Imma Battaglia sproloquia sul mondo transgender: “Più facile camuffarsi che dire sono nata così come sono”

Nessun gay, bisex o lesbica dovrebbe permettersi di mettersi nei panni di una persona transgender. Il silenzio, quando vengono trattati certi delicati argomenti, dovrebbe essere d'obbligo.

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L’informazione sul mondo transgender dopo la morte di Maria Paola, uccisa dal fratello solo perché innamorata di Ciro, ragazzo FtoM, continua a regalare orrori catodici a giorni alterni. Quanto si è visto su Rai 1 a Oggi è un Altro Giorno con Imma Battaglia, volto della comunità LGBT nazionale, appare onestamente inaccettabile, proprio perché condiviso da uno storico esponente della nostra comunità.

L’ex presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli ha voluto paragonare la propria esperienza personale, di lesbica dichiarata, a quanto capitato a Ciro, giovane adolescente transgender.

Io non so perché mia madre a 3 anni mi ha tagliato i capelli, ricordo una vita intera trascorsa a spiegare che ero femmina, ha esordito Imma, quasi volesse spiegare perché non sia diventata uomo. “A un certo punto della tua vita, credimi, ti assicuro che ti vengono i dubbi. Ti voglio dire che non ho fatto il percorso di Ciro, e non ho mai messo in discussione di diventare uomo, per un fatto politico. Sono nata così e nessuno mi può guardare e giudicare, dire cosa sono”.

Parole di una gratuità travolgente, perché nessun gay, bisessuale, lesbica, asessuale (per rimanere all’interno della nostra comunità), dovrebbe permettersi di mettersi nei panni di una persona transgender. Il silenzio, quando vengono trattati certi delicati argomenti, è d’obbligo, con il rispetto a farla da padrone. Sempre. Solo una persona transgender ha il diritto di spiegare cosa significhi nascere in un corpo sbagliato.

Se fossi stata più fragile, se avessi voluto per forza trovare un posto nella società, accettata, è molto più facile diventare quello che tutti ti dicono. Sei un maschio! È più facile camuffare da maschio, essere maschio, piuttosto che dire, ‘non mi devi più chiedere chi sono e cosa sono, sono nata così come sono’. E basta. Cosa è il maschile e cosa è il femminile. Sono stanca di dover ricominciare a parlare di questo.

Peccato che parlare di ‘semplicità’ nel seguire un percorso di transizione sia a dir poco fantascientifico. Come si può andare in televisione a parlare di ‘camuffamento’, di ‘fragilità’, di fuga da una mancata accettazione quando stiamo parlando esattamente del contrario, di persone trans spesso costrette a vivere una vita dietro una maschera, all’interno di un corpo che non è il loro, persone che rischiano la vita proprio pur di evitare qualsiasi ‘camuffamento’.

“Sai cosa ho scelto nella vita, per contrastare quegli sguardi, quegli sputi addosso, studiavo. Studiavo!”, ha continuato la Battaglia, che evidentemente ha studiato poco o nulla della realtà transgender. “Volevo essere la migliore. Sai cosa facevo quando mi insultavano, io li guardavo negli occhi, fortunatamente sono alta, gli dicevo ‘cosa sono sotto a te non deve fregartene’, e cambiavo il livello. Ho avuto anche problemi in famiglia, non è facile per nessuno. Come si permettono a semplificare la crisi che una persona passa per essere sempre additato, osservato, voi non lo sapete, perché non lo vivete addosso”.

Ma è nel finale che Imma tracima, dando del lei al povero Ciro, inspiegabilmente accusato di camuffarsi con i tatuaggi: “Una cosa di Ciro mi ha turbato, anche lei, con questi tatuaggi, seguire per forza, quando ha detto ‘pensano che siamo due femmine, io so’ n’ommo’, rivendica chi sei, non uniformarti, questa è stata la mia battaglia, io non mi uniformo”.

Duro il commento social di Daniela Lourdes Falanga, presidente Arcigay Napoli: “Quando fui intervistata per Rai1, nel momento più tragico, quello in cui stavo definendo il filo della narrazione, perché Ciro era costantemente chiamato col nome non confacente alla sua identità di genere, proprio nel momento in cui tutti i giornalisti mi ringraziavano per avere chiarito una vicenda di cui nessuno riusciva a comprendere le dinamiche, mi dissero che Imma Battaglia era in collegamento. Ero turbata perché sono convinta che l’esperienze le devono raccontare le persone che vivono le medesime esperienze. Lo dissi al giornalista che doveva passarmi il microfono. Fui intervistata e chiarii tutto ancora una volta perché Imma diceva altro, parlava di sè e ancora creava confusione e disagio ed ennesimo abuso. Imma, non sei una persona trans, sei una donna lesbica. Non parlare per noi!!! In questi minuti potrebbero parlare le persone trans e fare la giusta informazione. Fate anche voi le vostre deduzioni”.

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Franzc Dereck 22.9.20 - 9:44

La maggior parte dei gay maschi passivi non si sentono delle donne mancate si possono benissimo sentire facenti parte di quel mondo variegato che presenta la sessualità umana. D'accordissimo col precedente commento: nel caso di Ciro si cade quasi nell'errore di considerare il sesso solo binario. Ovviamente ogni caso è un caso a se e le personali esperienze non possono essere considerate regole generali. Il sistema giuridico deve essere certo e valere per tutti , pero'.

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bacibaci 17.9.20 - 13:31

Capisco che lei dica, da lesbica, che sentirsi dire tutti i santi giorni che sei un maschio, era offensivo, disturbante, perchè lei non voleva che fossero altri a dirle ciò che poteva o non poteva essere. Capisco che nella sua testa sia passata l'idea che forse gli altri avevano ragione o che forse diventare maschio, cioè fare la transizione poteva apparire come la soluzione per sottrarsi al rifiuto della sua identità di donna e lesbica. Capisco il suo orgoglio di avere vinto questa battaglia per essere autenticamente sè stessa, cioè donna e lesbica, senza cedere alla pressione sociale e forse familiare per diventare un uomo che sta con una donna, invece che essere una donna che ama una donna. Quella di cui parla Emma Battaglia è la SUA esperienza, non è detto che quella di Ciro sia la stessa, non è detto che Ciro sia una Emma Battaglia che ha ceduto alla pressione sociale che le diceva che era o cmq che poteva essere un maschio, ma non una donna lesbica. Forse per Ciro si è trattato "semplicemente" di una donna che voleva diventare uomo. Alla fine, negli ultimi 30 secondi del video, però Emma Battaglia dice che se Ciro si sente un uomo, è giusto che rivendichi la sua identità. Inoltre quando parla di camuffamento, parla dei tatuaggi, forse si riferiva al fatto che vanno di moda, non so, visto che la frase è un pò sospesa. Secondo me è possibile che si sia scambiato il racconto che Emma Battaglia ha fatto della sua esperienza per una lettura generale delle persone trans come persone che, a differenza sua, hanno ceduto alla pressione sociale di adeguardsi alle aspettative sociali su cosa vuol dire maschile e femminile. Non so se è andata così, ma da questo video mi pare una possibile lettura. Non ho visto l'intera puntata, è un pò azzardato giudicare il pensiero di una persona sulla base di 3 minuti, nel mondo d'oggi funziona così, basta un twitt o un minivideo di pochi minuti o un like su facebook perchè si pensi di avere una conoscenza sufficiente di cosa c'è nella testa di una persona. Magari è vero che Emma Battaglia pensa quelle cose, ma non sono sicuro che ciò possa dedursi in termini certi da questo video.

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