Paola Turci: “Dire che sono lesbica è come dire che sono etero!”

“Ora basta: parlo io!” Intervista esclusiva all’iconica Paola Turci.

Paola Turci è una che la vita la conosce davvero. Ha inciso undici dischi di studio, ha partecipato undici volte al Festival di Sanremo, di cui due volte come ospite, ha scritto un libro con Eugenia Romanelli e una biografia che, ancora oggi, è tra nelle classifiche dei libri più venduti. Ha un sito ufficiale, una pagina Facebook con novantamila like, un profilo Instagram con quasi cinquantamila followers e una media di duecentomila seguaci su Twitter. Numeri che fanno riflettere, ma che allo stesso tempo fanno capire quanto Paola Turci sia amata. Sabato scorso era a Roma, sul palco di Piazza del Popolo, in tutto il suo splendore, a manifestare per l’estensione dei diritti per tutti. Ma cosa l’ha spinta a partecipare ad una manifestazione che non la riguarda in prima persona? Quando la chiamo Paola non ci pensa due volte a dire di si e mette fine, una volta per tutte, a quelle voci che la vedevano coinvolta in una storia lesbo con Gianna Nannini.

Sabato lei c’era. Cos’è che l’ha convinta a metterci la faccia?

L’urgenza di far valere per tutti gli stessi diritti, e anche, perché no, una sorta di risarcimento per tutte le ingiustizie subite in questi anni.

Secondo lei qual è stato, sino ad oggi, l’ostacolo per le unioni civili?

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La Chiesa è il più grande ostacolo per la riforma della società, che si vuol definire civile e laica. Pezzi di politica poi le vanno dietro.

Ha qualcosa da rimproverare al mondo omosessuale?

C’è stato un momento in cui la ghettizzazione omosessuale veniva provocata dagli stessi omosessuali. Ma non è un rimprovero, perché credo fosse solo una forma di difesa.

Quando sente dire: “il gay pride è una baracconata” lei cosa pensa?

Il Gay Pride in quanto festa è come il Carnevale di Rio, ma lo scopo è sempre stato, secondo me, quello di dichiarare: “Io non ho paura”. Oggi credo non ci sia più bisogno di essere eccentrici per dichiararsi gay. La civiltà e la rivoluzione di un Paese si evincono anche da quando diventa “normale” essere omosessuali.

“Mi Amerò Lo Stesso” è il titolo della sua prima biografia. Pensa d’aver raccontato davvero tutto?

Certo che no! Il meglio lo devo ancora scrivere (ride, ndr).

Cos’è che l’ha spinta a raccontarsi in centotrentacinque pagine?

Pensi che centotrentacinque pagine siano poche? In realtà ho raccontato pezzi della mia vita, non la mia vita intera. E, come nel disco antologico, “Io sono”, ho voluto che l’essenzialità e la sintesi fossero parte del racconto.

Ogni personaggio ha sempre qualche leggenda alle spalle. Lei ne ha qualcuna che vorrebbe smentire una volta per tutte?

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Smentirei tutto ciò che mi ripugna, se mi dicessero ad esempio che sono una ladra o una bugiarda. Ma di me, forse, l’unica leggenda che si è raccontata è quella di essere lesbica. Per qualcuno è la verità, per altri un dubbio, per la maggior parte delle persone affari miei. Ne ho sentite talmente tante di storie divertenti che mi piacerebbe un giorno scriverci un libro di racconti. Di me che sono lesbica lo hanno detto fin dal primo momento, quando avevo 20 anni, nella metà degli anni 80, e a malapena ne capivo il significato. Avevo appena cominciato a fare dischi, conoscevo poche persone nell’ambiente ma subito era arrivata la voce che mi dava come fidanzata di Gianna Nannini. Ricordo che mi stupì, e che poi mi fece capire che certe voci potevano girare anche senza alcun senso. Pensi che io non avevo ancora mai visto la Nannini. Insomma: all’inizio ho smentito , poi ho lasciato perdere. In ogni caso dire che sono lesbica oggi per me è come dire che sono etero, non mi cambia, non faccio distinzioni. E mi piacerebbe che non se ne facessero più.

Qualche settimana fa, su Dagospia, Alberto Dandolo ha scritto: “A Milano in questi giorni tutti, ma proprio tutti, si stanno facendo una domanda che non trova risposta. Perchè Peppe Sala continua intrepido ad ascoltare le canzoni di Paola Turci? Ah, saperlo.” Il chiacchiericcio: fa parte del gioco o non le piace per niente?

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È ovvio che fa parte del gioco: se fossi andata a pranzo con Sala, perché questo è il fatto, chiamandomi Maria Rossi nessuno avrebbe detto o scritto alcunché. In genere ci rido sopra.

Trent’anni di carriera musicale e sembra sempre uguale. Qual è il suo segreto?

Sempre uguale? A me sembra tutto così diverso, compresa la mia faccia. Ma come la Magnani, senza purtroppo esserlo, vado fiera delle mie rughe e oggi anche delle mie cicatrici.

Il 2016 che anno sarà per Paola Turci?

Sarà un anno di lavoro, a scrivere un nuovo disco, un nuovo libro e un progetto teatrale che, se si realizzerà, sarà la ciliegina sulla torta di un anno magnifico.