9 anni fa Ellia Green vinceva l’oro olimpico a Rio de Janeiro con la squadra australiana di rugby a sette. Nel 2022 Ellia ha fatto coming out come uomo transgender, diventando così il primo, storico olimpionico a fare coming out come uomo trans.
Padre di Waitui, nata 3 anni fa, Ellia si è prima ritirato dal rugby per poi ritrovare la palla ovale con i Sydney Convicts, cinque volte campioni della Bingham Cup nonché prima squadra di rugby gay e inclusiva d’Australia.
Il ritorno in campo di Ellia Green
Green ha parlato di quel viaggio personale come un “vortice”, fortunatamente per lui coraggiosamente intrapreso.
“Non avrei mai pensato di tornare a giocare”, ha confessato al podcast “Game On!” di JOY 94.9. “Ci è voluto molto coraggio perché avevo molti dubbi. Mi chiedevo: voglio davvero mettermi in gioco? Perché sapevo cosa ne sarebbe derivato. Avere quel tipo di ansia mi ha scoraggiato per così tanto tempo. Quindi scendere in campo per la prima volta e indossare quella maglia con i ragazzi è stato grandioso. È stato un momento in cui ho ritrovato la mia forza, ho ritrovato una parte enorme di me… è qualcosa che amo fare, che so fare al meglio e che conosco così bene. Per me è stato un traguardo enorme poter tornare a correre in campo, senza dubbio”.
Tornando alla visibilità acquisita nell’estate del 2022, post coming out, Ellia si è detto sorpreso: “All’inizio non pensavo fosse un grosso problema, perché sono sempre stato così. L’unico cambiamento che sento di aver dovuto apportare è stato il modo in cui gli altri mi vedono”. Il momento della svolta, ricorda Green, è stato a inizio 2022, quando insieme alla compagna Vanessa diede il benvenuto alla primogenita, Waitui, soprannominata “Tutu”.
“Trovo difficile non emozionarmi quando parlo della mia bambina. È stata davvero la cosa migliore che mi sia mai capitata. Essere il padre di Waitui è una delle emozioni più speciali e una delle più grandi benedizioni della mia vita. E ricordo molto chiaramente quel giorno in cui ero seduto con Waitui in balcone, eravamo a casa e lei aveva circa sei mesi. A quel punto, la notizia era già stata diffusa dai media di tutto il mondo. Ero quasi andato in letargo. Non sono uscito di casa per così tanto tempo. Ho guardato Waitui e l’ho vista sdraiata sul mio petto. E le ho detto: da oggi in poi, ti prometto che non mi vergognerò mai né avrò troppa paura di dire al mondo che sono tuo padre. Da quel momento ho riacquistato un po’ di fiducia in me stesso. Quel giorno sono andata a correre. Avevo solo bisogno di uscire di casa. È stato un momento fondamentale che mi ha motivato a essere un modello, a dimostrarle che essere se stessi è il potere più grande che ci possa essere“.
