
Orfano del mio fantastico gruppo di ascolto di cagne maledette acide (Leonardo, Mr Leather & all the family love you!) ho dovuto inventarmi qualcosa…
Intanto ho approfittato del pisolino pomeridiano del nano per scrivere il post, inutile che pensi già a come passare la serata.
Non so se le amiche invidiose me l’abbiano tirata o semplicemente se inizi ad assorbire il mio caratteraccio, fatto sta che Luca da qualche settimana non è più il bambino angelico del primo anno di vita.
Questa cosa, se da un lato ovviamente a volte mi stressa (perché i capricci non hanno mai fatto contento nessun genitore, etero o gay o trans o bisex che sia) dall’altro mi rincuora: direi che ormai (dopo anche la gastroenterite di un paio di settimane fa) è scientificamente provato che mio figlio non è un bambino sintetico – non me ne vogliano gli illustri opinionisti D&G e similari.

Certi giorni, sebbene siano passati appena 13 mesi da quando la mia vita è stata “stravolta”, faccio perfino fatica a ricordare come era prima di Luca, perché è come se lui ci fosse da sempre: con il suo sorriso contagioso, i suoi lunghi capelli rossi, gli occhi da rubacuori capaci di farsi perdonare qualunque capriccio.
Ultimamente, in particolare, Luca ama strillare come fosse un aquilotto.
Quando sono per strada vorrei sprofondare sottoterra, ma è meglio che mi rassegni: come dice la mia amica Emma, questo è nulla in confronto ai “terrible two”, riferito ai due anni che vanno dai 2 ai 4 anni.

E semplicemente io forse mi faccio troppi problemi quando lui fa i capricci per strada: magari, senza nemmeno rendermene conto, dentro di me si annida comunque un residuo di insicurezza che mi porto dentro da sempre, e che mi fa pensare “ecco, se lui piange ci sarà qualcuno che potrà dire “guardate come sono infelici i bambini con due papà…”
Lo so che sembra un discorso stupido e banale, e forse lo è…
Ma è anche qualcosa di molto umano, concreto. E molto personale.
Ho passato tutta la mia vita, fino alla laurea, a sentirmi sotto esame, tentando di colmare il “dispiacere” che avrei dato ai miei genitori per il fatto di essere gay dando il massimo in ogni campo: nella scuola, nella musica, nello sport (sì, incredibile ma vero ero perfino un giocatore di pallavolo professionista cadetto!), nella vita di tutti i giorni.
Io volevo essere solo me stesso senza dover dimostrare nulla a nessuno.

Non è sempre facile, ma per fortuna io non sono lo stesso Michele adolescente, e dunque le cose riesco a gestirle in modo diverso.
Spero comunque di riuscire ad essere davvero un bravo genitore per Luca, e di non riporre troppe aspettative e troppe ansie su di lui: spero di amarlo sempre per quello che è, angelico o capriccioso, straight o gay, brillante o felicemente nella media.
Come la madre 89enne di Caitlyn Jenner, che riguardo alla transizione di sua figlia ha detto delle parole straordinarie: “Iniziare a chiamare mio figlio Cailtyn? Sarà dura, dato che si tratta ormai di un’abitudine chiamarlo Bruce, lo faccio da 65 anni, ma voglio cambiare. La amo molto, non importa se si sente uomo o donna, farò qualunque cosa per renderla felice, questo è tutto ciò che mi interessa. Provo solo ammirazione per lei, ha gestito tutto in modo rispettabile e rispettoso, è fedele al suo cuore“.
