Unione civile tra sindaci gay di destra, attacco del FVG Pride: “I diritti non sono propaganda politica”

L'associazione FVG Pride interviene sulla vicenda dei due sindaci di destra, Basso e Bazzo, che si uniranno civilmente a Pordenone e riporta l’attenzione sui diritti LGBTQIA+ e sul significato politico del Pride.

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Il commento di FVG Pride dopo la notizia dell'unione civile tra i due sindaci di destra
Il commento di FVG Pride dopo la notizia dell'unione civile tra i due sindaci di destra
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La notizia dell’unione civile tra il sindaco di Pordenone, esponente di Fratelli d’Italia, e il sindaco di Carlino, appartenente alla Lega, ha suscitato diverse reazioni e commenti anche da parte del movimento LGBTQIA+ locale.

Con un comunicato diffuso il 12 marzo 2026 da Trieste, l’organizzazione FVG Pride è intervenuta sulla vicenda, sottolineando la necessità di riportare il confronto su un piano politico e sociale più ampio. L’associazione invita a riflettere sul significato delle conquiste legislative e sul ruolo che il Pride continua ad avere nel contesto italiano.

A sinistra Alessandro Basso (Fratelli d'Italia). A destra Loris Bazzo (Lega). I due sindaci contrarranno l'unione civile il prossimo 27 Giugno
A sinistra Alessandro Basso (Fratelli d’Italia). A destra Loris Bazzo (Lega). I due sindaci contrarranno l’unione civile il prossimo 27 Giugno

La posizione di FVG Pride sull’unione civile tra i due sindaci di destra

La vicenda riguarda l’unione civile tra il sindaco di Pordenone Alessandro Basso (Fratelli d’Italia) e il sindaco di Carlino Loris Bazzo (Lega), prevista per il 27 giugno nel Chiostro di San Francesco a Pordenone. I due amministratori, coppia da circa cinque anni, diventeranno la prima coppia di sindaci in Italia a unirsi civilmente. La cerimonia sarà celebrata dall’ex sindaco di Pordenone Alvaro Cardin, mentre i festeggiamenti si terranno nella zona di Carlino. La notizia ha attirato l’attenzione anche per il contesto politico, visto che entrambi gli sposi appartengono a partiti della destra attualmente al governo.

Nel comunicato FVG Pride chiarisce fin da subito il proprio approccio alla vicenda, spiegando di non voler entrare nella sfera privata delle persone coinvolte. “Non è nostra abitudine commentare la vita privata delle persone. Tuttavia, quando una vicenda personale viene portata nel dibattito pubblico e utilizzata come argomento nel confronto politico sui diritti della comunità LGBTQIA+, riteniamo legittimo esprimere alcune considerazioni”.

Secondo l’associazione, la rilevanza della notizia riguarda anche il contesto territoriale. I protagonisti della vicenda sono infatti due amministratori locali del Friuli Venezia Giulia, una regione in cui negli ultimi anni il confronto sui diritti civili e sulle politiche di inclusione è stato spesso acceso.

Per questo motivo l’organizzazione ha ritenuto opportuno intervenire per chiarire alcuni aspetti del dibattito politico e legislativo che riguardano i diritti delle persone LGBTQIA+ in Italia.

 

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Unioni civili e matrimonio in Italia: una differenza ancora esistente

Uno dei punti centrali del comunicato riguarda la distinzione tra matrimonio e unione civile, due istituti giuridici che nel nostro Paese vengono talvolta presentati come equivalenti.

FVG Pride ricorda che l’unione civile è stata introdotta in Italia con la legge 76 del 2016, nota anche come legge Cirinnà. Si tratta di una riforma che ha rappresentato un passaggio importante nel riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso.

Allo stesso tempo, sottolinea l’associazione, la normativa non garantisce ancora una piena equiparazione con il matrimonio.

La differenza tra i due istituti riguarda diversi aspetti, tra cui il riconoscimento della genitorialità e alcune questioni legate al diritto di famiglia. Per molte associazioni LGBTQIA+, la piena uguaglianza giuridica resta quindi un obiettivo ancora da raggiungere.

Il ruolo delle mobilitazioni per i diritti LGBTQIA+

Nel comunicato FVG Pride ricorda inoltre che i diritti oggi esistenti sono il risultato di un lungo percorso di mobilitazione civile e politica.

