IL CORAGGIO DI DISEGNARE L’AIDS

Esce in Italia "Pillole Blu" fumetto che parla di sieropositività. Gay comics? Macché. E' la storia di una mamma positiva e un uomo davvero innamorato. E conquista con semplicità.

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Nel corso dei decenni il concetto di fumetto gay, perlomeno in occidente, è andato definendosi sempre di più, fino ad assumere dei connotati abbastanza precisi.
Fondamentalmente questo tipo di fumetti copre tre generi: quello erotico, quello umoristico e quello autobiografico/realistico, e anche se i primi due hanno tentato curiose ibridazioni con altri sottogeneri (fantascienza, avventura, ecc…), il fumetto gay contemporaneo raramente esula da questi schemi.
Probabilmente questo dipende dal fatto che, essendo realizzati prevalentemente da omosessuali, i fumetti gay riprendono – nel bene e nel male – alcuni dei tormentoni del gay medio: la voglia di divertirsi, la voglia di sesso e la voglia di confrontare la propria esperienza di vita con quella degli altri.
Solo il tempo potrà dirci se questo trend si manterrà invariato o se il fumetto gay si evolverà anche in altre direzioni (come sembrano dimostrare alcuni recenti fumetti gay solo apparentemente umoristici), tuttavia è lampante che, finchè si muoverà all’interno da certe linee guida, non riuscirà ad uscire da certe gabbie tematiche.
Per fare un esempio più concreto: se un fumetto gay affronta temi autobiografici il clima che si respira è sempre fra il malinconico e l’angosciato, e se al protagonista capitano degli imprevisti di una certà gravità la narrazione sprofonda – di solito – in un vortice di disperazione e malcelato vittimismo.
Ora: anche ammesso che in un racconto dai risvolti autobiografici sia lecito mostrare i fatti dal proprio punto di vista, anche distorti dalla lente dell’emotività, l’impressione generale è che, se un fumetto non ha una buona dose di lamenti e autocommiserazione, non meriti il titolo di “fumetto gay realistico”.
Sicuramente è legittimo che una persona affronti i problemi della vita nel modo che ritiene più opportuno, anche piangendosi addosso se crede, tuttavia è evidente che nelle autobiografie gay a fumetti è ormai diventata un’abitudine abbastanza vincolante.
E questo spiega perchè nei sopracitati fumetti non si affronti quasi mai il tema della sieropositività.

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Una tema ancora tabùMolti protagonisti di fumetti gay autobiografici/realistici possono subire discriminazioni, abusi e soprusi di tutti i tipi, tuttavia si bada bene a tenere lontano il discorso Aids, quasi come se non facesse parte del mondo “reale” descritto in queste vicende, e men che meno si fa di questa malattia l’elemento portante del racconto.
Perchè? Forse perchè – se i fumetti gay rispecchiano la comunità gay di oggi – il tema della sieropositività è ancora un mezzo tabù e non parlandone si ha l’illusione di poter stare tranquilli e “al sicuro”. D’altra parte come potrebbero i protagonisti di questi fumetti – la cui caratteristica ricorrente è la fragilità emotiva e la scarsa determinazione – confrontarsi con temi di questo tipo?
Sia come sia il virus HIV non colpisce solo gli omosessuali, ed è interessante notare come uno dei fumetti che riescono a raccontare meglio l’Aids come esperienza di vita provengano da un ambito che – in teoria – non ha nulla a che spartire col mondo gay.
Un’opera d’altra origineIl fumetto in questione è “Pillole Blu”, ultimato nel 2001 dallo svizzero Frederik Peters, e finalmente tradotto in Italia per Kappa Edizioni.

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L’autore ha realizzato questo volume soprattutto per analizzare e mettere a fuoco il suo rapporto personale con la sieropositività, con cui ha scelto di convivere per amore (e leggendo la storia non si può fare a meno di essere toccati dalla genuinità che – effettivamente – traspare da ogni pagina).
La vicenda inizia quando Fred ha diciannove anni e durante una festa nota Cati: è un colpo di fulmine, ma lui non trova il coraggio di farsi avanti. I due si reincontrano occasionalmente (intanto Cati è diventata mamma), finchè durante il capodanno del duemila si ritrovano allo stesso veglione e finalmente cominciano a conoscersi meglio e poi a frequentarsi… Si trovano bene insieme ma, durante una cena da Fred, Cati gli fa sapere che ha contratto il virus HIV e che il suo bimbo di tre anni è nato sieropositivo. Ovviamente Fred è preso in contropiede, ma Cati gli piace davvero, e decide di proseguire la loro relazione. Da qui in poi il racconto diventa una raccolta degli episodi che segnano una relazione fatta di dolcezza e inquietudine, di rassegnazione e di profondo rispetto, ma soprattutto di piccole riflessioni sul senso della vita e delle cose che – probabilmente – l’autore non avrebbe mai pensato di dover affrontare.

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Una storia solo apparentemente semplice e lineare, che con la sua immediatezza riesce a mettere in luce valori e sensazioni che fanno riflettere allo stesso modo l’autore e i lettori. I controlli periodici, le visite mediche, le pillole che anche il bimbo di Cati deve iniziare a prendere… Ma anche l’affetto che si rafforza, il coraggio che ci si infonde e la forza che si riesce a trovare. Tutto aquista un nuovo significato di giorno in giorno, e tutto viene narrato con una delicatezza e una semplicità che sono valsi a questo fumetto il Premio Topferr a Ginevra e il Gran Premio al festival di Sierre.
Attenzione però: il valore di quest’opera non sta tanto nel coraggio dimostrato a parlare di Aids, quanto nel modo con cui viene trattato l’argomento. Nonostante sia una presenza inquietante sullo sfondo delle vite dei protagonisti, non viene vissuta come una condanna, un tormento o una punizione divina, ma è considerata per quello che effettivamente è: una malattia. Una malattia ancora incurabile, certo, ma che non può e non deve sostituirsi alla vita di chi – purtroppo – è costretto a conviverci.

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In questo fumetto – e questo è probabilmente il suo pregio maggiore – nessuno si vede come un martire o come una vittima, per quanto possibile l’approccio alla situazione è persino positivo, e la voglia di “normalità” prevale anche nei momenti meno facili.
Non ci sono tantissimi fumetti dal valore assolutamente trasversale, soprattutto se toccano argomenti così delicati (e spesso abusati): probabilmente fumetti come questi sono capaci di farci riflettere sul fatto che, prima di essere gay o etero, siamo tutti esseri umani e abbiamo tutti il diritto di amare e vivere… Ma soprattutto ci insegna quanto possiamo imparare gli uni dagli altri, a prescindere dal nostro orientamento sessuale.
Abbiamo parlato di:
Titolo: “PILLOLE BLU”
Editore: Kappa Edizioni
E-mail: info@kappaedizioni.it
Costo: € 15
Reperibile in fumetteria, nelle migliori liberie di varia e su Cleptomania.it

di Valeriano Elfodiluce

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