano. Tra ferite aperte, ricordi e distanze geografiche ed emotive, Georgina e i suoi non ne possono più. L’alma del desierto si impone come una storia di resistenza, un simbolo di speranza e un’appassionata lotta per la giustizia.
“Scoprire il passato e le origini della famiglia di mia madre a La Guajira è stata la motivazione iniziale del viaggio in quella regione“, ha precisato la regista Mónica Taboada-Tapia. “Così ho incontrato Georgina, una donna emarginata e sensibile che viveva ai margini della sua stessa comunità. Il nostro rapporto fraterno, nato al confine di una Colombia post-coloniale dominata da sistemi feroci e contraddittori che causano sofferenze, dura ormai da otto anni pieni di epifanie. La sopravvivenza di Georgina rappresenta una cesura. Come lo è anche la solidarietà della sua comunità. La convivenza tra persone di diverse etnie tra varie difficoltà è un atto di pura resistenza e ribellione contro un sistema politico che continua a opprimerci per rimanere al potere. La tenerezza di Georgina e la bellezza ambigua di questa zona desertica hanno creato una realtà stimolante che ha guidato il mio cammino. La nostra libertà nasce dall’affetto, dalla solidarietà umana e dal rompere il silenzio raccontando una storia proibita che non doveva essere narrata”.
Alma del desierto è stato prodotto da Guerrero Films ed Estúdio Giz, distribuito in tutto il mondo da The Open Reel. Un documentario sull’identità, sul desiderio di libertà, di ribellione e sulla solidarietà umana attraverso la storia di una donna trans nel deserto della Colombia. Con questo film, Mónica Taboada Tapia è ufficialmente diventata la prima regista colombiana a partecipare con un lungometraggio alla Mostra del Cinema di Venezia.
Mónica ha studiato antropologia e ha una laurea in cinema e TV. I suoi progetti cinematografici sono stati presentati in mercati e festival come TorinoFilmLab, Tribeca Film Institute Network, Docs Barcelona, DocMontevideo Pitch, The NYT Op-Docs, Pulitzer Center e Tribeca Film Institute International Pitch. Ha diretto i cortometraggi Fidel (2012), Two-Spirit (2021) e Red Flag (2023), tutti selezionati in festival cinematografici come IDFA, Outfest, BFI Flare, New Filmmakers, FICCI e Palm Springs, vincendo premi. È stata nominata per i Macondo Awards 2022 dalla Colombian Academy e per gli IDA Awards 2022 dall’International Documentary Association. Inoltre, ha prodotto il documentario Causas Elevadas (2021) ed è stata la showrunner della serie El Placer de Escaparse del Mundo (2021). È fondatrice della casa di produzione Guerrero Films e attualmente sta lavorando al cortometraggio The Cedar e ai lungometraggi From the Hood e Queen of the People, con il supporto di FDC.
Alma del Desierto è il suo lungometraggio d’esordio.


