Il bel modello brasiliano e la vera acqua di cocco

Come quasi tutti ormai, anche i modelli più avvenenti hanno profili sui social network dai quali, oltre a pubblicare foto di sé, dispensano perle di muscoloso pensiero. E collezionano consensi.

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Rodiney Santiago è un modello brasiliano specializzato in intimo e costumi da bagno. È quindi pleonastico ribadire quanto sia attraente e che per molti basterebbero appena cinque secondi per decidere di sgozzare un neonato nella culla qualora gli venisse chiesto l’inumano gesto pur di passare una notte con lui. Da alcuni mesi sono un accanito follower dei suoi tweet che solitamente sono foto di qualche servizio appena scattato a bordo piscina, imperlato di sudore (che ne l suo caso è ambrosia vaporizzata e non vile secrezione dell’epidermide) con indosso un costume che è rimasto solo un’idea nella mente dello stilista. Più raramente Rod condivide invece pensieri e considerazioni sulla vita, l’amore, la religione che confermano come Zoolander di Ben Stiller sia un docu-film più che una parodia del mondo della moda. Qualche settimana fa il bel brasiliano scrive: “Divento pazzo quando al supermercato vedo alcune marche di acqua di cocco affermare che sono 100% acqua di cocco naturale. Io sono nato in Brasile e so esattamente com’è il sapore dell’acqua di cocco. E poi usano un nome brasiliano solo per vendere prodotti naturali. State bevendo solo acqua e zucchero, non fatevi prendere in giro da questi marchi! Assurdo!”.

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D’accordo, sappiamo tutti come Twitter, Facebook e tutti gli altri social network debbano il loro successo alla diffusione democratica di pensieri che a volte risultano piuttosto deboli (sebbene quello di Santiago sia, rispetto ai “buongiorno mondo” e “pizza time” che leggiamo sulle pagine di migliaia di iscritti, uno status infinitamente più evoluto) ma la cosa che mi ha sorpreso sono stati gli oltre 200 “like” e 50 commenti che lo supportavano e lo incitavano a “dire la verità” sull’acqua di cocco come se avesse scoperto tracce di uranio nella Coca Cola e stesse promuovendo una class action contro il colosso di Atlanta in stile Erin Brockovich. Questo episodio, mi ha dato la conferma di come la bellezza abbia la capacità di suscitare consensi per il solo fatto di essere tale, anche quando sconfina da essa trasformandosi in pensieri e opinioni. Ora, se lui avesse pubblicato l’ennesima foto seminudo e avesse raccolto 5000 gradimenti, non ci sarebbe stato nulla di singolare, ma il fatto che questi arrivino e che invece di essere dei sonori “e chissene?” abbiano al contrario un tono serio e interessato di chi partecipa a una discussione sulla giustezza della pena di morte è la conferma di quanto credo.

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Se Kant fosse nato oggi e avesse pubblicato la sua Critica attraverso tweet e status di Facebook forse non avrebbe raccolto lo stesso numero di sostenitori. Persino io, quando voglio creare un po’ di movimento sulla mia pagina sono costretto a mezzucci da mestierante come scrivere che “Madonna è una vecchia che se ne dovrebbe stare a casa a curarsi l’artrite”, consapevole però del fatto che almeno il 60% dei commenti possono essere letti tranquillamente come minacce di morte e damnatio memoriae. Invece poi arriva Ronny, ci dice che l’acqua di cocco di Rio non è la stessa che bevi nei bricchi venduti a Manhattan e la gente si sdilinquisce come se l’avesse visto sfilare sul pelo del mare e fosse riuscito a trasformare l’acqua in integratori proteici al gusto di cacao.
Non so se e quanti di voi ricordano l’intervista mandata in onda su Rai 2 lo scorso anno a una delle olgettine più rappresentative dello scandalo presidenziale, Terry De Nicolò, quella che, riporto fedelmente, sosteneva fieramente: “la bellezza è un valore e se sei brutta te ne devi stare a casa”, mentre sorseggiava dello champagne davanti agli occhi vitrei dell’intervistatore.

Ora nessuno vuole fare di questa il simbolo generazionale di un cambiamento culturale in atto e persino io che venero la bellezza di Santiago so darle il giusto valore ritenenendo la forza di un bel pensiero di gran lunga più attraente, ma diciamo che se uno considera che l’acqua di cocco di Rodiney se la batte per consensi con uno status scritto da Umberto Eco sul concetto di fabula e trama che gli sarà costato notti insonni sui testi di semantica della Sorbona, la cosa fa pensare.
La bellezza del resto è un valore della nostra cultura che ci portiamo dai tempi dei greci. Certo, è ovvio che quando parlavano di “kalos” (la bellezza) come “agathos” (il valore) intendessero un concetto più ampio di questa qualità che comprendeva anche altre e più durature categorie dello spirito umano, ma ricordiamoci che la più epica delle battaglie che l’epos ricordi è stata combattuta a causa di una principessa sequestrata dai greci non certo per la sua abilità di preparare il capretto arrosto con le foglie di timo recitando la ricetta in trimetri giambici.

di Insy Loan ad alcuni meglio noto come Alessandro Michetti

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