14 europarlamentari chiedono di non fare la Coppa del Mondo 2034 in Arabia Saudita: “È il medioevo dei diritti”

“Le rassicurazioni della FIFA non sono per noi sufficienti perché si basano su annunci”, ha ribadito l'europarlamentare M5S Carolina Morace. La replica della FIFA.

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Come annunciato a fine 2024 dalla FIFA, i mondiali di calcio del 2034 si terranno Arabia Saudita, Paese dove se si è omosessuali si finisce in carcere e si rischia la vita. Dopo le proteste di Amnesty e delle associazioni LGBTQIA internazionali anche l’Europarlamento si è mosso contro il massimo organismo del calcio europeo.

14 eurodeputati di Verdi, socialisti e Sinistra, compresa la nostra Carolina Morace del Movimento 5 Stelle, hanno inviato una lettera al presidente Gianni Infantino affinché “sospenda” il processo di selezione per la Coppa del Mondo del 2034 in Arabia Saudita “fino a quando non saranno in atto adeguate protezioni dei diritti umani per evitare di peggiorare una situazione già disastrosa”.

L’appello degli eurodeputati

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Sebbene l’Arabia Saudita abbia annunciato alcune riforme, la repressione della società civile indipendente e delle voci critiche impedisce qualsiasi tentativo di riforme più complete“, si legge nella lettera. “Decine di attivisti per i diritti umani e delle donne e dissidenti sono in prigione o sotto processo per le loro pacifiche critiche. Lo sviluppo pianificato come parte della candidatura per la Coppa del Mondo creerà rischi particolari per gli oltre 2 milioni di lavoratori nel settore edile, l’85% dei quali sono cittadini stranieri, che a loro volta sono esposti a rischi per la loro salute, tra cui il caldo e l’umidità. Inoltre, le autorità dell’Arabia Saudita non offrono alcuna protezione legale alle persone LGBTI; vietano qualsiasi pratica pubblica di una religione diversa dall’Islam; e non esistono media indipendenti. Pertanto, ci uniamo all’appello di Amnesty International e della Sports and Rights Alliance che le chiedono, in qualità di Presidente della FIFA, strategie più credibili e impegni vincolanti per prevenire violazioni dei diritti umani in relazione alla Coppa del Mondo del 2030 in Marocco, Portogallo e Spagna, e anche per fermare il processo di selezione per la Coppa del Mondo del 2034 in Arabia Saudita“.

La risposta della FIFA

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Da parte della FIFA è arrivata la replica di Mattias Grafstrom, segretario generale che ha ricordato come per il mondiale di calcio del 2034 non esistano altre candidature oltre l’Arabia Saudita. Una realtà tutt’altro che casuale, perché per fare in modo che l’Arabia arrivasse in solitaria alla candidatura del 2034 la Fifa si è inventata il mondiale itinerante del 2030, diviso tra Marocco, Portogallo e Spagna con annesse tre partite celebrative del centenario da tenersi in Argentina, Paraguay e Uruguay. Così facendo sono stati coperti ben tre continenti.

Grafstrom ha sottolineato gli “importanti traguardi, come il partenariato strategico tra Ue e Arabia Saudita su energia e tecnologia attualmente in discussione”, che vedono coinvolta l’Europa e l’Arabia, con tanto di “apertura della prima Camera di commercio europea in Arabia Saudita a maggio“, a rimarcare “l’impegno dell’UE nei confronti della regione”. Quindi perché puntare il dito contro l’Arabia Saudita se è l’Europa in primis a stringerci ricche alleanze?

