Francesca Woodman: una mostra ricorda il suo genio

La Galleria Carla Sozzani di Milano dedica la prima mostra del 2001 alla fotografa morta suicida a 23 anni.

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3 min. di lettura

Esattamente vent’anni fa, Francesca Woodman, una grande fotografa degli anni 70, si tolse la vita. Aveva solo 23 anni. Sconosciuto per molto tempo al grande pubblico, il lavoro della giovane artista e’ ora considerato una geniale apparizione femminile nella storia tutta maschile della fotografia.

Modella, essa stessa, delle sue foto, il suo corpo denudato e scarnificato diventa l’identità ‘femminina’ dell’adolescenza. Delle sue opere, Giacomo Daniele Fragapane, ha scritto: "…sono come un taccuino di viaggio che assembla autoritratti e ritratti di amici, composizioni di objets trouvés, esplorazioni di luoghi, suggestioni letterarie, citazioni, anche raffinate, dalla storia della fotografia. Il trait d’union di un percorso che sembra non porsi altri limiti che quelli dei propri spostamenti e delle proprie amicizie, va cercato nell’autoreferenzialità totale delle scelte di una fotografa che, pur collocandosi in pieno nella situazione della fotografia americana degli anni settanta, ha cercato di osservare la realtà come il riflesso del proprio mondo interiore. E questo senza tuttavia azzerare i legami con gli oggetti d’amore del suo apprendistato. In particolare con le immagini di Duane Michals, alle quali molte sue fotografie si avvicinano per l’intimismo onirico vagamente surreale, per gli accostamenti stranianti di oggetti, situazioni e luoghi improbabili, per le piccole e preziose stampe dense di ombre e di luci sfaldate, dai toni morbidi e al tempo stesso ricchi di dettagli".

La Woodman nasce a Denver il 3 aprile del 1958 da madre ceramista e padre pittore, e a soli 13 anni si appassiona di fotografia. Dopo aver vissuto qualche anno con i genitori a Firenze, nel 72 è ad Andover, Massachusetts, dove sceglie d’iscriversi all’Abbot

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Academy, una scuola privata per sole donne, tra i pochi licei americani con corsi d’arte. Subisce l’influenza di una delle insegnanti, la fotografa sessantenne Wendy Snyder McNeill, che ritroverà poi alla Rhode Island School of Design di Providence. A questo periodo risalgono le prime fotografie, stampate nella sua camera, trasformata in studio fotografico. In estate i Woodman soggiornano ad Antella, vicino Firenze, in un casale immerso nella campagna che avevano acquistato nel 69.

Dell’estate del 76 sono un gruppo di fotografie, sempre eseguite con l’autoscatto, dove il suo corpo nudo é immerso in un paesaggio desertico. A partire da settembre frequenta a Providence un’Accademia di belle arti: la Rhode Island School of Design (RISD). Aaron Siskind é tra i suoi professori; suoi compagni e amici: Sloan Rankin, George Lange e Arlene Shechet. L’appassionano le fotografie di Man Ray, Duane Michals, Arthur Fellig Weegee. Risiede in un grande appartamento semivuoto nell’edificio industriale di Pilgrim Mills, dove ambienta numerose fotografie: My house; Easter Lilies. Nel 77-78 é in Italia con l’amica e collega Sloan Rankin per seguire i corsi europei della Rhode Island School of Design che ha sede in Palazzo Cenci, nel centro storico di Roma. Conosce i proprietari della libreria antiquaria Maldoror, Giuseppe Casetti e Paolo Missigoi. Stringe amicizia con Sabina Mirri, Edith Schloss, Giuseppe Gallo, Enrico Luzzi, Suzanne Santoro. Sviluppa la serie degli Angels (Angelo per Cristiano), già iniziata a Providence (on being an angel 1, primavera 1977) e realizza le Eel Series, la Serie del guanto (1977), liberamente tratta da Fund eines Hand-schuhs di Max Klinger, e Self-deceit (1978), che ristamperà anche nel ’79 a Stanwood. Esegue una serie di ritratti (Paolo Missigoi, Sabina Mirri, Mirella Bordoni), alcuni dei quali saranno poi inseriti nel quaderno Portraits Friends Equasions. Del soggiorno romano sono anche alcuni autoscatti dove si ritrae nuda con il corpo sporcato da diverse sostanze (farina, pigmenti, gesso) che nella stampa in bianco e nero acquistano valore materico, a contrasto con la liscia compattezza dell’incarnato (Splater Plaint). Nel 1980 è a New York. In primavera lavora al Temple project: una sorta di ricostruzione della facciata

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dell’Eretteo, dove modelle avvolte da panneggi classicheggianti sostituiscono le cariatidi. I vari elementi architettonici del tempio sono stampati a grandezza quasi reale attraverso la tecnica del blueprint, che la Woodman sperimenta in quel periodo e che asseconda il suo desiderio di lavorare anche nelle grandi dimensioni.

Nell’81 a gennaio esce l’edizione a stampa di Some disordered interior Geometries (Synapse Press, Filadelfia), uno dei sei quaderni fotografici progettati durante il soggiorno romano e reperiti proprio nella libreria Maldoror.

Il 19 dello stesso mese si toglie la vita.

^SGalleria Carla Sozzani di Milano

mostra ideata e coordinata dalla ‘Fondation Cartier pour l’art contemporain’

dal 18 gennaio al 25 febbraio.^s

di jaguar

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