Héloïse Haenel è una ragazza trans di 26 anni che nelle Filippine ha trovato nel campo da calcio un terreno di gioco accessibile a tutti. Intervistata da Outsports, Héloïse ha raccontato la sua splendida storia di resilienza e coraggio, che l’ha portata a fondare una squadra di calcio a Manila: il Babaelan FC.
“Mio padre mi spingeva a provare a giocare a basket, ma ero troppo bassa”, ha raccontato Haenel a Outsports. “Ma il calcio? Era semplicemente uno sport ben accetto, adatto a persone di diverse taglie e forme”.
Héloïse Haenel l’amore per il calcio
Ha così preso forma l’idea del Babaelan FC, che si basa su concetti chiave nati dalla sua storia personale come l’inclusione e l’empowerment, che le hanno trasmesso l’amore per questo sport. “Il calcio è una questione di autostima, di come ti senti”. “Ho fatto provini per un paio di squadre e ho visto come venivano trattate le donne. Ho visto allenatori urlare e toccare le giocatrici in modo inappropriato, e in quel contesto era tutto normale. Queste donne non si sentono al sicuro in questi spazi, e sono giocatrici così brave. Mi sono detta: ‘Se devo giocare a football qui, questo non è il livello in cui voglio giocare’. Il motto del mio lavoro di allenatrice e di guaritrice è che se si ha un ambiente sicuro e incoraggiante si massimizza il proprio potenziale.”
Hanael non riusciva a immaginare una vita senza lo sport che ha sempre amato, così dopo la transizione si è adoperata per tramutare quel sogno in realtà. “Quando avevo 13 anni ero solo una ragazzina nerd. Non ho mai fatto sport. Un giorno a educazione fisica ho segnato un gol con un tiro davvero pessimo e tutti mi hanno applaudita per la prima volta“. A quel punto Haenel si è impegnata, è entrata nella squadra del liceo, si è trasferita negli Stati Uniti dove ha giocato un’intera stagione in un community college in Minnesota, prima di tornare nelle Filippine.
Nel 2023 Hanael era una donna transgender dichiarata in una nazione fermamente cattolica e conservatrice. Vivere se stessa era la sua unica proprietà, non c’era spazio per lo sport. Ma proprio quell’anno la nazionale femminile di calcio delle Filippine si è qualificata per la Coppa del Mondo, vincendo addirittura la sua prima partita. Quell’episodio ha dato ad Haenel la spinta per tornare in campo. “Vedere donne di colore come me segnare gol. Donne che mi assomigliano. Donne che provengono dalla mia stessa terra”. “Se queste donne possono farlo, posso farlo anch’io.”
L’opportunità è arrivata con il Secret FC, una squadra locale, con Hanael che ha subito segnato un gol nella sua prima partita. Ha poi provato con squadre semi-professionistiche e professionistiche, “ma qui la storia cambia“, ha amaramente sottolineato. “Tutti sanno che il dibattito sulle atlete trans non è un dibattito, non riesco a trovare una squadra che abbia il coraggio di lasciarmi giocare”. “Non credo che potrei essere trans senza essere una calciatrice”. “Fa parte della mia identità. Sono più una calciatrice che una donna trans”.
Nascita del Babaelan FC

Ecco perché Hanael ha fondato il Babaelan FC all’inizio di quest’anno. La squadra ha già ottenuto ottimi risultati nei tornei 5 contro 5 e 7 contro 7 a livello nazionale, con una serie di 4 podi consecutivi, tra cui due titoli assoluti. Ma la crescente transfobia degli ultimi mesi ha relegato Hanael a un ruolo di allenatrice a bordo campo, più che di giocatrice. Due settimane fa Hanael è stata costretta a scendere in campo perché la squadra era a corto di giocatrici, con le avversarie che si sono ritirate perché non volevano giocare contro una calciatrice trans.
“Sono rimasta scioccata“, ha confessato Hanoel a OutSports. “L’organizzazione mi ha detto ‘Non abbiamo problemi con te ma stanno rinunciando a questa partita e siamo nel bel mezzo di un torneo”. La gente si nasconde dietro questa situazione e la situazione sta peggiorando, ed è questo che trovo frustrante”. “La transfobia non fa una buona squadra di calcio”. “Se guardate la nostra squadra tutte sono benvenute. Se volete giocare con noi, potete farlo”. “Vedo le mie giocatrici farsi fotografare con i trofei e le vedo parlare di quanto apprezzino questo spazio e di come sia un luogo in cui si sentono al sicuro e affermate. Per me questa è la cosa più importante”.
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