Cinema: Venezia cinefila e l’omofobia in laguna

Cinema gaylesbico in concomitanza con la Mostra del Cinema? S’indignano gli ayatollah nostrani e i catto-talebani lagunari, accomunati da un’omofobia più o meno ben mascherata.

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VENEZIA – Il cinema omosessuale sbarca al Lido di Venezia ed è l’occasione per le esibizioni mediatiche di triste mentalità omofoba. Tutto nasce dal gemellaggio tra le Giornate di Cinema Omosessuale e dalla rassegna di proiezioni del Circuito Off che si tradurranno in una tre giorni tutta dedicata al cinema gay e lesbico che si terrà in laguna dal 5 al 7 settembre. Quindici film inediti di giovani registi che trattano il tema dell’omosessualità e che saranno visibili, gratuitamente, alla sala 2 della multisala Astra dalle 20. «Si tratta di una proposta cinematografica che ha garanzia assoluta di qualità. – ha spiegato l’organizzatore Daniel Casagrande – Siamo a Venezia, nel periodo della Mostra del cinema, per offrire a tutti questa ribalta.» Ci sarà anche un’appendice all’interno del Mestre Film Fest di ottobre. Il tutto sviluppato sotto l’ombrello culturale dell’Osservatorio GLBT del Comune di Venezia, lodevole esempio di ponte tra la società civile e le istituzioni e che promuove il discorso pubblico sulla cittadinanza e sulle identità, sui diritti e sulle culture espresso dalle persone e dalle comunità gay, lesbiche e transgender.
Ad aprire le danze delle polemiche omofobe ci pensano certi cattolici veneziani che si scagliano contro l’iniziativa. «L’omosessualità è senz’altro segno di disordine» ha tuonato il parroco don Zanusso, allineandosi ubbidientemente alla politica omofoba che piace al vertice del potere ecclesiastico in questi anni. Gli ha fatto eco l’incaricato al cinema della diocesi di Venezia, don Mazzuia, che riprendendo le parole del patriarca Scola ha comunicato al mondo che il cinema «pur fotografando un’epoca di travaglio, deve educare al bello e al fondamento della vita buona.» “Bello” e “vita buona” dai quali, pare di capire, i non eterosessuali sono doverosamente esclusi. Il curatore Casagrande su questo risponde semplicemente prendendo atto che «La Chiesa sull’omosessualità ha delle posizioni decisamente anacronistiche e fuori dal mondo. Fa finta di non vedere. Noi, con il cinema, vogliamo solo proporre ciò che già esiste e c’è in tutto il mondo. Per fortuna, invece, al di là delle posizioni ufficiali ci sono tanti sacerdoti non allineati.»
Certa bassa politica non poteva certo perdere l’occasione per fare un po’ di cagnara, per abbassare il livello della polemica, che altrimenti rischiava di rimanere troppo intellettuale. «Siamo alla follia» si è indignato con la stampa locale Lucio Sambo, precisando che il suo partito, la Lega Nord, è fortemente contrario alla proposta e a queste iniziative che «squalificano la Mostra del Cinema, anche se sono solo concomitanti. È la deriva dei valori.» Lancia quindi una controproposta che ben illustra i “valori” che emergono da certa propaganda di bassa Lega, sin dai tempi del celodurismo di bossiana memoria: «Loro fanno una rassegna di cinema omosessuale, bene vorrà dire che anche noi, negli stessi giorni, promuoveremo un evento di cinema hard-eterosessuale.» Per Alleanza Nazionale Andrea Bodi (An) si rifà all’alto pensiero di don Zanusso: «(L’omosessualità) è una forma di disordine, la trovo una definizione calzante. Ritengo che il patrocinio del Comune potesse essere dato a tante altre proposte migliori di questa.» Non poteva certo mancare Forza Italia che, per voce di Matteo Bognolo, ha attaccato l’amministrazione comunale di Ca’ Farsetti complimentandosi per «quali sono le priorità del Comune di Venezia.» ^d
Casagrande, in un comunicato congiunto con Franco Grillini (Ds), parla di «reazioni sgangherate e scomposte degne del Mullah Omar da parte di forze politiche, sia pure non tutte, che si definiscono democratiche e liberali. Evidentemente c’è ancora qualcuno che vive nel Medioevo o, peggio, con la testa a Teheran e non nell’Occidente democratico. Le rassegne di cinema omosessuale hanno dato negli ultimi venti anni un contributo fondamentale all’arte cinematografica. Piaccia o non piaccia agli Hezbollah di casa nostra… La settimana musa per definizione non può che esser libera, creativa, trasgressiva, libertaria ed inclusiva. Solo nelle dittature è vietato il cinema omosessuale! Meditino gli Ayatollah lagunari.» Per quanto riguarda la contro-manifestazione lanciata da Sambo Grillini e Casagrande hanno commentato che «nella proposta della rassegna hard c’è tutta la qualità e lo spessore politico della Lega e dei bingo bongo della politica italiana.»
(Roberto Taddeucci)

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