Per secoli abbiamo dato per scontato che il gatto domestico fosse arrivato in Europa insieme ai primi agricoltori del Neolitico, seguendo l’uomo fin dalle prime comunità sedentarie. Un’idea affascinante, ma oggi profondamente messa in discussione dalla scienza. Una nuova ricerca internazionale, coordinata da due studiosi italiani e pubblicata su Science, ribalta infatti la narrazione tradizionale: i gatti domestici sarebbero giunti in Europa solo circa 2mila anni fa, e il loro primo approdo sarebbe avvenuto in Sardegna, non nel continente.
Una scoperta che non riguarda soltanto la storia naturale di uno degli animali più amati al mondo, ma che racconta anche il nostro rapporto con l’ambiente, con gli animali e con le rotte culturali del Mediterraneo antico.
In questo articolo
- 1 Gatti domestici, la ricerca italiana sulla copertina di Science
- 2 Il gatto più antico d’Europa? Viveva in Sardegna
- 3 Il (vero) antenato diretto del gatto domestico
- 4 Due ondate di introduzione nel Mediterraneo
- 5 Il ruolo dell’uomo (e dei Romani)
- 6 Domesticazione: una storia ancora aperta
- 7 Un animale globale, una storia condivisa
Gatti domestici, la ricerca italiana sulla copertina di Science
Lo studio è stato guidato da Claudio Ottoni e Marco De Martino dell’Università di Tor Vergata, insieme a un team internazionale di ricercatori. Analizzando 87 genomi di gatti antichi, da museo e moderni, il gruppo ha ricostruito con maggiore precisione la storia genetica dei felini europei, arrivando a conclusioni sorprendenti.
“I nostri risultati – scrivono i ricercatori – mettono in discussione la visione comune di un’introduzione neolitica dei gatti domestici in Europa, collocandone invece l’arrivo diversi millenni dopo”.
Il lavoro ha avuto un impatto tale da conquistare la copertina di Science, una delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo, segnando un vero punto di svolta negli studi sulla domesticazione animale.
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Il gatto più antico d’Europa? Viveva in Sardegna
Uno dei dati più rilevanti emersi dallo studio riguarda il gatto domestico più antico finora identificato in Europa. Il reperto proviene dal sito archeologico di Genoni, in Sardegna, ed è datato a circa 2200 anni fa.
Questo gatto appartiene al cluster genetico di Felis lybica e Felis catus ed è geneticamente molto simile agli attuali gatti selvatici sardi, che risultano a loro volta strettamente imparentati con un gatto selvatico nordafricano (Felis lybica) del Marocco.
Tutti gli altri gatti archeologici europei che condividono questo patrimonio genetico compaiono solo a partire da circa 2000 anni fa, suggerendo una dispersione relativamente recente e rapida, avvenuta lungo le rotte mediterranee.
Il (vero) antenato diretto del gatto domestico
Uno dei punti centrali dello studio riguarda l’origine del gatto domestico. Contrariamente a quanto ipotizzato in passato, l’antenato diretto del gatto domestico non è il gatto selvatico europeo (Felis silvestris), bensì il gatto selvatico africano (Felis lybica), ancora oggi diffuso in Nord Africa e nel Vicino Oriente.
Le analisi genetiche mostrano che i gatti domestici moderni sono più simili ai gatti selvatici africani che a quelli levantini, anche se nel tempo si è verificato un flusso genico diffuso tra popolazioni selvatiche e domestiche.
Secondo i dati raccolti, i primi gatti arrivati in Europa con caratteristiche domestiche compaiono solo nel I secolo d.C., rendendo improbabile una loro presenza stabile durante il Neolitico.
Due ondate di introduzione nel Mediterraneo
La ricerca propone un modello più complesso e articolato, basato su almeno due distinte ondate di introduzione dei gatti in Europa.
“La prima dispersione – spiegano i ricercatori – coinvolse gatti selvatici provenienti dall’Africa nordoccidentale, introdotti in Sardegna nel primo millennio a.C., che diedero origine all’attuale popolazione selvatica dell’isola”.
Questa popolazione, geneticamente distinta da quella continentale, viene spesso classificata come Felis lybica sarda e non sarebbe il risultato di gatti domestici inselvatichiti, ma di una linea di discendenza separata.
Una seconda dispersione, avvenuta non più tardi di 2000 anni fa, avrebbe invece portato in Europa una popolazione distinta – ancora non completamente identificata in Nord Africa – responsabile della nascita del pool genetico dei moderni gatti domestici europei.
Il ruolo dell’uomo (e dei Romani)
Se i gatti non sono arrivati con gli agricoltori neolitici, chi li ha portati in Europa? Secondo gli studiosi, il ruolo decisivo potrebbe essere stato svolto dagli antichi Romani, grazie ai commerci marittimi e alle fitte connessioni tra Nord Africa, Sardegna e resto del Mediterraneo.
Il gatto, animale abile nel controllo dei roditori, avrebbe trovato negli insediamenti umani, nei porti e nei magazzini un ambiente ideale per diffondersi rapidamente. Una relazione di reciproco vantaggio che ha favorito una delle convivenze più durature della storia.
Domesticazione: una storia ancora aperta
La ricerca non chiude il dibattito sulla domesticazione del gatto, ma lo rende più complesso. Le prove archeozoologiche e iconografiche indicano infatti due possibili centri di domesticazione:
- il Levante neolitico, circa 9500 anni fa
- l’Egitto faraonico, circa 3500 anni fa
Studi precedenti basati sul DNA mitocondriale avevano ipotizzato una diffusione neolitica dall’Anatolia, seguita da una seconda ondata egiziana. Tuttavia, come sottolineano gli autori, il flusso genico antico può confondere queste ricostruzioni, rendendo necessarie analisi genomiche più ampie e sofisticate.
Un animale globale, una storia condivisa
Oggi il gatto domestico (Felis catus) è uno dei mammiferi più diffusi al mondo. Ha seguito l’essere umano “in quasi ogni angolo del pianeta”, adattandosi con sorprendente efficacia agli ambienti antropizzati, spesso modificandoli in modo profondo.
La sua storia evolutiva racconta molto anche di noi: delle nostre migrazioni, dei nostri commerci, del modo in cui trasformiamo gli ecosistemi e stringiamo alleanze – consapevoli o meno – con altre specie.
Capire da dove vengono i gatti significa, in fondo, capire meglio come siamo diventati quello che siamo. E scoprire che una parte fondamentale di questa storia passa dalla Sardegna e dal Mediterraneo ci ricorda quanto le identità, anche quelle animali, siano il risultato di incontri, scambi e attraversamenti.


