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Ancora più Bello, intervista allo sceneggiatore del sequel a tinte queer

Al cinema dal 16 settembre, tornano Marta, Jacopo e Federica. La nostra intervista a Roberto Proia.

6 min. di lettura

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A quasi un anno dall’uscita del primo capitolo, Ludovica Francesconi, Jozef Gjura e Gaja Masciale tornano in sala con Ancora più Bello di Claudio Norza, sequel Eagle Pictures di Sul Più Bello, dal 16 settembre nei cinema d’Italia. New entry di peso Giancarlo Commare, visto in Skam Italia e più recentemente in Maschile Singolare, affiancato da Riccardo Niceforo, Jenny De Nucci, Giuseppe Futia e Diego Giangrasso.

La storia d’amore che aveva caratterizzato il primo capitolo della trilogia, tra Marta (Ludovica Francesconi) e Arturo, è finita. “In amore gli opposti si attraggono ma alla fine si lasciano” continua a ripetersi Marta, che giura a se stessa di voler rimanere da sola per un po’ e continua a convivere con ottimismo con la malattia che da sempre l’accompagna. Ma quando arriva Gabriele (Giancarlo Commare), un giovane disegnatore tanto dolce e premuroso quanto buffo e insicuro, Marta riconosce che potrebbe essere lui l’anima gemella che non riusciva a trovare in Arturo. Ma prima di farsi coinvolgere del tutto in una nuova storia, è sempre meglio aver chiuso definitivamente con quella precedente. Approfittando di un temporaneo trasferimento di Gabriele a Parigi, Marta cerca di schiarirsi le idee anche grazie all’aiuto dei suoi amici di sempre Federica e Jacopo…

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Film a tinte LGBT grazie ai co-protagonisti Jozef Gjura e Gaja Masciale,  che interpretano un ragazzo gay e una ragazza lesbica, Ancora più Bello segna il ritorno alla scrittura di Roberto Proia, autore del soggetto e co-sceneggiatore al fianco di Michela Straniero. In vista dell’imminente uscita in sala ne abbiamo parlato direttamente con Roberto, Executive Director Theatrical Distibution and Productions Eagle Pictures S.p.A, spaziando tra curiosità legate alla pellicola e attuale ‘stato di forma’ della cinematografia queer nazionale.

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Un anno fa Sul Più Bello usciva in sala. Come è nata l’idea di farne una trilogia cinematografica.

Dopo l’uscita del film abbiamo ricevuto una marea di mail di genitori che ci ringraziavano perché i loro figli, che si sentivano diversi, esclusi, meno belli e/o fortunati rispetto ai compagni di classe, vedevano in Marta una speranza. Queste mail ci hanno fatto capire che il personaggio di Marta era andato oltre le nostre aspettative, diventando un’eroina. Così abbiamo pensato a come portare avanti la storia. Ma abbiamo scritto talmente tanta roba dall’aver deciso di fare due nuovi film.

Nel primo capitolo Jacopo e Federica, entrambi omosessuali e migliori amici della protagonista Marta, cullavano il sogno di fare un figlio insieme. Come si sono evoluti i loro personaggi in questo sequel.

In questo sequel Jacopo cerca l’amore e lo cerca tramite un’app tipo Grindr che si chiama Sbavo, ma si rende presto conto che non fa per lui. Preso dalla bulimia da app, comincia ad andare in confusione. Finché non entra nella sua vita questo ragazzo un po’ gender fluid, perché in tutto il film non specifichiamo mai se sia etero, bisessuale o omosessuale (vedere clip sopra, in esclusiva Gay.it). A me interessava parlare anche di ragazzi che non guardano più alle etichette, perché a quell’età magari non lo sai ancora, non l’hai ancora capito. Entra così il personaggio di Tommaso, che scombina un po’ anche i piani tra Marta e Gabriele. Nel terzo capitolo in uscita a febbraio, te lo posso anticipare, arriverà un bambino che Jacopo e Federica accudiranno, facendo prove da genitori.

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Il cinema italiano fatica a raccontare storie LGBT in sala. Quasi 10 anni fa tu esordivi in qualità di sceneggiatore con il delizioso Come non Detto. Sembrava potesse essere l’inizio di una nuova era, e invece abbiamo visto pochi altri esempi. Perché?

