Donna trans si suicida nel carcere maschile di Udine

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Questo perché tutte le persone transessuali attualmente censite sono collocate in sezioni che non rispettano il genere sentito come proprio.

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Una donna trans si è impiccata nel bagno del carcere di Udine.

La donna, come riportato da UdineToday, aveva 33 anni, era straniera ma residente in città, detenuta nella Casa Circondariale di Udine da appena 4 ore per alcuni episodi di estorsione. Il suicidio è avvenuto martedì scorso, con un lenzuolo stretto al collo, in un bagno del carcere. Non era la prima volta che la vittima finiva nel carcere maschile di via Spalato.

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Questo perché tutte le persone transessuali attualmente censite, come cinguettato dal giornalista Simone Alliva, sono collocate in sezioni che non rispettano il genere sentito come proprio. Un autentico ghetto nel ghetto, con donne transessuali costrette a co-abitare con uomini, oppure in sezioni separate che ospitano transessuali, omosessuali e tutti coloro che il resto della popolazione carceraria chiama “gli infami”, ovvero agenti delle forze dell’ordine che devono scontate una pena, pedofili e condannati per crimini sessuali.

Puntualmente, ogni tot anni, l’indignazione torna a prendere il sopravvento, ma la rivolta mediatica è passeggera, la politica finge di dimenticarsene e questo scempio prosegue. Vittima dopo vittima.

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