Negli anni, associazioni, attivisti e cittadini hanno portato avanti campagne, manifestazioni e iniziative pubbliche per ottenere il pieno riconoscimento delle coppie dello stesso sesso e per contrastare discriminazioni e violenze.

Nel caso specifico della vicenda che riguarda i due sindaci, l’organizzazione sottolinea un elemento che ritiene politicamente rilevante. In passato, spiegano, entrambi gli amministratori avrebbero espresso posizioni critiche nei confronti delle rivendicazioni della comunità LGBTQIA+ e delle manifestazioni Pride, in linea con le posizioni dei rispettivi partiti.

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Allo stesso tempo, la possibilità di contrarre un’unione civile rappresenta proprio una delle conquiste ottenute grazie alle mobilitazioni portate avanti dal movimento LGBTQIA+ negli ultimi decenni.

“La destra più avanti della sinistra sui diritti”: il commento di FVG Pride

Il comunicato affronta anche alcune dichiarazioni riportate dalla stampa, secondo cui “la destra sarebbe più avanti della sinistra sui diritti”. Secondo FVG Pride, affermazioni di questo tipo rischiano di semplificare un dibattito complesso che riguarda la storia delle politiche sui diritti civili in Italia.

“Alla luce di alcune dichiarazioni riportate dalla stampa, secondo cui ‘la destra sarebbe più avanti della sinistra sui diritti’, riteniamo utile riportare il dibattito su un piano concreto”.

“I diritti delle persone LGBTQIA+ nel nostro Paese sono stati conquistati in un contesto politico segnato da forti resistenze da parte delle destre”, ricorda l’associazione. “Per questo riteniamo importante che il tema dei diritti venga affrontato con serietà e responsabilità, evitando semplificazioni o contrapposizioni propagandistiche”.

Per FVG Pride il confronto sui diritti dovrebbe quindi basarsi su dati concreti e sulla storia delle politiche pubbliche, evitando letture propagandistiche.

Gli episodi di discriminazione e il Pride di Pordenone

Nel comunicato viene ricordato anche il contesto sociale in cui si inserisce la discussione sui diritti LGBTQIA+.

Secondo l’associazione, la realtà quotidiana dimostra che il percorso verso la piena uguaglianza è ancora incompleto. L’organizzazione cita, tra gli esempi più recenti, alcuni episodi avvenuti durante il Pride di Pordenone: “Alcune persone hanno contestato la manifestazione con il lancio di rifiuti, in un episodio riconducibile ad ambienti dell’estrema destra”.

Nella città friulana, aggiunge FVG Pride, si sarebbero verificati negli ultimi tempi anche altri episodi di insulto e discriminazione nei confronti delle persone LGBTQIA+. Questi fatti, secondo l’organizzazione, dimostrano come il percorso verso una piena accettazione sociale sia ancora lontano dall’essere completato.

“Il Pride non è una carnevalata”

Nella parte finale del comunicato, FVG Pride ribadisce il significato politico e sociale delle manifestazioni Pride. Il Pride non è una provocazione né una ‘carnevalata’. È uno spazio di visibilità, libertà e rivendicazione che esiste perché l’uguaglianza, ancora oggi, non è pienamente realizzata”.

L’organizzazione sottolinea che la presenza delle parate dell’orgoglio LGBTQIA+ nelle città italiane non rappresenta un gesto simbolico isolato, ma uno strumento di rivendicazione dei diritti: “Finché ogni persona queer non potrà vivere apertamente la propria vita senza paura e con gli stessi diritti di tutte e tutti, il Pride continuerà a essere necessario”.

L’impegno di FVG Pride

Il comunicato si conclude con un impegno chiaro da parte dell’organizzazione, che ribadisce la volontà di continuare a lavorare per l’uguaglianza dei diritti. FVG Pride afferma infatti di voler proseguire il proprio impegno nel territorio per promuovere visibilità, inclusione e tutela delle persone LGBTQIA+. Un percorso che, secondo l’associazione, riguarda non solo il piano legislativo ma anche quello culturale e sociale.

La discussione aperta dalla vicenda dell’unione civile tra i due sindaci di destra, conclude implicitamente il comunicato, dimostra come il tema dei diritti LGBTQIA+ continui a essere centrale in Italia. Un confronto che, per molte realtà associative, deve restare ancorato alla storia delle conquiste civili e alla realtà quotidiana delle persone che ancora oggi chiedono pari diritti e piena uguaglianza.

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