Ferrari Luce: amarla prima di vederla, mentre il maschio endotermico strepita

La prima Ferrari 100% elettrica sarà presentata il 25 maggio a Roma: interni firmati Jony Ive e Marc Newson, mille cavalli, ricarica in 12 minuti. E una domanda: reggeranno i puristi del rombo?

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Amare Ferrari Luce prima di vederla
Amare Ferrari Luce prima di vederla
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È una storia dal potenziale esplosivo. Almeno quanto i mille cavalli della nuova Ferrari Luce. È un momento rivoluzionario per quel Made in Italy che non vuole morire arroccato all’Italietta da cartolina tutta pizza, mandolino e marmitte avvelenate. Diceva Enzo Ferrari:

“L’auto migliore è quella che deve essere ancora costruita”

Vallo a dire alle orde di maschi che strepitano davanti al mondo in divenire. Un mondo che ridisegna orizzonti nei quali le nuove esigenze di un futuro più armonico con il pianeta (e con l’universo) sorpassano le nostalgie tossiche, puzzolenti di scarichi di marmitte ingigantite dall’ossessione per le dimensioni.

Per decenni Ferrari ha incarnato una certa idea di mascolinità: rombo di motore, benzina, pista, sudore, testosterone. Un universo in cui le donne erano sui calendari e gli uomini sognavano cavalli: quelli sotto il cofano. La Ferrari Luce cambia quasi tutto. Ad almeno dieci anni di distanza dal consolidamento del mercato delle auto elettriche. Ferrari, come noto, si prende i suoi tempi.

 

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La Luce è la prima Ferrari 100% elettrica della storia. Ottant’anni di motori a combustione, e ora il marchio di Maranello annuncia la svolta: niente più benzina, niente più roboanti cilindri. La presentazione mondiale è fissata per il 25 maggio 2026 a Roma, le prime consegne entro fine anno. Negli ultimi giorni la polemica sollevata dai giapponesi di Mazda che hanno commercializzato un’auto dal nome Luce tra il 1966 e il 1991 è stata messa a tacere da Maranello con il seguente comunicato:

“Ferrari è titolare del marchio ‘Ferrari Luce’, che ha il diritto di utilizzare a livello globale in virtù della registrazione effettuata ai sensi del diritto internazionale. Come di consueto, sono state svolte tutte le ricerche preventive che non hanno evidenziato l’esistenza di diritti attivi di terzi in conflitto con i nostri”

 

Il tocco del genio: Jony Ive e Marc Newson

Ferrari Luce: amarla prima di vederla, mentre il maschio endotermico strepita - Ferrari Luce InterniJony Ive e Marc Newson - Gay.it

Gli interni della Luce, l’unica cosa che Ferrari ha svelato finora, sono stati progettati da Lovefrom, lo studio di Jony Ive e MarcNewson. Ive è il designer che Steve Jobs chiamava il suo “partner spirituale” e che insieme a lui ha trasformato Apple da azienda sull’orlo del fallimento nella più influente del mondo. Quegli iMac colorati del 1998, l’iPod, l’iPhone: tutto porta la sua firma. Ora Ive e Newson hanno fatto lo stesso con gli interni di Ferrari Luce. Risultato: niente plastica visibile, alluminio estruso e plasmato, vetro curvo, display OLED che compaiono e spariscono. Una sensazione di vago futurismo retrò, come catapultati in un salotto da competizione che fluttua in un’odissea spaziale kubrickiana, giocherellone ma – giura chi ha potuto toccare i materiali – dal feeling di solidità implacabile. Un abitacolo di pura goduria, come è sempre stato per Ferrari, in una dimensione inedita per il Cavallino: il retro-pop che diventa classicità da futuro.

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Velocità autolimitata a 340 km/h

Chi pensa che “elettrico” significhi “noioso” dovrà ricredersi. Quattro motori indipendenti, uno per ogni ruota: non è un’innovazione assoluta, ma ad oggi è in dotazione su poche auto commercializzate. Una particolarità che consente alla Luce di modulare il comportamento di ogni ruota in relazione al proprio attrito, ma anche rispetto alla dinamica dei pesi in movimento e dell’inclinazione della vettura: insomma immaginate che ogni ruota possa essere controllata in modo indipendente, e poi coordinata dall’elettronica computazionale centrale in armonia con le altre: controllo massimo in ogni condizione.

I quattro motori sviluppano 1.000 CV totali. Una potenza pulita che indispettisce ancor di più il maschio strepitante che vorrebbe poter spendere insulti performativi, ma davanti all’accelerazione da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi ogni remora prestazionale resta a secco.

Velocità massima autolimitata a 340 km/h. Ricarica dal 10 all’80% in meno di 12 minuti. Numeri da record che silenziano il brusio dei brontoloni pronti a sputare veleno su tutto ciò che è diverso.

Come il suono. Ferrari ha brevettato un sistema che non simula un motore termico e non inventa suoni sintetici. Prende le frequenze e le vibrazioni che i motori elettrici producono naturalmente, perché non sono completamente silenziosi, emettono ronzii e armoniche reali, e le amplifica e modella dentro l’abitacolo in modo che il guidatore le percepisca come esperienza emotiva. Dunque il suono c’è ed è onesto, è quello di un motore elettrico: un concept che restituisce fiducia, un valore fondante di Maranello. E un altro tassello di orgoglio identitario: sono elettrica e me ne vanto.

Arriverà la shitstorm e sarà una goduria

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Ma preparatevi. Perché una Ferrari silenziosa, firmata dai fighetti di Apple, costruita senza quei combustibili fossili che stanno incendiando di odio (e veleni) il mondo, è esattamente il tipo di oggetto che farà impazzire di rabbia un certo tipo di maschio. Quel maschio che già, sui forum automobilistici, parla con sarcasmo di “Ferrari aspirapolvere“. Dove il termine aspirapolvere è da anni ormai utilizzato con disprezzo verso tutte le auto full-electric che, nella testa del maschio piccolo piccolo (molto piccolo), è uno strumento semplice, domestico, una roba per donnette. È il maschio che difende il motore endotermico, unto e puzzolente come un vero maschio dev’essere, come se difendesse la propria virilità: perché in fondo è esattamente quello che sta facendo.

Il maschio che non vuole cambiare esiste, è benestante, e può permettersi una Ferrari. È lo stesso che chiama “woke” qualsiasi cosa evolva in una dimensione più armonica, è lo stesso che guarda con sospetto al rispetto altrui perché, con tutta evidenza, minaccia la propria condizione di privilegio. È lo stesso che rimpiange il passato come se fosse un’identità. Ma stavolta dovrà fare i conti con il fatto che perfino il simbolo per eccellenza della performance, il Cavallino Rampante, ha deciso di galoppare avanti verso una rivoluzione portentosa, velocissima e silenziosa. Senza tradire sé stessa.

 

P.S: per l’altra sponda della tossicità performativa che protesterà perché le auto elettriche sono da ricchi (e certamente qualsiasi Ferrari è un’auto da milionari) si suggeriscono gli incredibili numeri in crescita della vendita di auto elettriche negli ultimi mesi che hanno registrato un’impennata sui modelli più economici.

© Riproduzione riservata.

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