L’account Instagram di BUTT Magazine è sparito dalla piattaforma. Una rimozione improvvisa, avvenuta alla fine di aprile, che ha immediatamente acceso discussioni e preoccupazioni tra chi segue da anni uno dei progetti editoriali queer più importanti degli ultimi decenni.
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Butt Magazine sparisce da Instagram: Meta “cancella” il magazine queer
Secondo quanto emerso, il profilo sarebbe stato eliminato per una presunta violazione delle linee guida di Meta. Nessuna spiegazione pubblica particolarmente dettagliata, almeno per ora.
E proprio questo silenzio alimenta il malessere di chi vede nella cancellazione di media LGBTQIA+ indipendenti un problema sempre più frequente, soprattutto in un momento storico in cui la visibilità queer online continua a essere fragile, contestata e spesso sottoposta a moderazioni poco chiare.
Va detto, però, che probabilmente non ci troviamo davanti a una vera e propria “crociata” mirata contro la comunità LGBTQIA+.
Negli ultimi mesi, infatti, diversi account molto popolari sono stati sospesi o resi temporaneamente invisibili su Instagram, anche fuori dal contesto queer.
Da RTL 102.5 a Esse Magazine: i profili spariti da Instagram
Tra i casi più discussi c’è stato quello di RTL 102.5. A metà aprile, la storica emittente radiofonica aveva comunicato la sospensione improvvisa del proprio account Instagram con una nota ufficiale:
“In questi giorni, come sempre, potete informarvi in modo affidabile e credibile anche su tutti i social di RTL 102.5, ma non su Instagram”.
La radio aveva inoltre spiegato di avere motivo di credere che il profilo fosse stato colpito da comportamenti scorretti e abusivi da parte di terzi. Dopo alcuni giorni, però, la pagina è tornata regolarmente online.
Destino simile anche per Esse Magazine, il celebre media dedicato al rap fondato da Antonio Dikele Distefano. L’account è improvvisamente scomparso dalla ricerca di Instagram e, cliccando sul link diretto, compariva il classico messaggio che segnala una pagina rimossa o non più disponibile.
Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere il tema ancora più delicato. I ban e le sospensioni di Meta possono durare poche ore, settimane oppure diventare definitivi.
E quando colpiscono realtà editoriali indipendenti, il danno non riguarda soltanto i numeri o le visualizzazioni, ma anche la possibilità di continuare a raccontare comunità spesso ignorate dai media mainstream.
Cos’è BUTT Magazine e perché ha segnato la cultura queer
Fondata nel 2001 da Gert Jonkers e Jop van Bennekom, BUTT Magazine è molto più di una semplice rivista. Per tantissime persone queer è stata una specie di archivio emotivo, culturale e sessuale di un’intera generazione.
Riconoscibile per le sue iconiche pagine rosa, il magazine ha sempre scelto una strada diversa rispetto a gran parte dell’editoria LGBTQIA+ più “patinata”.
Interviste intime, fotografie volutamente grezze, reportage sulla nightlife, riflessioni sul desiderio, attivismo, sesso, politica, identità. Tutto raccontato con uno stile ironico, diretto, colto e assolutamente libero.
Nel corso degli anni, BUTT ha ospitato conversazioni con personalità molto diverse tra loro, da Marc Jacobs a Mahmood, diventando un punto di riferimento internazionale per la cultura queer contemporanea.
Dopo una lunga pausa iniziata nel 2011, la rivista è tornata nel 2021/2022 grazie anche al sostegno di Bottega Veneta, confermando la sua importanza artistica e culturale in un panorama mediatico profondamente cambiato.
Il problema non è solo un account sparito
Quando un profilo queer viene rimosso, la questione non riguarda soltanto un social network. Riguarda la memoria collettiva, la distribuzione culturale e la possibilità per determinate comunità di continuare a esistere online senza essere costantemente penalizzate da algoritmi e moderazioni automatizzate.
Anche perché molte realtà LGBTQIA+ indipendenti vivono oggi soprattutto attraverso Instagram. Perdono il profilo e perdono archivio, pubblico, connessioni, lavoro e visibilità.
Nel caso di BUTT Magazine, poi, il tema assume un peso ancora più simbolico. Parliamo di una pubblicazione che ha sempre raccontato il corpo, il desiderio e la libertà queer in modo esplicito ma autentico, senza cercare di rendersi “presentabile” per risultare più rassicurante agli occhi del mainstream.
Ed è forse proprio questo che continua a rendere BUTT così importante ancora oggi.
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