Stranamente la televisione ha superato il cinema in questo senso. Non ho visto neanche io nel cinema generalista la rappresentazione di personaggi omosessuali che non fossero macchiette. Il personaggio di Federica, ad esempio, è quello di una ragazza che non diresti mai essere lesbica. Ma non perché ci sia del male se una ragazza è più mascolina rispetto alle altre, ma solo e soltanto perché ci sono ragazze lesbiche che fisicamente e come atteggiamento non lo sembrano affatto. Lei vive il suo orientamento sessuale in maniera molto naturale, l’idea di mettere in scena personaggi “normali”, che non necessariamente devono essere consolatori nei confronti dello spettatore etero, perché macchiette da incasellare. Proprio Federica in questo sequel subirà le avances insistenti del suo capo, pur lei essendo lesbica, perché lui lo non sospetta minimamente. Il perché nel cinema italiano manchino storie e personaggi LGBT non me lo so spiegare, ma allo stesso tempo per chi scrive è un forziere inesplorato. In Italia c’è un sacco di  lavoro da fare.

Hai ulteriori progetti in tal senso?

Nel prossimo film che inizierò a girare ad ottobre, un musical alla Chorus Line, tra i protagonisti c’è un ragazzo con due mamme. Ma ho scritto di una famiglia molto normale. Quello  a me interessa raccontare, ma il cinema italiano è refrattario. È come se non avesse colto questa opportunità. È arrivato il momento di uscire allo scoperto, alla luce del sole. C’è tanta di quella roba ancora da raccontare.

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Sul Più Bello ha strappato una nomination ai David e due ai Nastri d’Argento del 2021, una delle quali come miglior commedia, perché si può ridere anche dinanzi al dolore, alla malattia. Ma quanto è complicato riuscirci?

Dipende molto dal personaggio che hai costruito. Marta ride sempre di sè stessa. In questo sequel quando il suo medico le annuncia la volontà di andare in pensione, lei gli risponde “rimanga almeno finché non muoio, non mancherà tanto!”. Fare il dramedy è molto complicato perché devi trovare la misura giusta nel far ridere del dolore. Penso a film come Fiori d’Acciaio, a Voglia di Tenerezza, è molto complicato. Ma se becchi la cifra è soddisfacente, perché quando uno va al cinema vuole piangere tanto, ridere tanto, spaventarsi tanto o indignarsi tanto. Nel caso del dramedy ridi e piangi al tempo stesso, è un doppio affare. Ma non è facile perché devi avere un personaggio che ti supporta come Shirley MacLaine in Voglia di Tenerezza, che riesce a farti ridere, piangere, a farti incazzare. Devi poi avere un’attrice di talento, e Ludovica Francesconi è un fenomeno.

 

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In Ancora Più Bello c’è un cameo decisamente inatteso. Quello di Loredana Bertè, qui attrice negli abiti di un’imprenditrice ‘rock’ orgogliosamente femminista. Come siete riusciti a convincerla?

Loredana faceva teatro negli anni ’70, poi ha intrapreso una carriera diversa. Il rapporto con Loredana, professionista pazzesca, puntuale, educata, gentilissima, nasce grazie a La Famiglia Addams. L’ultima volta che andò a Sanremo ci fu un tweet di Simona Izzo che si congratulava con Loredana, e lei rispose “ok brava brava ma fatemi doppiare qualcosa”. Io me lo segnai e quando arrivò La Famiglia Addams la convinsi a doppiare Nonna Addams. L’esperienza fu talmente riuscita che dopo aver scritto il personaggio di questa imprenditrice cattivissima in stile Diavolo Veste Prada le ho proposto il ruolo. Lei mi ha detto “devo fare quella che licenzia il maschio porco? Assolutamente, quando lo facciamo”.  Quando lei è arrivata sul set tutta la troupe era emozionata, come se si fosse fermata l’aria. Lei ha fatto la sua scena, è andata via ma nessuno riusciva a tornare a lavoro perché erano tutti  disorientati. Loredana ha quel qualcosa che gli altri non hanno. Arriva e tu ti blocchi come se avessi visto la Madonna. È una donna speciale.

Il terzo capitolo arriverà al cinema a inizio 2022. La trilogia avrà fine o c’è la possibilità che le avventure di Marta, Jacopo e Federica continuino, magari sotto forma di serialità televisiva?

C’è già un’idea di serie che ora presenteremo a vari network, perché i personaggi di Marta, Jacopo e Federica sono diventati tridimensionali. Sicuramente non ci sarà un quarto film perché abbiamo chiuso il cerchio nella maniera più giusta. Abbiamo detto quello che dovevamo dire, tre film e stop. Basta film, ma è possibile il ritorno sotto forma di serie tv.

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