Glaad premia la Batwoman lesbica che si imbatte nel DaDt

Riconoscimento ufficiale per l'eroina lesbo, che negli anni '50-'60 stava quasi per sposare Batman. Nella sua nuova vita, Batwoman si arruola ed ha a che fare con il Don't Ask Don't Tell

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Probabilmente conoscete i premi che ogni anno la GLAAD (Gay Lesbian Alleance Against Diffamation) assegna ai prodotti mediatici più gay friendly degli USA. Quello che forse non sapete è che ce n’è uno riservato ai fumetti, e che nel 2010 è andato alle storie della nuova Batwoman. Chi è Batwoman? La prima versione del personaggio nasceva nel 1956 e nasceva, guardacaso, per stemperare le accuse di istigazione all’omosessualità che in quel periodo avevano coinvolto Batman e Robin. Batwoman era in realtà Kathy Kane, che poco dopo sarebbe stata affiancata anche dalla nipote Betty nelle vesti della prima Batgirl. L’idea era proprio quella di sistemare sia Batman che Robin, che infatti ebbero delle lunghe love stories con le due ragazze. Batman arrivò quasi al punto di sposarsi, e il rischio venne scongiurato solo dalle proteste dei lettori.

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Questa bat famiglia felice durò fino alla metà degli anni ’60, quando i fumetti di supereroi iniziarono a diventare più adulti e le due ingombranti supereroine sparirono dalla circolazione. Nel 1985 tutti i personaggi dell’editore DC Comics ripartirono da zero dopo gli eventi narrati nella miniserie "Crisis", e così di Batwoman e della prima Batgirl si perse anche il ricordo. Nel 1989 comparve una certa Bette Kane, che divenne la supereroina Flamebird (per non fare confusione con la nuova Batgirl, alias Barbara Gordon, che debuttò nel 1966) a causa della sua cotta per Robin, ma di una nuova Batwoman non si parlò fino al 2006, quando si presentò una versione del personaggio che fin dalla sua prima apparizione (nella miniserie 52) non fece mistero della propria omosessualità e di una relazione con la detective Renee Montoya (personaggio molto noto nei comics di Batman, destinata a diventare la supereroina Question). Una bella rivincita per la comunità LGBT.

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Nonostante una manciata di apparizioni questo personaggio fece molto discutere, e nel 2009 ebbe la sua ribalta diventando protagonista per dieci numeri dello storico mensile "Detective Comics" (sostituendo Batman, che in quel momento era dato per morto). Proprio quelle storie, in cui il disegnatore Greg Rucka e lo sceneggiatore J.H. Williams III danno il meglio di sé, sono state appena pubblicate in italiano. In queste storie scopriamo che Batwoman, alias Kate Kane (cugina di Bette Kane/Flamebird), ha sviluppato un grande senso della giustizia per merito di un padre e una madre ufficiali dell’esercito. Dopo che sua madre e sua sorella sono stare uccise da una setta criminale, Kate decide di entrare nell’esercito per servire il suo paese, ma per principio non vuole nascondere la propria omosessualità: incappa nel famigerato "don’t ask don’t tell" e, nonostante le sue doti, viene allontanata. La sua vita diventa priva di uno scopo, fino a quando si imbatte in Batman, che scuote la sua coscienza e le fa capire che ci sono molti modi per fare giustizia. Kate Kane, supportata dal padre (che la rifornisce degli ultimi ritrovati tecnologici dell’esercito americano), diventa Batwoman e intraprende la sua personale crociata contro il male, imbattendosi anche nella setta criminale che ha segnato la sua vita e che le riserva ancora delle sconvolgenti verità.

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Il tutto mentre continua a dimostrarsi orgogliosamente lesbica, presentandosi in gessato alle feste mondane di Gotham City e flirtando con Maggie Sawyer, il più noto ufficiale di polizia lesbico della città. Non stupisce che, proprio in questi giorni, negli USA Batwoman stia debuttando con un mensile tutto suo: la prima serie regolare mai dedicata ad un supereroe omosessuale dichiarato. Evidentemente i tempi cambiano, anche se è doveroso un appunto: negli USA le storie di Batwoman sono uscite prima su giornalini mensili, poi come raccolta economica e infine in edizione di lusso per le fumetterie. In Italia, invece, la Planeta De Agostini ha scelto di uscire solo con il volume cartonato di lusso, tagliando fuori il pubblico occasionale delle edicole e tutti coloro che non se la sentono di spendere più di dieci euro per un libro a fumetti. Un vero peccato, perché un personaggio del genere meriterebbe di farsi conoscere da un pubblico decisamente più vasto, soprattutto in Italia.

di Valeriano Elfodiluce

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