Arcigay espelle Marrazzo. Ma il tribunale ordina il reintegro.

In seguito Marrazzo è stato reintegrato nell'associazione con lettera di scuse da parte di Arcigay.

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5 min. di lettura

Aggiornamento dell’articolo
Si aggiorna l’articolo di seguito riportato con quanto definito dal Tribunale di Bologna e dal Consiglio Nazionale successivo.
Il Tribunale di Bologna con provvedimento del 16 agosto 2011, a seguito della richiesta di intervento di Marrazzo, ha reintegrato lo stesso in Arcigay, e successivamente il Consiglio Nazionale di Arcigay ha votato all’unanimità un documento di scusa verso Marrazzo, il quale ha rinunciato a qualsiasi azione risarcitoria nei confronti dell’associazione. Nel successivo congresso nazionale di Arcigay Marrazzo è stato eletto consigliere nazionale onorario.
Si è messa in questo modo la parola fine ad uno spiacevole episoodio.
*di seguito il precedente articolo*

Due soci storici sono stati espulsi per “gravi violazioni dello statuto”. Di quali violazioni si tratta?

Arcigay espelle Marrazzo. Ma il tribunale ordina il reintegro. - patanemarrazzoF1 - Gay.it

Intanto premetto che è una vicenda dolorosa ma che era necessario venisse affrontata per rispetto delle regole e dei soci e della credibilità stessa di Arcigay. In buona sostanza abbiamo scoperto, come ammesso dagli stessi, che erano i fondatori di un’associazione di volontariato, denominata Gay Help Line Due, del tutto diversa dalla Gay Help Line nota come gestore del servizio telefonico e che è invece un’associazione temporanea di scopo. Tale Gay Help Line Due, sconosciuta ai soci ed alle socie, mantenuta nascosta ad Arcigay ed al Consiglio nazionale, è fatta solo da persone fisiche senza quindi essere un’associazione di governance; senza mandato democratico di nessuna assemblea dei soci romani, senza nessuna relazione statutaria con Arcigay Roma, ma capace però attraverso queste stesse un’associazione di persone fisiche, all’insaputa dei soci si intestava un bene percepito come di Arcigaypersone fisiche, tra cui Fabrizio Marrazzo (ormai ex presidente di Arcigay Roma, ndr), di intestarsi la sede di via Zabaglia che tutti hanno sempre ritenuto essere intestata ad Arcigay Roma. A nostro avviso le violazioni statutarie sono state molto gravi: violazione del principio di trasparenza, di lealtà, della circolazione delle informazioni, ma anche dei meccanismi di democrazia e di dibattito democratico. Che cosa sarebbe accaduto se un ignaro contendente alla presidenza romana avesse sconfitto Marrazzo in congresso? Si sarebbe potenzialmente trovato nella condizione di essere sbattuto fuori, dopo aver appreso che la sede di via Zabaglia non era di Arcigay. E che dire della biblioteca che pareva destinata ad Arcigay Roma e poi invece alla Gay Help Line, con tutto un notevole patrimonio archivistico e librario? A quale delle due Gay Help Line? Certamente alla “Due”, visto che l’altra, essendo associazione di scopo può gestire solo il servizio telefonico e niente altro. Come dire, ancora una volta, che un’associazione di persone fisiche, all’insaputa dei soci si intestava un bene percepito come di Arcigay. Perchè nascondere tutto questo? Le associazioni non possono essere gestite con logiche padronali.

