Chi ha paura di Raffaele Giuliani? Nelle ultime ore il content creator ternano è finito nel mirino di diverse testate conservatrici per aver condotto un format sponsorizzato da un brand presente in alcune liste di boicottaggio pro Palestina. Una contraddizione reale? Forse. Ma vale la pena chiedersi perché proprio ora, perché proprio lui, e soprattutto chi ha interesse a demolire la credibilità di una delle voci più seguite dalla sinistra giovanile italiana.
Diciamolo. Giuliani è uno che fa paura alla destra: lo dimostrano i numeri, lo dimostra il fatto che stia conducendo una campagna pubblica contro Bandecchi proprio mentre il sindaco di Terni valuta nuove alleanze politiche, e lo dimostra la velocità con cui l’attacco si è organizzato. Raccontiamo il caso per quello che è: una polemica legittima, strumentalizzata. Che certamente potrebbe insegnare a Giuliani qualcosa sulla presunta purezza di alcune battaglie, ma che soprattutto ci racconta molto bene come la destra a caccia di egemonia culturale, sia pronta a tutto pur di mettere a tacere chi, come Giuliani, dà voce all’avanzata di una generazione che finalmente segna un nuovo, proficuo rapporto tra giovani e politiche di sinistra.
Raffaele Giuliani e le sue presunte contraddizioni
Raffaele Giuliani è uno dei content creator politici più seguiti d’Italia tra i giovanissimi e non solo. In un’intervista realizzata da un media di Terni, sua città, egli stesso aveva ammesso di preferire la definizione di “divulgatore”, salvo poi dimostrarsi risolto e per niente snob anche con l’appellativo di “influencer”.
Nelle ultime ore il suo nome è al centro di una polemica social per una presunta contraddizione tra le sue posizioni anticapitaliste e antisioniste e la conduzione di un format firmato Lavazza, brand inserito da diverse liste di boicottaggio pro Palestina tra le aziende accusate di mantenere rapporti commerciali con Israele.
In queste settimane, sui propri canali social, Giuliani sta conducendo, tra le altre cose, una campagna informativa sul sindaco di Terni, il famigerato Stefano Bandecchi, noto alle cronache per dichiarazioni orgogliosamente sessiste, negazionismo sullo sterminio di Gaza e altri comportamenti oggettivamente inconciliabili con una carica istituzionale.
Secondo alcuni rumors Bandecchi sarebbe in procinto di avvicinarsi a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci: ma dovrà fare i conti proprio con Raffaele Giuliani che più volte ha dichiarato di volersi impegnare in politica nel proprio territorio.
Ora scopriamo meglio chi è Raffaele Giuliani.

Chi è Raffaele Giuliani, il content creator nella bufera per il programma con Lavazza
Raffaele Giuliani nasce a Terni, dove frequenta le scuole e si diploma al liceo classico G.C. Tacito. Si trasferisce poi a Perugia, dove consegue la laurea triennale in Filosofia e Scienze e Tecniche Psicologiche, per poi proseguire con la magistrale in Psicologia Clinica alla LUMSA di Roma.
Il suo debutto sui social arriva molto prima della svolta politica. A 14 anni inizia a pubblicare su YouTube contenuti dedicati ai videogiochi, poi durante la pandemia si avvicina a TikTok, dove pubblica i primi contenuti il 27 novembre 2020.
Da meme e sketch iniziali, con la maturazione degli studi in psicologia e filosofia, i video cambiano registro e diventano via via più seri, fino a concentrarsi su attualità e politica.
Oggi Giuliani ha 24 anni e numeri da vero fenomeno digitale: oltre 600mila follower su TikTok e quasi 300mila su Instagram, con più di 29 milioni like complessivi raccolti sulla piattaforma cinese. Negli ultimi mesi è diventato un volto ricorrente anche in tv, ospite fisso di trasmissioni su La7 e Nove. La sua specialità è una di quelle caratteristiche che fanno saltare tutti i trucchi e i piani marketing che vorrebbero omologare il nostro comportamento sulle piattaforme: i suoi reel sono lunghissimi, troppo lunghi per Instagram e TikTok. Eppure, contrariamente alle manipolazioni algoritmiche, raccolgono tonnellate di view, like e commenti. Un fenomeno anomalo, il che lo rende, al netto delle eventuali simpatie/antipatie politiche e personali, un caso più unico che raro e dunque degno di attenzione.
