Dopo aver raccolto le reazioni delle associazioni LGBTQIA+ e delle opposizioni, delle due mamme interessate che hanno portato il caso fino alla Corte Costituzionale e delle donne lesbiche d’Italia, è la destra italiana a replicare alla storica sentenza della Consulta in merito al fatto che i figli nati con fecondazione eterologa possano avere due madri riconosciute dallo Stato italiano.
Per prenderne finalmente atto e chiedere scusa dopo aver alimentato un’insensata battaglia contro le famiglie arcobaleno? Tutt’altro.
Matteo Salvini, vicepremier, si è concesso poche parole a margine di una visita a Genova, come riportato dall’ANSA, definendola una “sentenza politica. Io rivendico la libertà di amore, di affetto per tutti e viva l’amore libero e consapevole, ma rivendico il diritto del bambino a venire al mondo se ci sono una mamma e un papà. Quindi è una sentenza di partito, di parte, perché ci sono tantissimi giuristi che stanno sostenendo l’esatto contrario“.
Fratelli d’Italia attacca con Lucio Malan
Uno schiaffo all’indipendenza della Corte Costituzionale, da parte del leader leghista, che ha così fatta sua la reazione di Pro Vita e Famiglia, secondo cui “in base ai princìpi espressi nella sentenza depositata ieri dalla Corte Costituzionale sulla legittimità delle “due mamme” – anche se 4, 7, 13, 21 o più persone si accordano per “avere un figlio” tramite la procreazione medicalmente assistita, a cui dovrà sottoporsi una donna della comitiva, il figlio che nasce ha il diritto di vedersi riconosciuti come genitori legali tutti coloro che hanno preso parte all’accordo e si si sono “assunti la responsabilità” di diventare genitori. Quindi prepariamoci ai figli con 4 padri e 7 madri. Una barbarie assoluta“.
Una fantascientifica lettura non-sense su una sentenza criticata anche da Lucio Malan, presidente del gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia al Senato.
“La Corte Costituzionale ha stabilito che se un uomo vuole adottare il figlio che sua moglie ha avuto in precedenza deve fare la consueta non breve trafila e risulterà padre adottivo”, ha cinguettato Malan. “Se invece due donne affermano di essere entrambe madri di un bambino (cosa impossibile) devono ottenere subito il riconoscimento di tale pretesa e risulteranno pure “madri naturali”. Questo in base al “principio di ragionevolezza”. E se per caso non applaudi la sinistra ti accusa più o meno di colpo di Stato”.
Contro la Consulta anche Eugenia Roccella

Chi non ha ancora proferito parola è la premier Giorgia Meloni, tirata pubblicamente per la giacchetta da Pro Vita che sui social ha chiesto un suo intervento contrario, mentre Eugenia Roccella, ministra per la famiglia e le pari opportunità, ha sostenuto che “cancellare il papà non è progresso“.
“Per l’ennesima volta la Consulta conferma il disvalore dell’utero in affitto, al punto da giungere a differenziare l’attribuzione dello status genitoriale per le coppie di uomini e di donne, proprio sulla base della differenza naturale dei corpi sessuati, che l’ideologia oggi vorrebbe negare“, ha sottolineato Roccella, per poi aggiungere:
“D’altro canto, però, l’interesse del bambino a vedersi riconosciute due figure genitoriali viene sancito, nella sentenza sulle `due mamme´, prescindendo completamente dai fondamenti biologici della riproduzione e della generazione, come se l’estromissione e la cancellazione programmata della figura del padre non fosse a sua volta un disvalore e una scelta contraria al miglior interesse del minore. Cancellare per scelta dalla vita dei bambini il papà o la mamma, che nessuna tecnica riproduttiva potrà mai eliminare, resta un mutamento antropologico che non potremo mai considerare un progresso sulla via dei diritti, ma la sottrazione al bambino di uno dei suoi diritti fondamentali”.
Parole, da parte di Salvini, Malan, Roccella e Pro Vita, che hanno casualmente trovato ampio conforto questa mattina in edicola su La Verità, a firma Maurizio Belpietro. Perché la cosiddetta “macchina del fango”, ieri smontata dalla Corte Costituzionale con la sua storica sentenza, è immediatamente ripartita.


