Fran Drescher di La Tata e l’ex marito gay: “È il mio migliore amico, lo porto ovunque e non mi importa”

"Ho un ex marito gay, pazienza! Ma sto con lui da quando avevo 15 anni. Chi può competere con questo?".

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Fran Frescher e l'ex marito Peter Marc Jacobson
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Oggi 68enne, Fran Drescher è stata la leggendaria Fran Fine (Francesca Cacace nell’adattamento italiano) nella sitcom La tata, cult assoluto andato in onda dal 1993 al 1999 per 145 episodi. Recentemente vista in Marty Supreme di Josh Safdie, dove ha indossato gli abiti della mamma di Timothée Chalamet, Drescher, dal 2021 presidente di SAG-AFTRA (il più grande sindacato degli attori di Hollywood), è tornata a parlare del suo primo matrimonio con Peter Marc Jacobson, con cui è stata sposata per 21 anni, oggi dichiaratamente gay.

Fran Drescher e il rapporto con l’ex marito Peter Marc Jacobson

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Fran Frescher e l’ex marito Peter Marc Jacobson

Dalle pagine della rivista People Drescher ha ribadito l’importanza di Marc Jacobson nella sua vita. Insieme crearono e produssero La Tata, con Jacobson anche regista e sceneggiatore, per poi dare forma alla serie Happily Divorced tra il 2011 e il 2013. I due, ancora oggi, sono inseparabili, tanto dall’aver appena condiviso una vacanza in Germania. “È il mio ex marito gay. È il mio migliore amico ed è sempre presente”. “Ma cerchiamo di assicurarci che non sia troppo invadente“.

Il fatto che Jacobson sia spesso al fianco di Fran potrebbe frenare altri uomini dal flirtare con lei? “Potrebbe essere, ma nella maggior parte dei casi tutti sanno chi è“, ha risposto, l’attrice. “È il mio compagno di vita. È il mio partner di lavoro”. “Lo porto ovunque e non mi importa davvero”. “Ho un ex marito gay, pazienza! Ma sto con lui da quando avevo 15 anni. Chi può competere con questo? E nel corso degli anni è cresciuto enormemente. Non è più la stessa persona. Nessuno dei due è più quello che eravamo quando eravamo sposati“.

Via social Fran ha fatto intendere di essere stata a Berlino con Jacobson anche per lavoro, ovvero per “girare“, aggiungendo successivamente: “presto avrete maggiori dettagli”. “È la mia prima volta qui”. “Tutti i miei amici che hanno trascorso del tempo a Berlino mi hanno detto che l’avremmo adorata, ed è vero! Ottimi ristoranti, musei, shopping, parco cittadino e hotel“.

Drescher si è risposata dopo il coming out di Jacobson nel 1999, ma anche il matrimonio con il dottor Shiva Ayyadurai, celebrato nel settembre 2014, è presto naufragato, finendo nel 2016. Da allora è single e afferma di esserne felice. “Egoisticamente, non voglio scendere a compromessi. È una cosa che si prova spesso quando si sta con qualcuno… ma più si vive da soli, meno si sente il bisogno di farlo, e meno se ne ha bisogno se si ha un ex marito gay“.

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Nel 1985 due malviventi armati entrarono nell’appartamento di Los Angeles di Drescher e Jacobson. Lui venne brutalmente picchiato, legato e costretto ad assistere allo stupro di sua moglie e di una sua amica. Un trauma di cui Fran parlò nel libro Cancer Schmancer. Il suo assalitore, in libertà vigilata all’epoca del crimine, tornò in seguito in prigione e fu condannato a due ergastoli. Nel 2015 Drescher è diventata un ministro ordinato presso il Monastero della Chiesa della Vita Universale, in modo tale da poter officiare legalmente matrimoni egualitari.

Fenomeno La Tata

Candidata a due Golden Globe e ad 11 Emmy, vincendo quello per i migliori costumi, La Tata è stata una delle sit-com più amate degli anni ’90, in Italia resa leggendaria dal doppiaggio che ne stravolse la storia. Nella versione originale Francesca Cacace si chiama Fran Fine e viene da una famiglia ebrea del Queens, mentre in Italia è diventata originaria di Frosinone e cattolica, che si è trasferita negli Stati Uniti presso gli zii Assunta e Antonio. Ma negli USA zia Assunta era Sylvia, mamma di Fran, così come zia Yetta era sua nonna.  Il direttore del doppiaggio Guido Leoni stravolse dialoghi e battute, riferite alla cultura ebraica o a personaggi celebri, sostituendoli con riferimenti alla cultura italiana e alle celebrità italiane, generando non poche incoerenze che negli anni ’90, in assenza di social e Internet, passarono quasi in secondo piano. All’epoca si temeva che gli stereotipi sulle persone che vivono in determinati quartieri di New York non sarebbero stati compresi dal pubblico nostrano, portando così i doppiatori ad adattarla alla cultura italiana pur di arrivare al successo. Che arrivò, tant’è anche ancora oggi La Tata, seppur stravolta, è amatissima e interamente disponibile in streaming su Prime Video.

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