L’assessora al Sociale del Comune, Margherita Colonnello, ha appeso fiocchi arcobaleno per celebrare la nascita del figlio Aronne, suscitando una vivace polemica politica e social. La vicenda, iniziata il 16 agosto scorso, ha rapidamente conquistato i titoli dei giornali e acceso il dibattito sull’ideologia di genere, la libertà educativa dei genitori e la rappresentazione dei neonati nei simboli pubblici. Tuttavia, proprio il gesto dell’assessora è stato inevitabilmente frainteso e strumentalizzato dalla destra, portando ad un suo necessario intervento dopo essere stata travolta – lei e la sua famiglia – da un’ondata di odio.

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Fiocchi arcobaleno per il figlio dell’assessora Colonnello
Alla porta dell’ufficio dell’assessora del comune di Padova, invece del tradizionale fiocco azzurro per la nascita del figlio Aronne, sono stati appesi cinque fiocchi arcobaleno, simbolo di inclusività e rispetto delle diversità.
Un’idea nata da una promessa fatta sul palco del Padova Pride lo scorso 3 maggio dalla stessa Colonnello, quando ancora non conoscevamo il sesso del bambino: “Cara bambina, caro bambino, non ti regalerò il fiocco rosa né quello azzurro, ma te lo regalerò arcobaleno”, aveva detto, “Perché i colori sono tutti bellissimi. E poi sceglierai tu (il colore, ndr)”.
La frase strumentalizzata dalla destra: Salvini attacca
In seguito alla diffusione della notizia, non è tardata ad arrivare la risposta da parte della politica, in modo particolare della destra. Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, ha commentato sui social: “Congratulazioni e auguri a mamma, papà e al bimbo! Ma era proprio necessario tutto questo?”.
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Il leader della Lega, dal palco del Meeting di Rimini ha poi rincarato:
“Leggevo che oggi, e faccio i migliori auguri a questa mamma e al papà, è nato il figlio di un amministratore locale di sinistra; hanno detto ‘abbiamo messo i fiocchi arcobaleno, non mettiamo né il fiocco azzurro, né il fiocco rosa, perché da adulto deciderà lui che cosa essere. Ecco, io adoro la democrazia, adoro la modernità, però, per quanto mi riguarda, sarò limitato, la famiglia esiste, se ci sono una mamma e un papà che mettono al mondo dei figli, che possono essere femmine, possono essere eterosessuali, omosessuali, transessuali, però fingere che il mondo non sia quello che è non ci porta da nessuna parte”.
Da Gelmini a Sasso: le reazioni
Anche esponenti di altri partiti hanno preso posizione. La senatrice di Noi Moderati, Mariastella Gelmini, ha commentato: “Alla nascita siamo maschi o femmine. Punto. È la biologia a deciderlo, negarlo è come sostenere che la terra è piatta. Nessuno vuole mettere in discussione i diritti della comunità Lgbt, ma posizioni come questa rischiano di rappresentare una deriva estremista che può portare all’effetto opposto”.
La consigliera comunale della Lega, Eleonora Mosco, ha definito la scelta “un manifesto ideologico” per un neonato, mentre il deputato leghista Rossano Sasso ha ammonito a non strumentalizzare un bambino, ribadendo che la realtà biologica è immutabile: “No, cara Signora. Si nasce maschi o si nasce femmine, e la sua ideologia non potrà mai cancellare queste differenze”.
Margherita Colonnello replica ai “leoni da tastiera”

Mentre le parole dell’assessora Margherita Colonnello, pronunciate in un contesto ben preciso – quello del Padova Pride – da una donna da sempre impegnata nella difesa dei diritti civili, non avevano suscitato particolare sorpresa, i fiocchi arcobaleno appesi a Palazzo Moroni hanno invece scatenato, soprattutto sui social, un’autentica ondata di indignazione, spesso accompagnata da insulti personali irripetibili.
Ciò ha reso necessario l’intervento dell’assessora e neo mamma, sorpresa da tanto odio nei confronti della sua famiglia. “Nostro figlio non ha ancora due settimane. Non avremmo immaginato di dover impiegare questo tempo prezioso sommersi da una polemica nazionale sulla nostra famiglia. I leoni da tastiera si sono scatenati sulla base di una dichiarazione non riportata correttamente, riempiendoci di odio. La “bestia” ha preso il nostro discorso al Pride di Padova, pronunciato 3 mesi fa, e lo ha distorto, rendendolo machiettistico e un contenuto facile da condividere per alimentare violenza verbale”, ha commentato.
Al contrario delle reazioni della destra, Colonnello ci tiene a precisare che il discorso pronunciato al Pride “è stato pensato e pronunciato contro gli stereotipi di genere che ancora oggi influenzano la nostra società, generando odio e discriminazione. Ci siamo sentiti di augurare pubblicamente a nostro figlio di scegliere l’arcobaleno come simbolo di amore e pace in un mondo che distorce la bellezza e la varietà della vita al solo bianco e nero”.
E per tutti coloro che sono rimasti scandalizzati da una interpretazione errata delle dichiarazioni dell’assessora, quest’ultima si è trovata costretta a precisare: “Non gli abbiamo chiesto di decidere se essere maschio o femmina. Gli abbiamo promesso, in una società ancora troppo impaurita, che saremo sempre al suo fianco, qualsiasi cosa deciderà per la sua vita e chiunque deciderà di essere. Questo per noi vuol dire amore di genitori”.
La donna ha concluso con una speranza: “Speriamo che chi si erge a “difensore della famiglia” possa avere rispetto della nostra tranquillità in giorni così intensi e bellissimi”.
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Dalla parte dell’assessora, Zan: “Che tristezza”
L’assessore padovano alla Scuola, Cristina Piva, collega di giunta di Colonnello, ha dichiarato che “i bambini vanno sempre protetti, soprattutto dalle strumentalizzazioni della destra”.
A eternare la sua indignazione, è stato anche l’europarlamentare del Pd, Alessandro Zan, che su Instagram ha tuonato: “Le parole di Margherita sono pubbliche, giudicatele voi. Intanto, però, la splendida famiglia di Aronne sta subendo un attacco mediatico vergognoso, alimentato dalla narrazione d’odio della destra. Che tristezza: non si fermano nemmeno davanti a una nuova vita”.
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A far sentire la propria voce, anche il consigliere regionale del Veneto che Vogliamo, Elena Ostanel: “Quello di Salvini e compari è l’astio di chi non sa accettare un’idea di un mondo diverso, nel quale non è tutto bianco o nero, ma può essere appunto arcobaleno. Un mondo aperto, senza imposizioni né gabbie”.

