Brian May chiede scusa alle persone transgender: “Mi hanno teso un’imboscata, parole distorte”

D'altronde è sempre colpa della stampa e dei giornalisti cattivi.

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Hanno fatto il giro del mondo e suscitato clamore le parole di Brian May, storico chitarrista dei Queen pochi giorni fa scagliatosi contro i BRIT Awards, a suo dire ‘colpevoli’ di aver annunciato la cancellazione delle categorie di genere per i premi principali, in modo da rendere “lo show più inclusivo”.

Oggi come oggi “saremmo costretti ad avere nella band persone di colore diverso dal nostro, sessualità diverse, una persona trans. Ma la vita non è così. Possiamo essere separati e diversi“, aveva tuonato May, scatenando un putiferio. Nella giornata di ieri il chitarrista ha chiesto scusa sui social, accusando il britannico The Sun di aver ‘distorto’ le proprie affermazioni. D’altronde è sempre colpa della stampa e dei giornalisti cattivi.

Mi hanno teso un’imboscata, montata da un giornalista al recente evento di ITV. E ora sembra che io abbia dei problemi con le persone transgender. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Le mie parole sono state sottilmente distorte. Avrei dovuto saperlo, prima di parlare con quei predatori della stampa. Porgo le mie scuse sincere a chiunque si sia sentito ferito da quelle parole. Il mio cuore è come sempre aperto agli umani di tutti le etnie, tutti i credo religiosi, tutti i sessi e le sessualità, tutte le forme e dimensioni, a tutte le creature. Tutti meritiamo rispetto e un posto uguale in questo mondo.

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74enne, May, che è anche un astrofisico, è stato uno dei fondatori dei Queen insieme a Freddie Mercury e Roger Taylor. Considerato come uno dei più grandi chitarristi al mondo, è Commendatore dell’Ordine dell’Impero britannico dal 2005 e ha un patrimonio stimato di quasi 300 milioni di dollari.

Le sue parole contro i Brit Awards avevano fatto gridare alla transfobia, lasciando sgomenti i fan dei Queen, band trainata da un cantante dichiaratamente queer, non propriamente ‘bianco’ e sieropositivo. Soprattutto per questo motivo l’attacco a testa bassa di Bryan alla cosiddetta ‘inclusione’ aveva suscitato clamore.

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