Mary L. Trump, nipote di Donald Trump, è un enigma nascosto tra le pieghe di una dinastia che ha costruito la propria identità sulla negazione del dissenso. Psicologa clinica, autrice, ma soprattutto voce ribelle, Mary ha scelto di spezzare il silenzio che per decenni ha avvolto le verità più scomode della famiglia Trump.
Nata nel 1965, è la figlia di Fred Trump Jr., il fratello maggiore di Donald, il cui destino tragico—l’alcolismo che lo ha consumato e portato alla morte prematura nel 1981—rappresenta per Mary una ferita mai realmente elaborata. In quella casa fredda, popolata di ambizioni febbrili e giudizi inflessibili, Mary ha imparato fin da giovane che essere diversa equivaleva a essere invisibile.
La famiglia Trump, descritta da Mary come “anti-tutto”, non lasciava spazio all’autenticità. Così, mentre suo zio Donald costruiva la propria narrazione di trionfi immobiliari e personalità televisiva, lei viveva in silenzio la propria omosessualità, una verità inconfessabile in un contesto intriso di conformismo. Un silenzio che lungi dall’annientarla, le ha dato la forza per affrontare il mondo esterno, per costruire una carriera basata sull’empatia e per raccontare ciò che il resto della famiglia si rifiutava di vedere.
“Ask Mary Anything…Within Reason” tonight at 6PM. No punches pulled. pic.twitter.com/BpeFKk9kBe
— Mary L Trump (@MaryLTrump) November 24, 2024
La rivolta silenziosa di Mary
Mary si è formata accademicamente in luoghi in cui si celebra il pensiero critico, ha infatti conseguito una laurea in letteratura inglese alla Tufts University di Boston, una delle più prestigiose università americane, di chiaro indirizzo progressista e dal respiro internazionale, prima di dedicarsi alla psicologia clinica. Ma la vera rottura con l’universo Trump è arrivata nel 2020 con il suo libro di memorie, Too Much and Never Enough: How My Family Created the World’s Most Dangerous Man (Troppo e mai abbastanza: così la mia famiglia ha creato il più pericoloso uomo al mondo). Analisi tagliente e a tratti dolorosa, il libro racconta le dinamiche di potere, manipolazione e crudeltà che hanno plasmato Donald Trump. Mary non risparmia parole: lo definisce “imbroglione” e “sociopatico”, due termini che potrebbero sembrare insulti, ma che delineano in verità una diagnosi da chi conosce la psiche umana.
Psiche umana che resta tuttavia misteriosa anche per Mary, nonostante la sua strenua battaglia per ricordare che Trump si è reso autore di uno dei più gravi crimini contro l’America della storia, e cioè il tentativo di colpo di stato del 6 Gennaio 2021 a Capitol Hill. Si veda questo tweet/X, per comprendere lo spirito battagliero della nipote lesbica di Donald.
Donald has gotten away with one of the greatest crimes against America. Despite the disastrous failures of Republicans, Merrick Garland, and SCOTUS, we must remember those who suffered on Jan 6 and continue to fight for justice—for them and for democracy.https://t.co/JHvQ6wUSrg
— Mary L Trump (@MaryLTrump) November 27, 2024
La nipote che sfida l’impero
A differenza del suo celebre zio, Mary Trump non si rifugia nella retorica vuota o nella disinformazione che stigmatizzata fragili e deboli al solo fine di infuocare la propaganda. La sua posizione di donna apertamente lesbica deve dunque fare i conti con le politiche da Donald Trump, deliberatamente anti-LGBTIQ+, che grazie al Segretario di Stato Rubio coloreranno la nuova bandiera imperialista americana, non più liberale, ma votata ai valori tradizionali di dio-patria-famiglia da esportate in tutto il mondo. La revoca delle protezioni antidiscriminazione, il tentativo di escludere le persone transgender dal servizio militare: tutto questo, agli occhi di Mary, non è solo crudele, ma anche sintomo di un’ignoranza strutturale che permea l’universo Trump.
“Bisogna essere molto chiari, lui è un uomo spregevole” ha dichiarato Mary a MSBC.
