Dopo 36 ore di diffamanti menzogne, in cui ministri della Repubblica e giornali di destra hanno etichettato come “uomo trans” la pugile algerina Imane Khelif, in realtà donna che vive una condizione di iperandrogenismo, alle Olimpiadi di Parigi si è giocato l’incontro tra la stessa Khelif e la nostra Angela Carini.
Un ottavo di finale finito dopo meno di un minuto. 46 secondi, per la precisione. Dopo un solo pugno da parte dell’atleta algerina Carini si è avvicinata al suo allenatore e si è ritirata, tra lo sconcerto dei commentatori Rai e i fischi del pubblico. A fine incontro l’atleta azzurra si è rifiutata di stringere la mano a Khelif, per poi inginocchiarsi e scoppiare in lacrime. Dal labiale carpito nel corso del brevissimo match, Carini parrebbe dire “fa malissimo” al suo allenatore, dopo aver preso un pugno da Imane. Ma l’azzurra è una pugile che é andata alle Olimpiadi per sfidare altre pugili. Sul ring si prendono e danno pugni. Che fanno male, sempre.
“Ero salita sul ring per combattere. Non mi sono arresa, ma un pugno mi ha fatto troppo male e dunque ho detto basta. Non sono nessuno per giudicare e non sono qui per creare problemi. Scusatemi, ci ho messo tutta me stessa. Esco a testa alta”, ha aggiunto ai microfoni una volta lasciato il ring. “Sono stati i colpi, sono sempre andata oltre le polemiche. Per me quando scavalchi quelle corde, chiunque hai di fronte non fa differenza. Mi sono fermata perché ho sentito un forte dolore al naso. Ho sentito la presenza di mia padre, gli ho chiesto scusa. Il secondo colpo l’ho sentito sul naso fortissimo, ho capito che o mi fermavo da sola o mi sarei potuta fare male per davvero. Mi sono detta che è meglio essere intelligente, matura, consapevole che in questo match non ci sono. Mi sono fermata solo perché ho sentito un forte dolore al naso, mi sono inginocchiata per ricordare mio padre“.
Emanuele Ronzini, suo allenatore, ha aggiunto: “Sarebbe stato più facile non presentarsi, perché tutta Italia da giorni le chiedeva di non combattere. Ma Angela era motivata, voleva farlo. Certo al sorteggio, quando ha conosciuto l’avversaria, mi ha detto “non è giusto”. Ma qui oggi non c’è stata premeditazione. Ha abbandonato dopo aver preso un pugno, mi ha detto che non se la sentiva, che non voleva combattere. Ho provato a dirle di arrivare almeno alla fine della prima ripresa, così ci saremmo confrontati, ma niente. Non c’è stata una decisione a monte, lei ai punti avrebbe potuto anche vincere. Ne abbiamo parlato tanto in questi giorni poi è scoppiata la bomba mediatica, da una parte era contenta di essere un po’ paladina di un movimento e far vedere come vanno le cose. Dall’altra teneva alla sua Olimpiade voleva giocarsi le sue chance. Ho capito che era indignata che in una categoria come la sua possano gareggiare atlete con caratteristiche così androgene. Non se l’è sentita, ma non avevamo deciso che andasse così”
Imane Khelif, va detto e ricordato, è nata donna e ha sempre combattuto con le donne. Alle Olimpiadi di Tokyo si fermò ai quarti, sconfitta. All’epoca nessuno fece alcun tipo di polemica. Il suo score pugilistico parla di una sconfitta ogni 4 match. È tutt’altro che insuperabile.
Lo scorso anno Khelif venne squalificata dai Mondiali di Nuova Delhi. Secondo l’Iba, la Federazione di boxe che è stata poi “licenziata” dallo stesso CIO, “non soddisfaceva i criteri di ammissibilità richiesti per partecipare in una competizione femminile”. Il presidente IBA, il russo Umar Kremlev, fraterno amico di Putin, aveva addirittura parlato di un test DNA in realtà mai effettuato, denunciando cromosomi XY da parte dell’atleta intersessuale.
Mark Adams, portavoce del Cio, ha ribadito come gli organizzatori abbiano certificato che Imane non dispone di alcun vantaggio derivante dalla sua situazione ormonale.
Dopo 2 giorni di accuse indecenti ai danni dell’atleta algerina, l’incontro Angela Carini non ha fatto altro che alimentare ulteriormente lo scontro politico da parte della destra di governo.
“Picchia troppo forte, non è giusto”. Brava Angela, hai fatto bene!”, ha scritto il vicepremier Matteo Salvini sui social. “La nostra atleta si è dovuta ritirare contro Imane Khelif, prima di scoppiare in lacrime per tanti sacrifici andati in fumo. Una scena davvero poco olimpica: vergogna a quei burocrati che hanno permesso un match che evidentemente non era ad armi pari. Se ne sono accorti tutti in Italia e nel mondo, tranne i distratti commentatori della RAI. Un abbraccio ad Angela, forza!”.
“La Carini si ritira in lacrime dopo aver incassato un violento destro. “Il pugno mi ha fatto troppo male”. Ma per il Pd e i commentatori woke un transgender può colpire una donna. Tanto i pugni li prende la Carini, mica la Schlein“, ha cinguettato la ministra del turismo Daniela Santanchè.
Poche ore prima dell’incontro Ignazio La Russa, presidente del Senato nonché seconda più alta carica dello Stato, incredibilmente cinguettava: “A breve Intersex algerina contro pugile italiana…io tifo per l’italiana, per chi tifa la Cirinnà?”. Successivamente, a match concluso, La Russa ha scritto: “Il pianto inconsolabile di Angela ci colpisce ma il suo ritiro le fa onore. L’aspetto in Senato per abbracciarla”.
Giorgia Meloni, premier, ha aggiunto: “Mi dispiace ancora di più, mi ero emozionata ieri quando ha scritto combatterò’ perché in queste cose sicuramente conta anche la dedizione, la testa, il carattere. Però poi conta anche poter competere ad armi pari. E dal mio punto di vista non era una gara pari”.
La destra di governo è così tornata a cavalcare l’Olimpiade per rilanciare la propria retorica discriminatoria verso le identità non conformi.
la carini abbandona il match con khelif dopo 50 secondi, chiaramente in segno di protesta.
“fa malissimo”, sembra dire al suo allenatore.
e a fine incontro evita ogni contatto visivo. pic.twitter.com/9hERHRiIJ8
— Massimo Falcioni (@falcions85) August 1, 2024
