“Bisogna essere per forza lesbiche o possono giocare anche le etero?”, lo spot della Federazione Rugby contro l’odio social (VIDEO)

Protagonisti della campagna Beatrice Rigoni, centro della nazionale italiana Rugby, e Gianmarco Lucchesi, tallonatore nazionale italiana Rugby.

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La Federazione italiana rugby ha realizzato e diffuso un video per dire basta all’omofobia, agli insulti e alle discriminazioni di genere. Volti della campagna Beatrice Rigoni, 28enne vincitrice di 4 scudetti e da 10 anni giocatrice della nazionale, e Gianmarco Lucchesi, 23enne azzurro dal 2020.

Nel video si leggono alcuni dei commenti pieni di odio che puntualmente compaiono sulle pagine social della federazione, dei giocatori e delle giocatrici.

“Ma perché le donne si ostinano a praticare sport di questo genere che le trasformano in scaricatori di porto?”, ha commentato un utente. E ancora. “Che maschiacci”. E ancora. “Bisogna essere per forza lesbiche o possono giocare anche le etero a rugby?”. E ancora. “Non ho parole, fate schifo”. E ancora. “Siete la vergogna dello sport italiano”.

“Venite a conoscerci meglio, se avete la pretesa di poterci giudicare. Magari riusciremo a farvi cambiare idea. Magari, da una persona che ci definisce maschiacci scopre che un taglio di capelli non fa una persona, magari riuscirà a portare sua figlia a giocare a rugby, perché si sentirà più libera di essere chi vuole essere”, precisa Rigoni.

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“Non avete idea dei sacrifici che facciamo, non avete idea dei 5 mesi passati lontani dalle nostre famiglie per vestire questa maglia”, ha aggiunto Lucchesi.

“In un mondo in cui le parole contano, insieme possiamo creare un ambiente positivo e rispettoso. Usa i social responsabilmente”, il messaggio conclusivo della campagna che ha raccolto enorme consenso tra gli appassionati di rugby, da sempre tra gli sport più inclusivi e friendly che ci siano, e non solo.

Un mese fa Roma è stata invasa da migliaia di rugbisti dichiaratamente queer in arrivo da tutto il mondo per la Bingham Cup 2024.

© Riproduzione riservata.

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