Perché è famoso: il volto social della sinistra giovanile
Giuliani si descrive come divulgatore impegnato nella lotta alla disinformazione in tema di salute mentale, ma è la sua attività di commento politico ad averlo reso noto al grande pubblico.
Si schiera apertamente a sinistra: durante il referendum sulla giustizia ha collaborato sui social con il Partito Democratico per sostenere il No alla separazione delle carriere dei magistrati, diventando un punto di riferimento per una fascia di pubblico giovane che si informa quasi esclusivamente attraverso TikTok e Instagram.
La sua linea editoriale è sempre stata netta e schierata, sempre in opposizione al governo Meloni e, più in generale, alla destra italiana. Lo stile diretto, a tratti tranchant, gli ha procurato anche diverse critiche.
Le posizioni su Gaza, Palestina e antisionismo
Sul conflitto israelo-palestinese Raffaele Giuliani ha posizioni nette e ricorrenti. Si definisce apertamente ostile al sionismo e sostenitore della tesi secondo cui l’Italia sarebbe complice del genocidio in corso a Gaza, oltre che a favore della campagna di boicottaggio contro Israele.
Il momento più discusso delle sue uscite pubbliche resta l’ospitata a Otto e mezzo, da Lilli Gruber. Durante la puntata, parlando dell’elettorato della premier lo definisce “sovranista e patridiota” e sostiene che le condanne espresse da Meloni nei confronti di Israele e del ministro Ben Gvir sarebbero state un atto dovuto.
Affronta poi il tema del ddl antisemitismo in discussione in Parlamento: esprime contrarietà al provvedimento e, alla domanda della conduttrice sugli episodi di antisemitismo nelle università, risponde spiegando che andrebbe prima chiarita ai giovani la differenza tra antisemitismo e antisionismo, un compito che secondo lui spetta al governo.
Sempre nella stessa puntata generalizza sulla posizione della sua generazione: sostiene che la maggior parte dei giovani italiani sia dalla parte della Palestina, e che, chi non lo è, non ne porti la responsabilità, che sarebbe invece da attribuire allo Stato e al governo, accusato di incitare a ideologie violente.
Visualizza questo post su Instagram
La polemica Lavazza
Il caso esploso nelle ultime ore riguarda la sua conduzione del nuovo format Basement Café Society, progetto firmato Lavazza pensato per la Generazione Z.
Come spiega l’azienda, l’obiettivo del programma è “riportare al centro la conversazione autentica, in cui il cambiamento di prospettiva conta più dello scontro e la complessità vale più degli slogan”.
Il format prevede 5 episodi, ciascuno dedicato a un tema specifico, con 8 partecipanti diversi per puntata, pubblicati su YouTube dal 9 giugno, oltre a contenuti dedicati per TikTok e Instagram.
Il nodo sollevato da più parti riguarda la coerenza tra il personaggio pubblico di Raffaele Giuliani, marxista dichiarato e sostenitore del boicottaggio anti Israele, e la scelta di diventare il volto di un’operazione commerciale per un grande gruppo industriale.
Tra gli ospiti del programma figura anche un attivista noto per aver diffuso sui social liste di marchi da evitare per boicottare Israele, circostanza che ha amplificato il paradosso agli occhi di chi segue la vicenda.
Diverse testate, soprattutto di area conservatrice, hanno parlato di un vero e proprio cortocircuito: chi accusa Israele e sostiene il boicottaggio dei brand legati al paese si ritrova “assunto”, come conduttore, da uno di quei brand.
Forse una lezione per il divulgatore di Terni. Ma va detto che la gran parte di questa narrazione arriva da testate schierate politicamente all’opposto di Raffaele Giuliani, che hanno colto l’occasione per attaccarlo anche su altri fronti, incluso un precedente commento controverso sull’omicidio dell’attivista americano Charlie Kirk.
In tutti i suoi video e contenuti Raffaele Giuliani ha sempre difeso le istanze della comunità LGBTIAQ+ italiana davanti agli attacchi normativi e non solo delle attuali destre di governo.
Visualizza questo post su Instagram
