Brexit e l’Europa di nuovo stritolata dalla Germania

Quando si è trattato di essere davvero Europa unita, dagli eurobond all'unione bancaria vera, c'è sempre stato il no secco della Germania. Perché?

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3 min. di lettura

Il primo ministro scozzese ha appena indetto un secondo referendum per l’indipendenza della Scozia, perché la maggioranza dei suoi cittadini ha votato “Remain”. Per la Scozia è impensabile rinunciare ai fondi Ue a sostegno della sua fragile economia. L‘Irlanda del Nord ha già fatto sapere di voler avviare consultazioni simili, per unirsi all’Irlanda e rimanere nella Ue. Il Regno Unito scricchiola sotto la corona, ma attenzione perché domenica si vota in SpagnaPodemos chiede a gran voce una nuova Europa .

Dimentichiamoci Salvini, anche se in queste ore è su tutti i canali come se il referendum l’avesse vinto lui, che invece ha perso persino Varese. Dimentichiamoci dei cittadini britannici che hanno scelto di voltare le spalle all’Europa (ma lo faranno davvero oppure supplicheranno di rientrare tra qualche anno ?).

Pensiamo a noi. Noi, cittadini d’Europa che abbiamo visto negli ultimi dieci anni un governo tedesco che ha dettato regole per tutti, facendo cadere governi non graditi e combinandone di tutti i colori. Quale era la logica dell’Europa a comando (e non guida) tedesca?

Beh , Monti ce lo disse subito: rigore e sobrietà. Questo significava due cose: che tutti gli altri paesi d’Europa dovevano mettere ordine ai loro bilanci pubblici, aumentando la tassazione e tagliando servizi e soprattutto investimenti, mentre l’economia tedesca come conseguenza si avvantaggiava rispetto a quelle concorrenti (britannica, italiana, spagnola e francese) godendo essa di condizioni di mercato che gli altri Paesi non potevano offrire. In particolare, crediti agevolati a interessi bassissimi, e un fisco molto più leggero. Questo significava, per noi italiani, competere sugli stessi mercati ma vederci sempre in condizioni di svantaggio strutturale.

La germanizzazione dell’europa è stata in sostanza questo. Lo abbiamo capito tutti, ma eravamo tutti impotenti. Un po’ perché c’era la Grecia a ricordarci cosa significa mettersi contro le regole imposte dal gigante tedesco (e il popolo greco ha pagato un prezzo altissimo per questo in termini di vite umane rovinate). Un po’ per la incapacità di tutti gli altri leader di fare fronte comune, divisi come erano nella gara a chi riusciva a strappare condizioni migliori di rientro nei parametri rispetto agli altri.

L’Europa dei parametri, del rigore di bilancio, che non ha a tutt’oggi nessun’altra ambizione se non quella di costringere i più deboli a pagare prezzi altissimi per mettersi in pari ai più forti che intanto continuano ad accumulare vantaggi. Perché scrivo questo? Perché quando si è trattato di essere davvero Europa unita, dagli eurobond all’unione bancaria vera, c’è sempre stato il no secco di Merkel e del potentissimo Schauble, in modo da non perdere nessuno dei vantaggi che l’attuale situazione dava al popolo tedesco e contemporaneamente non dovergli chiedere sacrifici che chiedevano invece a tutti gli altri popoli europei.

In fondo, lo spettro dello spread era lì a ricordarci che ci voleva niente a far saltare le altre economie. E se non ci fosse stato Mario Draghi e la sua vera politica dei mercati a favore dell’euro e non della Germania, a quest’ora forse non saremmo neanche qui a parlare di Europa.
Ma cosa succederà ora? Paradossalmente possono aprirsi due fronti contrapposti: l’uscita della Gran Bretagna lascia la Germania ancora più padrona di quel che rimane, con un processo di colonizzazione irreversibile. Oppure, gli altri paesi, a partire dalla Spagna che vota domenica, cominciano a imporre un’altra idea di Europa, fatta di investimenti e redistribuzione del reddito, a scapito della forte ideologia neoliberista tedesca. La Germania infatti grazie alla sua politica neoliberista, mentre internamente ha creato  milioni di mini jobs fornendo allo stesso tempo una vera assistenza universale ai ceti deboli, ha imposto agli altri paesi leggi fotocopia del jobs act, senza prevedere alcun tipo di assistenza per milioni di persone che hanno visto il loro tenore di vita precipitare. E ricordiamoci che chi non ha nulla più da perdere è aperto a ogni soluzione. Milioni di cittadini britannici sono lì a ricordarcelo.

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MaoSpa 3.7.16 - 9:37

Questo articolo è pieno di falsità a buon mercato. La Germania non ha imposto niente a nessuno, ci sono delle regole comuni che sono state accettate con accordi tra governi. La Germania chiede che gli accordi vengano rispettati. La politica fiscale è adeguata al grado di indebitamento di uno Stato, e ognuno può decidere la sua politica finanziaria. Pensare che Nazioni che rientrano nei parametri debbano pagare anche per chi ha dei governi corrotti e che non sanno gestire le proprie finanze è da delinquenti.

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Pierangelo Bucci 24.6.16 - 14:17

La Germania ci impose Monti e le sue scellerate politiche economiche. Oggi il Regno Unito ha tracciato la strada per una nuova Europa libera dalla sua assurda e depressiva tecnocrazia incarnata da Junker, messo lì a ripetere il Merkel pensiero. L'Italia deve uscire dall'Euro come primo passo, eppoi se non cambiano le regole del gioco uscire dall'Unione Europea, rinegoziando i rapporti con quel ne rimarrà, sempre che non si sfaldi molto prima s'intenda.

    Avatar
    Giovanni Di Colere 3.7.16 - 9:16

    La Germania non ci ha imposto niente e nessuno, vedo che continuano le bugie che gli euroscettici hanno propagato in UK, tipo che la EU è colpevole dell'immigrazione in un Paese fuori da Schengen, che gli immigrati vengono cacciati e si trovano posti di lavoro per i disoccupati inglesi, che saltano fuori 400 milioni di sterline per la sanità pubblica, che ritorna l'impero inglese e che la regina avrà di nuovo 45 anni. Boris Johnson non sarà premier proprio perché le bugie per vincere il referendum sono state smascherate e ammesse pubblicamente dallo stesso Johnson e da Farage, basta documentarsi un po'. La Germania non ci ha imposto proprio niente. Siamo NOI ad aver scelto la via delle tasse invece della via delle liberalizzazione e del taglio dello spreco pubblico. Non c'è nessuna tecnocrazia, è il consiglio d'Europa cioè i nostri primi ministri che approva le proposte della commissione, ed è falso che l'Europa si sia occupata di dimensioni delle banane e altre barzellette populiste di Salvini, Farage, le Pen e altri fasciorazzisti che sono pure omofobi. E' vero il contrario: l'Europa ha imposto all'Italia i diritti civili e umani, l'Europa c'è ed è quella dei popoli e dei diritti. Ne è la prova la recedente sentenza della corte Europea che ha garantito il ricongiungimento del marito neozelandese a un italiano, ma anche le sentenze sulla tortura, sulle condizioni nelle carceri, sulla violazione del diritto al processo giusto. E tanto per chiarire un'altra bugia nel 2016 l'export dell'Italia verso la Germania ha superato quello della Germania verso l'Italia, e l'Italia è la seconda potenza industriale in Europa e grazie ai tassi bassi e la valuta stabile, ora a un livello giusto per competere, sta conquistando i mercati mondiali nei nostri settori di eccellenza.

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