Già dopo il Gay Pride 2009 l’allora presidente Mancuso chiese le dimissioni di Fabrizio Marrazzo. Quali sono le incompatibilità che si ripetono tra l’associazione nazionale e quella locale da lui guidata?
Le incompatibilità politiche ci sono sempre state a causa di una modalità aggressiva di interpretare il ruolo da parte di FabrizioLe incompatibilità politiche ci sono sempre state a causa di una modalità aggressiva di interpretare il ruolo da parte di Fabrizio. Invasiva rispetto a quelle competenze che sono, da Statuto, dell’Associazione nazionale, ma questo non ha niente a che vedere con l’attuale vicenda oggetto del provvedimento di revoca da socio e che invece si basa solo su riscontri concreti di gravi violazioni regolamentari

Che fine farà la Gay Help Line? È un servizio destinato a chiudere o ci sarà qualcun altro che lo gestirà?
Nulla cambia rispetto alla sua operatività. Quel servizio afferisce ad una associazione temporanea di scopo di cui Arcgay Roma è capofila ma che è fatta anche da altre associazioni. Arcigay Roma continuerà ovviamente a lavorare, poichè la sorte di un’associazione non può e non deve mai dipendere da quelle di singoli dirigenti.

In segno di protesta se n’è andato da Arcigay Daniele Stoppello, l’avvocato delle cause omofobe nella capitale…

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Ne sono addolorato, e Daniele ha la mia stima ed il mio rispetto. Tengo molto a sottolineare che in questa vicenda nessuna valutazione sulle persone, sui loro meriti e le loro biografie ha un senso. Qui si discute della necessità, almeno noi,di essere portatori di un principio di coerenza e serietà in un Paese dove tutti chiudono gli occhi su tutto.
Non sono le relazioni amicali o le convenienze politiche a poter giustificare la violazione di principi statutari che abbiamo il dovere di far rispettare. I dirigenti di Arcigay hanno una responsabilità verso i sogni e l’idealità delle persone lgbt.

Che rappresentanza ci sarà, adesso a Roma, di Arcigay? È il primo passo per spostare la sede nazionale da Bologna?
La sede legale è a Bologna. Arcigay aprirà una sede di rappresentanza nazionale a Roma dove continuerà evidentemente ad operare un Comitato provinciale che dovrà ridefinire le sue cariche sociali.

Cosa farà per ricomporre la spaccatura che si è formata nel comitato nazionale, e di conseguenza nell’associazione?
Parlare molto alla gente, e spiegare i fatti. Spiegare soprattutto la verità evidente, ovvero che l’unità non si realizza lasciando che si violi lo Statuto, ma garantendone il rispetto in nome dei doveri che abbiamo in chi crede in noi. Io sono fiducioso: Arcigay è unita e solida e persino in crescita. Gli ultimi Comitati promotori sono stati creati proprio all’ultimo Consiglio nazionale: Siena,Teramo e Chieti.Siamo in 52 province del paese.

I fuoriusciti parlano di una scissione e di una nuova associazione. E’ un’ipotesi che teme?
Non posso temere spaccature che non siano costruite su autentiche riflessioni elaborate dai territori. Le posizioni di singoli dirigenti sono un fatto sempre rispettabile, ma individuano operazioni di “ceto politico”. Il dissenso vero è qualcosa di più complesso e non costruito su solidarietà amicali o convenienze politiche.Le voci circolate di presunte spaccature sono destituite di qualunque fondamento.La fuoriuscita di qualunque dirigente non muta niente,poichè Arcigay appartiene ai soci ed alle socie e non a singole persone.

Fra gli obiettivi futuri si parla di “iniziativa popolare sul matrimonio. Di che si tratta?”…

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Una iniziativa di legge popolare che avrà la possibilità di coinvolgere la gente, scendere nelle piazze ad incontrare l’Italia che ci sostiene e quella che è diffidente; rifare o costruire allenze e provare a restituire entusiasmi. Il laboratorio che produce iniziative di questo tipo è lungo e complesso ma penso che entro la fine dell’anno dovremmo esserci .

Ci sono indiscrezioni su un Gay Pride da tenersi a Rimini. Ci può dire di più?
Solo il fatto che è credibile un pride in contesti diversi da quelli delle grandi realtà metropolitane. Credibile, bello ed utile.

Altre città a cui state pensando per i Gay Pride locali?
Sono i territori che pensano e producono iniziative. Questo è l’anno di un super evento come Europride a Roma l’11 giugno, ma so che ad esempio a sud i Pride di Catania e Palermo ci saranno certamente.

di Daniele Nardini

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