La Ruota della Fortuna “spodesta” il monopolio di Antonio Ricci: i media lo osannano, ma perché non hanno fatto la stessa cosa con Barbara d’Urso?

Ascolti record per La Ruota della Fortuna che ha "spodestato" Paperissima Sprint di Antonio Ricci: i media elogiano il "genio", ma quando Barbara d'Urso è stata mandata via da Mediaset nessuno ha detto nulla (o quasi).

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La Ruota della Fortuna “spodesta” il monopolio di Antonio Ricci
La Ruota della Fortuna “spodesta” il monopolio di Antonio Ricci
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Negli ultimi giorni, l’access prime-time di Canale 5 è stato protagonista di una vera e propria rivoluzione. L’arrivo de La Ruota della Fortuna con Gerry Scotti ha segnato un momento “storico”, rompendo un monopolio ultratrentennale dei programmi targati Antonio Ricci.

I numeri del debutto sono stati a dir poco incoraggianti, con 3.643.000 spettatori e il 21.9% di share, battendo la concorrenza diretta, e portando Pier Silvio Berlusconi a esprimere un “grazie speciale a Gerry” per aver accettato la sfida con “coraggio e grande professionalità”.

Si parla di una “formula in grado di far rifiatare una fascia che, specie nell’ultimo periodo, stava iniziando a faticare non poco”.

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Il trionfo de La Ruota della Fortuna e l’ombra di Antonio Ricci

Questa “rinascita” di Mediaset nell’access prime-time arriva dopo una poderosa campagna di lancio e si presenta come un tentativo di sperimentare qualcosa di nuovo.

Paperissima Sprint, storico presidio di Antonio Ricci, è stata spostata su Italia 1 a partire dal 14 luglio. Questo spostamento non è passato inosservato, con l’account di Striscia La Notizia che ha rivendicato con un post di “esultanza” i “dati di ascolti del suo format nella serata di sabato 5 luglio, sottolineando un “primato assoluto tra programmi Mediaset con share ‘stellare’ del 16.62%”.

Un messaggio che, pur apparendo innocuo e, per l’appunto, legittimo, acquista un altro significato se letto alla luce dello spostamento di Paperissima Sprint su Italia 1.

Il ridimensionamento dei programmi della galassia Ricci, sarà uno dei temi centrali per i palinsesti futuri.

Berlusconi ha parlato di “totale sintonia con Antonio Ricci nel processo di cambiamento”, eppure, a leggere tra le righe, il clima non sembra dei migliori.

Gerry Scotti, La Ruota della Fortuna
Gerry Scotti, La Ruota della Fortuna – Foto: Ufficio stampa Mediaset

Antonio Ricci “osannato” dagli addetti ai lavori

Nonostante il tentativo di Mediaset di percorrere “una strada nuova”, gli addetti ai lavori continuano a elogiare Antonio Ricci, ritenuto un professionista che “ha impresso alla televisione italiana una rotta chiara e di rottura nei confronti del passato”.

Viene riconosciuto per aver rivoluzionato il modo di fare informazione in Italia con Striscia la Notizia, portando alla luce casi giudiziari di portata nazionale come quello di Wanna Marchi.

Si legge che abbia fatto “la storia della televisione dimostrando di essere incredibilmente in anticipo con i tempi”. Eppure, a fronte di queste innegabili lodi professionali, emergono dichiarazioni dell’interessato che gettano un’ombra non indifferente sul suo profilo pubblico, specialmente per chi, come noi, si occupa di diritti e inclusione.

Antonio Ricci: “Sono omofobo e misogino”

Antonio Ricci, in un’intervista al Corriere della Sera nel 2020, ha affermato: “Sono misantropo, misogino e omofobo. Molto sospettoso su tutti i generi umani, anche quelli futuri; perché l’idiozia è democratica e trasversale”.

Non si è limitato a definizioni generali. Ricci ha espresso il suo disprezzo anche nei confronti di Achille Lauro, accusandolo di scarsa sincerità e di essere un mero “prodotto di marketing”. Nello specifico, ha dichiarato:

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“Achille Lauro? Non lo trovo sincero. Penso sia un ottimo prodotto di marketing, un perfetto indossatore per Gucci”. E, con una frecciata ancora più diretta alle tematiche di genere e orientamento, ha aggiunto:

“Per fare il trapper raccontava nelle interviste di essere cresciuto nella miseria, tra droga e carcere. Appena arrivato al Festival di Sanremo, per allargare il suo pubblico, ha spacciato la sua canzone sulla droga Rolls Royce come se fosse la rilettura della Balilla di Giorgio Gaber. Abbiamo avuto cantanti e poeti che hanno apertamente scritto opere sull’argomento droga, sinceramente e senza problemi. Lui, appena annusato l’odore del quattrino”.

Dichiarazioni dunque che etichettano l’artista come insincero e lo accusano di strumentalizzare la propria immagine e presunti orientamenti per “moda” o per denaro, in barba a qualsiasi principio di rispetto delle identità personali. Ma trattandosi di Ricci, “l’uomo che se vuole ti rovina”, lo star system italiano ha fatto finta di nulla.

Ricci definitivo “genio”: Barbara d’Urso “dimenticata”

È altresì interessante notare come il ridimensionamento della galassia Ricci sia un tema “caldo” e che lo spostamento di Paperissima Sprint abbia generato una reazione di “rivendicazione” pubblica, quasi come se si trattasse di una grave ingiustizia per un “professionista che non ha mai mollato l’osso”.

Diversamente è andata per altre vicende che hanno coinvolto volti noti di Mediaset. Nel caso di Barbara d’Urso, letteralmente estromessa dalla rete dall’oggi al domani, non si è assistito a una simile levata di scudi pubblica, né da parte dell’azienda né, in egual misura, da parte di sostenitori e colleghi. È invece palpabile il timore reverenziale che circonda il “mito di Antonio Ricci“, trattato da vero e proprio intoccabile.

Resta un mistero anche la “totale sintonia” di Pier Silvio Berlusconi con Antonio Ricci dopo le dichiarazioni pubbliche di quest’ultimo su omofobia e misoginia. È possibile continuare a celebrare incondizionatamente un professionista, per quanto rivoluzionario, le cui posizioni manifestate apertamente sono in palese contrasto con i valori di inclusione e rispetto che la televisione mainstream dovrebbe promuovere?

Forse la verità è che Berlusconi non vuole strappi. La rivoluzione dolce di Piersilvio è appena agli inizi e l’accompagnamento di Ricci verso una possibile, per ora lontana, estromissione dai palinsesti Mediaset sarà ammantato dalla doverosa gentilezza che si deve a un “gigante della televisione“.

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