Sul fronte diritti umani, la FIFA si è detta “pienamente impegnata a rispettare quelli riconosciuti a livello internazionale in conformità con i Principi guida delle Nazioni Unite. La FIFA prenderà in considerazione non solo l’aderenza di un’offerta ai requisiti fondamentali, ma anche il suo impegno a guidare un cambiamento ambientale e sociale positivo nell’orizzonte di medio-lungo termine, con la consapevolezza che tutti gli aspetti non possono essere applicati o esaminati in modo standardizzato ma dipendono anche dal contesto prevalente del paese ospitante/dei paesi ospitanti/، La FIFA richiede ai candidati per la Coppa del Mondo di presentare una serie di valutazioni, impegni e strategie in relazione ai diritti umani. Questi includono requisiti per gli attori rilevanti, come governi, città ospitanti, stadi e sedi di allenamento, di rispettare i rispettivi obblighi in base agli standard internazionali sui diritti umani. Nel caso dell’offerta congiunta di Marocco, Portogallo e Spagna, come sottolineato nel rapporto di valutazione dell’offerta per la Coppa del Mondo FIFA 2030™ disponibile su fifa.com, hanno dimostrato una buona comprensione dei requisiti relativi ai diritti umani e hanno fornito una buona base per sviluppare ulteriormente sistemi efficaci per affrontare i potenziali impatti sui diritti umani associati al torneo nei tre Paesi. I documenti forniti dai membri che hanno proposto la candidatura hanno delineato una solida base per misure volte ad affrontare l’impatto sui diritti umani, principalmente in relazione a lavoro, libertà di espressione, diversità e antidiscriminazione e salvaguardia, con il sostegno governativo per tali misure e programmi“.

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Per quanto riguarda la proposta dell’Arabia Saudita relativa ai diritti umani, “in merito alla diversità e all’antidiscriminazione, l’offerente si è impegnato a garantire un ambiente sicuro e inclusivo, libero da discriminazioni, attraverso l’implementazione di politiche, procedure e misure educative per affrontare la discriminazione nel contesto del torneo. L’offerente si è inoltre impegnato a rivedere e potenzialmente modificare la legislazione pertinente come parte degli impegni del governo in base agli standard internazionali. In materia di sicurezza, l’offerente si impegna a garantire la sicurezza di tutti i partecipanti e gli ospiti, rispettando al contempo gli standard di sicurezza internazionali. Ciò comprende l’impegno a garantire che il codice penale del paese e le rispettive procedure penali relative alla detenzione e al giusto processo siano in linea con le migliori pratiche e gli standard internazionali. Sulla libertà di espressione, le autorità ospitanti si sono impegnate a garantire la libertà di espressione, inclusa la libertà di stampa, in tutte le attività associate al torneo. Si sono inoltre impegnate a verificare che le politiche e le pratiche degli ospitanti del torneo consentano sia il corretto funzionamento dei media locali e internazionali sia l’implementazione di possibili miglioramenti richiesti. Con i processi di offerta ora completati, la FIFA sta lavorando in collaborazione con le sue controparti locali con l’obiettivo di garantire che questi impegni vengano rispettati”.

Le parole di Carolina Morace

Carolina Morace

Carolina Morace (M5S/laSinistra), tra i firmatari della lettera indirizzata alla Fifa, non ci sta: “Le rassicurazioni della Fifa non sono per noi sufficienti perché si basano su annunci”. In Arabia Saudita, denuncia, i diritti dei lavoratori, delle donne e della comunità LGBT “sono ancora al Medioevo e noi con la vetrina rappresentata dai Mondiali di calcio rischiamo di legittimare questa mancanza di libertà”. “La Fifa deve monitorare il rispetto delle riforme promesse dall’Arabia Saudita e deve essere pronta a cambiare Paese ospitante se il pieno rispetto dei diritti dei tifosi, ma anche dei suoi cittadini, non verranno garantiti”.

I firmatari della lettera

L’eurodeputata Diana Riba i Giner (Verdi/EFA)
L’eurodeputata Ana Miranda Paz (Verdi/EFA)
L’eurodeputata Cristina Guarda (Verdi/EFA)
L’eurodeputata Carolina Morace (The Left)
L’eurodeputato David Cormand (Verdi/EFA)
L’eurodeputata Catarina Vieira (Verdi/EFA)
L’eurodeputato Pernando Barrena (The Left)
L’eurodeputato Li Andersson (The Left)
L’eurodeputato Reinier van Lanschot (Verdi/EFA)
L’eurodeputata Chloé Ridel (S&D)
L’eurodeputata Estelle Ceulemans (S&D)
L’eurodeputato Erik Marquardt (Verdi/EFA)
L’eurodeputata Mélissa Camara (Verdi/EFA)
L’eurodeputata Emma Fourreau (The Left)

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