Venezia ’79: l’alleata LGBTQIA+ Julianne Moore è presidente della Giuria Internazionale

L'attrice presiederà la giuria internazionale alla 79esima Mostra del Cinema di Venezia. Ecco perché ancora oggi è un'icona queer.

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Udite udite: Julianne Moore sarà presidente della Giuria Internazionale al Concorso della 79esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica alla Biennale di Venezia. In programma dal 31 Agosto al 10 Settembre 2022, Moore farà parte della giuria che assegnerà ai lungometraggi in concorso il Leone D’Oro (Miglior film), il Leone d’argento (Gran premio della Giuria), e gli altri premi ufficiali, affiancata dall’attore Mariano Cohn, il regista Leonardo Di Costanzo, la sceneggiatrice Audrey Diwan, l’attrice iraniana Leila Hatami, lo scrittore Kazuo Ishiguro, e il regista Rodrigo Sorogoyen.

 

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Vincitrice del Premio Oscar come miglior attrice per Still Alice nel 2014, oltre che prima attrice americana a vincere i premi più importanti al Festival di Berlino (The Hours nel 2002), a Cannes (Maps of The Stars nel 2014) e sempre a Venezia (Lontano dal Paradiso nel 2002), Moore è anche un’indiscussa icona per il pubblico queer, interpretando innumerevoli personaggi LGBTQIA+: nel 2015 è stata protagonista insieme ad Elliot Page in Freeheld, pellicola tratta dalla storia vera della detective lesbica Laurel Stacie, che dopo aver scoperto di avere un tumore maligno, lottò per concedere la pensione e pari diritti alla fidanzata Stacie Andree.

Nel 2010 è stata la compagna di Annette Benning in I ragazzi stanno bene e nel 2009 di Robin Weigert in La vita segreta di Pippa Lee.

Nel 2002 ha interpretato l’incantevole Laura Brown in The Hours – film tratto dall’omonimo romanzo di Michael Cunningham – donna infelice nell’America degli anni ’50, che trova conforto leggendo La Signora Dalloway di Virginia Woolf e qualche volta baciando sulle labbra l’amica Kitty (Toni Collette).

the hours film
Julianne Moore bacia Toni Collette in The Hours (2002)

Moore ha aggiunto un pizzico di queer ai suoi personaggi anche quando non era espressamente richiesto: nel 1998 ha interpretato Lila Crane in Psycho di Gus Van Sant, remake a colori del capolavoro di Alfred Hitchcock, dichiarando in un’intervista per Out Magazine: “Onestamente, a nessuno fregherà niente, ma ho interpretato Lila come fosse una lesbica butch (ndr. maschiaccio)“.

Ma Julianne More è stata una fedele e dichiarata alleata alla comunità LGBTQIA+ anche fuori il grande schermo. Negli anni ’80, appena trasferita a New York, marciò con la manifestazione Act Up! per protestare contro lo scarso supporto del governo durante l’esplosione dell’AIDS: “Le persone si ammalavano, morivano velocemente, e nessuno sapeva di cosa si trattasse. Così mi sono unita alla comunità” dichiaro in un’intervista nel 2015. Sempre nel 1995, recitò nel film Safe, considerata una grande metafora dell’epidemia AIDS.

Nel 2017 si è unita insieme alla cantante SIA e l’attrice Zoe Saldana nel video musicale di “Free Me“, finalizzato a promuovere la sensibilizzazione all’HIV e alzare fondi per l’associazione #endHIV: nel video, la voce narrante di Moore raccontava la storia di una donna incinta e sieropositiva.

È stata anche autrice del libro Freckleface Strawberry: Best Friends Forever con protagonista una bambina cresciuta da due mamme: “I miei figli hanno una sacco di amichetti con due mamme o due papà, e sanno che possono scegliere di sposare un uomo o una donna” disse all’epoca “Per quando saranno adulti, spero sarà una realtà possibile per chiunque”.

Julianne Moore si è anche schierata apertamente per la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, prima che diventassero legali negli Stati Uniti il 26 Giugno 2015: “Qualunque sarà la decisione, noi continueremo a combattere” diceva in un video della campagna #IDO  “Combatteremo per gli studenti LGBTQIA+ che sono costantemente bullizzati nelle scuole, per le persone transgender che continuano a subire violenza e discriminazione, e per il diritto a prenderci cura delle persone che amiamo quando si ammalano. Continueremo a combattere finché avremo tuttə pari diritti”. 

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