
Una delle domande più ricorrenti da parte degli aspiranti genitori – a chi un figlio già lo ha – è: “ma è vero che un figlio ti cambia la vita? bisogna fare tante rinunce e sacrifici?”.
Io credo che sia un tema complicato, variegato e molto soggettivo, quindi la prima cosa che faccio quando rispondo a questa domanda è di spiegare che secondo me ogni esperienza è diversa e che posso parlare solo della mia, senza che questa diventi un assioma universalmente riconosciuto.
E quindi, con tutta la cautela e la delicatezza del caso, voglio condividere con voi la mia esperienza di papà con Luca.
Un figlio ti cambia la vita?
Sì, la risposta è assolutamente sì.
E nel mio caso è stato decisamente in meglio, regalandomi una gioia che non credevo fosse possibile provare, e che cresce di giorno in giorno.

Mi giravano in testa non solo le classiche domande come “sarò all’altezza della situazione?” oppure “sarò in grado di prendermi cura di lui?”, ma anche domande quali “quante rinunce e quanti sacrifici dovrò fare per Luca?” o perfino “smetterò di avere una vita mia?”.
E così l’anno scorso, l’ultimo mese prima della partenza verso gli Usa sono uscito praticamente tutte le sere col mio amico Giuseppe, frequentando tutti i locali e le situazioni possibili e inimmaginabili, tirando tardi fino all’alba (e facendo quello che, in fondo, non facevo e non avevo voglia di fare ormai da anni) per paura che dall’arrivo di Luca in poi la mia vita sarebbe stata tutta una serie di rinunce e sacrifici, clausure e depressione (… ed in quel mese ammetto però che mi sono divertito davvero da matti e mi sono super caricato!).
Poi esattamente un anno fa è arrivato quel piccolo ometto dai capelli rossi e tutte quelle paure e quei dubbi sono scomparse all’improvviso: mi è stato subito evidente come non può esserci sacrificio se qualcosa la fai con amore e se, come nel nostro caso, la genitorialità l’hai desiderata tantissimo e cercata dopo un lungo percorso, un lungo viaggio, anche mentale.

Eppure è stato così, ed è stato naturale, e non l’ho mai vissuto come un sacrificio, né continua ad esserlo oggi a distanza di un anno.
Rinunce?
Si, ovvio, ho fatto e faccio tuttora delle rinunce.
Ma più che rinunce io le chiamerei semplicemente scelte, perché io le vivo in positivo e non in negativo: ho scelto di dare a Luca la priorità, perché è quello che voglio, quello che mi fa stare bene e perché soprattutto voglio che lui stia bene.
Per amore di verità poi devo dire che io e Sergio siamo anche stati molto fortunati: fin qui Luca è quello che Tracy Hogg ne “Il linguaggio segreto dei neonati” probabilmente inserirebbe nella categoria dei bambini “angelici”… questo lo dico prima che le mie amiche e i miei amici commentino questo post insultandomi e ricordandom
E sono doppiamente fortunato anche perché con mio marito riusciamo a organizzarci bene la gestione familiare ed ho anche tante persone, soprattutto familiari e amici, che mi aiutano, e dunque alla fine durante la settimana riesco a passare tanto tempo insieme a Luca, che ancora non va al nido, ma trovo il tempo anche per lavorare come avvocato (anche se part-time), vedere gli amici e le amiche e ho persino tempo per andare a ballare di tanto in tanto.
Sì, lo so… questo si chiama CULO, non odiatemi! 🙂
E però credo che in parte sia una scelta anche questa: premesso che ognuno, appunto, sceglie la modalità migliore per vivere la genitorialità in funzione delle proprie aspirazioni e delle proprie possibilità, e che non esistano ricette perfette né tanto meno giuste o sbagliate, io ho sempre pensato che “azzerarsi” del tutto per i propri figli non faccia bene a nessuno, né ai genitori né ai figli.
Come dicevo all’inizio non ho mai amato chi fa terrorismo, ma nemmeno chi edulcora tutto e dunque non mi nascondo dietro un dito…
Mi manca andare al cinema? Sì.
Mi manca fare una doccia da 20 minuti e avere tanto tempo da perdere per me stesso? Sì.
Mi manca andare in giro per l’Europa per lavoro per conferenze, convegni, progetti? Sì.
Mi manca avere più disponibilità economica per me stesso? Sì.
Ma non torn
Poi magari crescendo Luca diventerà un teppista e questo idillio finirà. Come dicono spesso i genitori terroristi: “figli piccoli, problemi piccoli. figli grandi, problemi grandi”.
Io però intanto sono felice, qui e ora.
Ps: buon primo compleanno Luca, tanti tanti auguri amore mio!
