Vincitrice di un premio Oscar, tre Golden Globe, un BAFTA, due Screen Actors Guild Awards, due Critics’ Choice Awards, due Premi Emmy, dell’Orso d’argento a Berlino, del Prix d’interprétation féminine al Festival di Cannes e di due Coppa Volpi a Venezia, Julianne Moore si è definita “sotto shock” dopo che l’amministrazione Trump ha vietato il suo libro per bambini Freckleface Strawberry.
Freckleface Strawberry, di che parla?
Il libro, pubblicato nel 2007, è una storia semi-autobiografica su una bambina di sette anni a cui non piacciono i suoi capelli rossi e le sue lentiggini, ma che impara a conviverci e ad accettarsi, quando si rende conto di essere diversa “proprio come tutti gli altri”. Questa bimba ha due mamme. Dal 2007 ad oggi sono poi arrivati 5 sequel editoriali più un musical del 2010 intitolato Freckleface Strawberry the Musical.
La denuncia di Julianne Moore

Via Instagram Moore ha denunciato quanto avvenuto: “È stato un grande shock apprendere che il mio primo libro, Freckleface Strawberry, è stato bandito dall’amministrazione Trump dalle scuole gestite dal Dipartimento della Difesa”.
Julianne ha rivelato di aver scritto il libro per i suoi figli, per “ricordare loro che tutti noi lottiamo, ma siamo uniti dalla nostra umanità e dalla nostra comunità”. “Non posso fare a meno di chiedermi cosa ci sia di così controverso in questo libro illustrato dall’essere stato bandito dal governo degli Stati Uniti”, ha scritto sui social l’iconica attrice.
“Sono veramente rattristata e non avrei mai pensato di vedere tutto questo in un Paese in cui la libertà di parola e di espressione è un diritto costituzionale”. “Sono particolarmente sbalordita perché sono un’orgogliosa diplomato della Frankfurt American High School, una scuola che un tempo operava a Francoforte, in Germania. Sono cresciuta con un padre veterano del Vietnam che ha trascorso la sua carriera nell’esercito USA. Non potrei essere più orgoglioso di lui e del servizio che ha reso al nostro Paese. Mi irrita pensare che ragazze come me, cresciute con un genitore in servizio militare e che frequentano una scuola DoDEA non potranno leggere un libro scritto da qualcuno la cui esperienza di vita è così simile alla loro”.
Lo sconcerto di PEN America
PEN America, organizzazione no-profit il cui obiettivo è aumentare la consapevolezza per la protezione della libertà di espressione negli Stati Uniti e nel mondo attraverso il progresso della letteratura e dei diritti umani, ha denunciato l’ennesimo divieto di Trump, parlando di una rimozione che diventa indicatore dell’approccio superficiale e autocratico della nuova amministrazione all’istruzione K-12″.
La volontà di cancellare i libri che riguardano “l’ideologia di genere o argomenti discriminatori di equità” è in linea con gli ordini esecutivi di Trump intitolati Difendere le donne dall’estremismo dell’ideologia di genere, Ripristinare la verità biologica e Porre fine all’indottrinamento radicale nell’istruzione K-12.
Quest’ultimo ordine esecutivo afferma che “Negli ultimi anni i genitori hanno visto le scuole indottrinare i loro figli con ideologie radicali e antiamericane, bloccando deliberatamente la supervisione dei genitori. Un simile ambiente funziona come una camera di risonanza, in cui gli studenti sono costretti ad accettare queste ideologie senza porsi domande o sottoporle a un esame critico”.
Un libro sulle lentiggini è stato etichettato come “radicale o antiamericano” dall’amministrazione Trump solo e soltanto perché la piccola protagonista ha due mamme, cosa evidentemente inaccettabile per il presidente USA. Sono stati vietati anche il libro illustrato di Ruth Bader Ginsburg No Truth Without Ruth e il libro di memorie dell’attivista transgender Nicole Maines, Becoming Nicole.
Julianne Moore, icona queer

Nel corso della propria strabiliante carriera Julianne Moore ha più volte incontrato personaggi queer e preso parte a film a tematica LGBTQIA+. Nel 2002 ha interpretato Laura Brown in The Hours, donna infelice nell’America degli anni ’50 che trova conforto leggendo La Signora Dalloway di Virginia Woolf fantasticando sull’amica Kitty (Toni Collette). Nel 2015 ha affiancato Elliot Page in Freeheld, pellicola tratta dalla storia vera della detective lesbica Laurel Stacie, che dopo aver scoperto di avere un tumore maligno lottò per concedere la pensione e pari diritti alla fidanzata Stacie Andree. Nel 2010 è stata la compagna di Annette Benning in I ragazzi stanno bene e nel 2009 di Robin Weigert in La vita segreta di Pippa Lee. Vista anche in A Single Man, in Safe di Todd Haynes e nel più recente La Stanza accanto di Pedro Almodovar, Julianne More è da sempre fedele e dichiarata alleata della comunità LGBT+.
Negli anni ’80, appena trasferita a New York, marciò con la manifestazione Act Up! per protestare contro lo scarso supporto del governo durante l’esplosione dell’AIDS: “Le persone si ammalavano, morivano velocemente, e nessuno sapeva di cosa si trattasse. Così mi sono unita alla comunità”, dichiarò in un’intervista nel 2015. Nel 2017 si è unita insieme alla cantante SIA e all’attrice Zoe Saldana nel video musicale di “Free Me“, finalizzato a promuovere la sensibilizzazione all’HIV e alzare fondi per l’associazione #endHIV: nel video, la voce narrante di Moore raccontava la storia di una donna incinta e sieropositiva. Si è anche apertamente schierata per la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, prima che diventassero legali negli Stati Uniti il 26 Giugno 2015: “Qualunque sarà la decisione, noi continueremo a combattere”, diceva in un video della campagna #IDO. “Combatteremo per gli studenti LGBTQIA+ che sono costantemente bullizzati nelle scuole, per le persone transgender che continuano a subire violenza e discriminazione, e per il diritto a prenderci cura delle persone che amiamo quando si ammalano. Continueremo a combattere finché avremo tuttə pari diritti”.
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