Applausi e furenti stroncature per l’unico film italiano in concorso al Festival di Cannes. Fuori di Mario Martone è sbarcato sulla Croisette con divisive critiche da parte della stampa internazionale e sperticate lodi da quella nostrana, con la presidente di giuria Juliette Binoche chiamata a battezzare l’inusuale biopic su Goliarda Sapienza. L’ideale sarebbe bissare quanto avvenuto un anno fa con Emilia Perez, ovvero un premio unico assegnato allo straordinario cast tutto al femminile formato da Valeria Golino, Matilda De Angelis ed Elodie.
Fuori di Mario Martone, la trama

Fuori è ambientato in un’assolata e deserta Roma estiva del 1980. La scrittrice Goliarda Sapienza finisce in carcere per aver rubato dei gioielli, ma l’incontro con alcune giovani detenute si rivela per lei un’esperienza di rinascita. Uscite di prigione le donne continuano a frequentarsi, con Goliarda che stringe un legame profondo con Roberta, delinquente abituale e attivista politica. Un rapporto che nessuno, fuori, può riuscire a comprendere ma grazie al quale Goliarda ritrova la gioia di vivere e la spinta a scrivere.

Tratto da un soggetto di Ippolita di Majo, con sceneggiatura firmata da Mario Martone e Ippolita di Majo, fotografia di Paolo Carnera, montaggio di Jacopo Quadri, musiche originali di Valerio Vigliar, scenografia di Carmine Guarino, costumi di Loredana Buscemi e suono in presa diretta di Maricetta Lombardo, Fuori è stato accolto a Cannes da una standing ovation di oltre 7 minuti, con l’uscita nei cinema d’Italia prevista per domani, giovedì 22 maggio. Ma la critica estera si è accanita sul film di Mario Martone, lasciando di sasso quella italiana.

“Abbandonando qualsiasi ambizione biografica per raccontare l’estate di due amiche che si sono incontrate in carcere e decidono di lasciarsi andare alla deriva, Mario Martone trova non solo l’approccio giusto per raccontare un personaggio complesso come Goliarda Sapienza, ma anche la chiave per arricchire di sfumature il suo approccio realista, rimescolando i piani temporali e disallineando le immagini mentali. Grazie anche alla straordinaria prova delle sue attrici“, scrive oggi il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani SNCCI che ha designato Film della Critica l’ultima fatica del regista campano.
Il coraggioso omaggio del cinema italiano a Goliarda Sapienza

Martone segue le sue protagoniste da vicino, pennellando una sorellanza queer dai toni sfumati che vive di tempi e spazi propri. Un biopic fuori dall’ordinario, libero e orgogliosamente irregolare, quasi allucinatorio, per una straordinaria donna, una scrittrice che ha passato l’intera esistenza ad agognare la pubblicazione del suo indiscusso capolavoro, L’arte della Gioia, edito solo dopo la sua morte.
Fuori ci regala una Goliarda Sapienza senza più una lira e con uno sfratto esecutivo da dover gestire, che fatica a trovare lavoro e a ritrovare il proprio spazio sociale una volta uscita di prigione, un fantasma che vaga per una città vuota, divorata dalla calura e lontana anni luce dalla solita Roma hollywoodiana. Una figura complessa che ha necessità di scrivere per riempire le proprie giornate, come se fosse dipendente da quei pensieri, da quelle storie di vita altrove rubate da far respirare su carta.

Valeria Golino, che ha diretto proprio la serie tv tratta da l’Arte della Gioia, è una Goliarda magnifica in tutta le sue sfaccettature, a nudo come mai prima d’ora al cospetto di una donna troppo a lungo lasciata ai margini, volutamente dimenticata, che l’attrice e regista interpreta con grandissima sobrietà, senza mai eccedere, lavorando di sottrazione.

Ancor più sorprendente è Matilde De Angelis, qui negli abiti di Roberta, miccia che infiamma la pellicola ad ogni inquadratura, ad ogni parola detta, sussurrata, urlata, eroinomane e reiterata delinquente dai contorni pasoliniani. Il ruolo di una vita che la 29enne attrice assolve in pieno, dando forma a questo rapporto materno con Goliarda che sfuma in qualcosa di più fisico, emotivo, che lei stessa definisce quasi incestuoso, mentre Barbara, interpretata da un’intensa e perfettamente credibile Elodie, prova a ricostruirsi un’esistenza lontana dall’uomo amato, criminale ancora dietro le sbarre da cui fatica a staccarsi.

Tre donne diverse eppure simili nel rivendicare la propria libertà, in un film che celebra l’amicizia e l’amore tutto al femminile, con gli uomini lasciati ai margini, quasi inutili, inesistenti, figure di contorno seppur ancora dominanti in un’Italia faticosamente uscita dal decennio delle stragi. L’ultima, quella alla stazione di Bologna, avviene proprio in quei primi giorni d’estate del 1980, con Martone che ne dà risalto solo fugacemente, attraverso un calendario che segna 2 agosto o una prima pagina di giornale lasciata ai margini dello schermo.
Un’opera di rara potenza e indubbia bellezza, divisa tra una Rebibbia che straborda di vita e una Roma spietata e assolata che Martone abbraccia in tutte le sue apparenti contraddizioni architettoniche e sociali, passando dai Parioli a piazza del Popolo, Termini, Torpignattara e il Prenestino, al fianco di queste donne segnate dalla vita che “anche quando sono fuori è come se fossero dentro. E quando sono con loro anch’io mi sento ancora dentro, cioè libera“.
Fuori di Mario Martone, le divise reazioni della critica

“Valeria Golino brilla nel tributo di Mario Martone all’anticonformista scrittrice italiana Goliarda Sapienza”, ha scritto Indiewire.
“De Angelis è elettrica nel ruolo della caotica e autodistruttiva Roberta […] Il ritmo del film si accelera ogni volta che entra nell’inquadratura”, si legge su Variety.
“Martone costruisce un’analisi ricca e complessa sulle varie tipologie di donne in carcere e sui crimini che le hanno portate lì”, scrive Deadline.
“Nonostante una certa brillantezza e dettagli specifici dell’epoca, “Fuori” sembra una grave occasione persa”, scrive RogerEbert.com.
“Il ripetitivo e tediosamente non lineare film di Martone tenta qualcosa di più impressionistico ed espansivo, con risultati emotivamente smorzati e a volte stranamente sfruttatori”, aggiunge Variety.
“È un film alla ricerca di un personaggio la cui unica salvezza potrebbe essere quella di indurre il pubblico a leggere l’opera di Sapienza in autonomia, perché il film non rende giustizia né a lei né alla sua eredità”, aggiunge The Wrap.

“Valeria Golino risplende in ‘Fuori’, il ritratto anticonformista di Mario Martone della celebre scrittrice e provocatrice italiana Goliarda Sapienza”, si legge su The Film Verdict.
“Mario Martone dipinge un bellissimo ritratto della scrittrice anarchica Goliarda Sapienza, segnato dall’appassionata amicizia con una ex compagna di carcere”, scrive Libération
“Matilda De Angelis, intensa, una rivelazione”, si legge su Télérama.

“Valeria Golino consegna Goliarda Sapienza al mito”, scrive Movieplayer.
“Come restituire dignità e spessore alla scrittrice Goliarda Sapienza”, si legge su FanPage.
“Un film magnifico ed enorme che si apre in un’infinità di punti di rottura”, scrive SentieriSelvaggi.
“Non un biopic su Goliarda Sapienza, piuttosto il tentativo di catturarne le sfumature di un’essenza”, scrive Cinematografo.
