L’Inferno Unito dopo Brexit: l’agonia della Gran Bretagna

"Per la prima volta in decenni, gli interessi del Regno Unito e quelli dell’Europa si trovano in aperto, brusco contrasto", afferma Mancassola. Cosa succederà?

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3 min. di lettura

La Gran Bretagna del post Brexit è inquietante. Marco Mancassola sull’Internazionale definisce il quadro che si sta delineando nel Regno Unito “straordinario e sinistro”: in effetti dopo un periodo di accurata pacatezza opportunistica, in cui la prima ministra Theresa May non si sbilanciava né per il sì né per il no, ora “il congresso ha chiarito che la Brexit è diventata la fede assoluta del governo“.

Punto focale di questa politica è il controllo certosino dell’immigrazione: la May ha ribadito che questo aspetto sarà la condicio sine qua non per ogni trattativa con l’Europa. Amber Rudd, ministra dell’interno, ha dichiarato che “ogni azienda dovrà rendere pubblico il numero di dipendenti stranieri in modo da svergognare quelle che non assumono abbastanza britannici“. Tra le proposte, anche quella di ridurre considerevolmente il numero di studenti stranieri ammessi nelle scuole inglesi. Le posizioni nazionaliste della ministra hanno sconvolto talmente tanto l’opinione pubblica che un conduttore radiofonico, leggendo un brano di un discorso che suonava molto simile a quello della Rudd, rivela poi che si tratta di un brano del Mein Kampf. Il governo insomma, nelle parole di Mancassola, “cavalca il nuovo clima sociale successivo al referendum“: secondo un sondaggio di YouGov il 59 percento dei britannici appoggia le idee di Rudd.

Sul versante economico e sociale però, la May sembra strizzare l’occhio a posizioni di centro e perfino, almeno in apparenza, di sinistra: diritti sindacali e dei consumatori, attacchi alle grandi potenze economiche e giustizia sociale sono argomenti che pervadono i suoi discorsi.

Questa linea politica, che è destra e sinistra allo stesso tempo, con l’amalgama populista e nazionalista, è stata definita da un commentatore del Times maysmo: “intercetta perfettamente le inquietudini della maggioranza che ha votato per la Brexit“, chiosa Mancassola.

Il Regno Unito ha oltre tre milioni e mezzo di immigrati europei che vivono sul territorio. Questi ora si trovano al centro di una crepa ideologica, una contraddizione in termini: da una parte il carattere internazionale delle città cosmopolite inglesi, prima fra tutte Londra (uno dei caratteri fondanti della società londinese è la mobilità della forza lavoro), dall’altra i sempre più evidenti contrasti del governo. “Si trova sotto attacco il modello stesso di vita della capitale, ciò che ha determinato la sua prodigiosa crescita economica e culturale degli ultimi vent’anni“, evidenzia Mancassola.

Le prospettive sono spaventose e inesplorate: il ministro delle finanze Philip Hammond parla di “montagne russe” per l’economia nel futuro. L’esclusione dal mercato unico europeo potrebbe avere come conseguenza l’impoverimento della nazione, e a farne le spese saranno i lavoratori stessi, sia quelli che hanno votato sì sia quelli che hanno votato no. Per non parlare della “retorica di guerra”: Merkel e Hollande non hanno di certo speso parole positive per le ultime mosse nazionaliste del governo inglese.

Siamo nel bel mezzo del “divorzio più complesso al mondo“, come lo ha definito l’Economist: si è addirittura parlato del rifiuto del governo di assumere, come consulenti, alcuni accademici della London School of Economics solo perché non sono cittadini britannici. Le conseguenze catastrofiche di questa separazione, che si stanno iniziando a manifestare, sono ormai dietro l’angolo.

***

Marco Mancassola è un narratore e saggista. I suoi ultimi libri sono Non saremo confusi per sempre, pubblicato da Einaudi, e Gli amici del deserto, pubblicato in Italia da Feltrinelli e in Francia da Gallimard. Dichiaratamente omosessuale, ha scritto alcuni dei più bei romanzi di letteratura gay: tra questi Il mondo senza di me, un libro che parla di come sia difficile trovare un proprio posto nel mondo, a prescindere dalla propria identità sessuale. Vive e lavora a Londra. Per approfondire il discorso sulla Brexit, qui il suo articolo sull’Internazionale >

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Giovanni Di Colere 12.10.16 - 11:48

Si schedano le persone addirittura gli italiani per origine regionale. Il problema è che il labour ha scelto la strada vetero dirigista ideologica della sinistra radicale e sindacalsocialista di Corbyn e ha 25% di intenzioni di voto mentre i Tory di Theresa May veleggiano sopra al 40%. Siamo in una situazione senza uscita

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