Perché Chiara Ferragni è stata prosciolta (e non assolta): parla Selvaggia Lucarelli, la replica dello staff dell’imprenditrice digitale

Chiara Ferragni prosciolta nel Pandoro Gate: il giudice archivia l’accusa di truffa aggravata per i casi Balocco e Dolci Preziosi, interviene Selvaggia Lucarelli.

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Selvaggia Lucarelli e Chiara Ferragni
Selvaggia Lucarelli e Chiara Ferragni
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Si chiude ufficialmente il cosiddetto Pandoro Gate. Chiara Ferragni è stata prosciolta dalle accuse di truffa aggravata nell’ambito del procedimento legato alla promozione del pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi. Con lei sono stati prosciolti anche gli altri imputati coinvolti nel procedimento.

L’inchiesta riguardava la comunicazione commerciale associata alla vendita dei due prodotti, che secondo l’accusa avrebbe lasciato intendere ai consumatori che una parte del ricavato fosse destinata a progetti di beneficenza. Ipotesi che, secondo i pm, avrebbe configurato una truffa aggravata ai danni degli utenti.

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Chiara Ferragni prosciolta: si chiude il Pandoro Gate

All’uscita dall’aula, l’imprenditrice digitale ha commentato la decisione del giudice definendo conclusa una fase particolarmente difficile della sua vita professionale e personale:

“Sono molto felice, è finito un incubo. Ringrazio i miei avvocati e i miei follower che, per due anni, mi hanno sostenuta fino a qui. Siamo tutti commossi”.

Ferragni è stata difesa dagli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana.

La decisione del giudice e il nodo tecnico dell’aggravante

Il proscioglimento è arrivato per una questione giuridica di natura tecnica, ma decisiva. Il giudice non ha riconosciuto l’aggravante della “minorata difesa” degli utenti online, elemento che avrebbe reso il reato procedibile d’ufficio anche in assenza di querela.

Venuta meno l’aggravante, il reato è stato riqualificato come truffa semplice. A quel punto il procedimento non ha potuto proseguire perché le querele inizialmente presentate erano state ritirate circa un anno fa, in seguito a un accordo risarcitorio con il Codacons e l’Associazione Utenti Servizi Radiotelevisivi.

Di conseguenza, il giudice ha disposto il proscioglimento per estinzione del reato.

Le richieste dell’accusa e le cifre contestate

Per Chiara Ferragni, l’aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli avevano chiesto una condanna a un anno e otto mesi senza attenuanti. Secondo le indagini del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza, tra il 2021 e il 2022 l’imprenditrice avrebbe ottenuto profitti ritenuti ingiusti per circa 2,2 milioni di euro.

L’accusa contestava a Ferragni e al suo ex collaboratore Fabio Maria Damato un ruolo centrale nelle campagne commerciali, considerate di ampia diffusione anche per via della platea di oltre 30 milioni di follower. Per Damato era stata avanzata la stessa richiesta di condanna, mentre per Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia, la richiesta era di un anno. Tutti e tre sono stati prosciolti.

Secondo l’impostazione accusatoria, il presunto profitto non sarebbe stato solo economico, ma anche reputazionale. I pm avevano sostenuto che Chiara Ferragni avrebbe rafforzato la propria immagine pubblica attraverso una comunicazione legata all’impegno nella beneficenza, aumentando il consenso mediatico intorno al suo brand personale.

Questa lettura era stata richiamata anche nel provvedimento con cui, nel gennaio 2024, la Cassazione aveva stabilito la competenza territoriale del procedimento a Milano.

La linea difensiva e il fronte amministrativo già chiuso

Fin dall’inizio, Chiara Ferragni ha sempre respinto l’accusa di truffa, parlando al massimo di un caso di pubblicità ingannevole dovuto a errori di comunicazione. Un fronte che, come sottolineato più volte dalla difesa, era già stato chiuso in sede amministrativa con il pagamento di circa 3,4 milioni di euro tra risarcimenti, sanzioni e donazioni.

“Non c’è stato alcun dolo”, hanno ribadito i legali, evidenziando l’assenza di volontà di raggiro e la mancanza di elementi oggettivi che configurassero una truffa.

Nel corso del rito abbreviato del 25 novembre, Ferragni aveva dichiarato che tutto era stato fatto in buona fede e che nessuno aveva tratto un lucro personale.

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Il commento di Selvaggia Lucarelli sul proscioglimento

A commentare la sentenza è stata anche Selvaggia Lucarelli, che aveva contribuito a sollevare mediaticamente il caso. Dal suo profilo Instagram ha precisato che, dal punto di vista tecnico, si tratta di un proscioglimento e non di un’assoluzione.

Secondo la giornalista, l’assenza delle querele e la mancata tenuta dell’aggravante hanno reso impossibile procedere per truffa. Lucarelli ha inoltre ricordato che resta accertata la violazione amministrativa per pubblicità ingannevole, già sanzionata con il pagamento di circa 3 milioni di euro:

“Tecnicamente è stata prosciolta, non assolta. Resta invece colpevole di pubblicità ingannevole e sul fronte amministrativo ha estinto il suo debito pagando 3 milioni di euro tra multe e donazioni.

“Questione Ferragni spiegata in breve: per procedere per il reato di truffa servivano le querele che inizialmente c’erano. Codacons aveva ritirato le querele grazie ad un accordo mediante risarcimento. Dunque, senza quelle querele, era impossibile processare Ferragni per truffa semplice. Quella aggravata (che procede anche senza querele) non ha retto perché mancavano le aggravanti”.

La replica dell’entourage di Chiara Ferragni

Dall’entourage di Chiara Ferragni è arrivata una replica netta alle osservazioni di Lucarelli. In una nota si sottolinea che il proscioglimento equivale a una piena assoluzione sul piano penale, poiché i presupposti per procedere per truffa aggravata non sussistevano.

Secondo la difesa, proprio per questo motivo il processo non avrebbe dovuto nemmeno essere celebrato:

“In merito alle dichiarazioni rilasciate dalla signora Lucarelli ci fa piacere farle notare che il proscioglimento di Chiara Ferragni corrisponde a una piena assoluzione, la improcedibilità significa, lo può riferire all’esperto legale che le ha suggerito quanto lei scrive, che non era possibile procedere per truffa aggravata perché ne mancavano i presupposti. Quindi, se vuole, è anche peggio. Questo processo non si doveva fare”.

© Riproduzione riservata.

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