Mary ha spesso denunciato l’ipocrisia di suo zio, ricordando come la loro stessa famiglia sia frutto dell’immigrazione. “Se non fosse stato per la cittadinanza per nascita, mio nonno non sarebbe mai rimasto negli Stati Uniti“, ha dichiarato in un’intervista, riferendosi alla proposta di Donald di eliminare lo ius soli, diritto sancito dal Quattordicesimo Emendamento. È un’ironia amara quella di questa nipote che, come tanti altri, stenta a credere che tutto ciò stia realmente accadendo e che sia proprio suo zio a dettare la linea di questo nuovo scivolamento occidentale nell’abisso: un uomo che si erge a paladino dell’America bianca, e al contempo ignora volutamente il contributo degli immigrati nella sua stessa storia. Mary ha sottolineato come suo zio sia discendente di immigrati recenti, tra cui sua madre nata in Scozia e i genitori di suo padre, entrambi nati in Baviera.

Il libro di Mary Trump
Pubblicato nel 2020, Too Much and Never Enough: How My Family Created the World’s Most Dangerous Man offre un’analisi tagliente delle dinamiche disfunzionali della famiglia Trump e di come queste abbiano plasmato la personalità e il comportamento dell’ex e neo presidente USA. Mary descrive suo zio come un “imbroglione sociopatico“, cresciuto in un ambiente di freddezza emotiva e ossessione per il potere. Con dettagli personali e rivelazioni inedite, il libro esplora il peso della tragedia familiare, come la morte del padre di Mary, Fred Trump Jr., e critica il sistema che ha permesso l’ascesa di Donald Trump, trasformandolo, secondo l’autrice, in una figura pericolosa per la democrazia americana.
Dichiarazioni di Mary Trump
“È un uomo profondamente ignorante e crudele che sembra dimenticare che suo padre era un americano di prima generazione. Quindi, se non fosse stato per la cittadinanza per diritto di nascita, probabilmente a mio nonno non sarebbe stato permesso di rimanere qui”.
“Ovviamente, gli immigrati che Donald odia sono persone di colore. E ciò che non capisce è che il motivo per cui abbiamo il Quattordicesimo Emendamento (ius soli) è perché, dopo aver ridotto in schiavitù un’intera razza di persone, abbiamo dovuto garantire che dopo la fine della Guerra Civile e la loro liberazione, queste persone fossero, in breve, protetti dalla cittadinanza conferita loro”
“È un tentativo di accaparramento del potere. Non credo ci sia alcun meccanismo con cui possa farlo accadere, ma questo è un altro caso in cui ci troviamo nella sfortunata posizione di dover fare affidamento sui repubblicani affinché facciano la cosa giusta e proteggano i cittadini americani”.
Una figura di resistenza
Mary Trump non si limita a criticare. La sua vita è un atto di resistenza. Oltre alla scrittura, ha scelto di impegnarsi attivamente nella politica, unendosi a un comitato di azione politica per sostenere i candidati LGBTQ+. È infatti membro del consiglio di amministrazione di LPAC, un comitato di azione politica dedicato a sostenere le candidature di donne LGBTQ+ negli Stati Uniti.
Mary non vuole semplicemente smantellare la narrativa tossica della famiglia Trump, ma costruire qualcosa di nuovo, una società in cui “le differenze non siano motivo di esclusione, ma di celebrazione“.
Mary Trump incarna dunque senza infingimenti una contraddizione vivente: nata da un impero che disprezza la diversità, ne diventa una delle sue critiche più feroci. La sua voce, a tratti mordace, a tratti malinconica, qualche volta dolorosa, ma sempre carica di speranza, non è un mero rifiuto delle politiche del passato, ma un richiamo all’idea di come sempre possiamo cercare e perseguire un futuro più giusto, anche quando tutto, intorno a noi – come la famiglia Trump per Mary – sembra andare in direzione opposto. Nella narrazione di Mary, il vuoto glamour di Trump cede il passo alla realtà cruda e complessa di una famiglia che ha costruito un abnorme potere sul sopruso, sull’arroganza, sulla prepotenza e sulla soppressione. Ma soprattutto sul silenzio, che nella famiglia Trump è un dogma funzionale all’ordine conformato alla scalata al successo. Mary, invece, ha scelto di parlare. Io sono lesbica e lotterò per un mondo più giusto, è il mantra che risuona in ogni sua parola e azione. È la forza di chi ha trovato la propria verità e non intende più lasciarla andare.
fonti: People, Advocate, LGBTQ Nation, Buzzfeed, Rainews
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