Legge antidiscriminazioni della Toscana ridimensionata

La Corte Costituzionale ridimensiona ma conferma nel suo complesso la costituzionalità della legge regionale toscana contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.

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ROMA – La Corte Costituzionale ha respinto l’eccezione di incostituzionalità sul complesso della legge regionale Toscana contro le discriminazioni, che era stata impugnata dal governo Berlusconi. Si tratta tuttavia di una vittoria parziale per la Regione Toscana perché la Corte ha anche cancellato alcuni articoli che erano tra i più innovativi e mirati alla lotta concreta contro le discriminazioni a cui sono sottoposte le persone omosessuali nel nostro paese. La legge regionale toscana numero 63, “Norme contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”, risale al 15 novembre 2004 ed era stata impugnata dal governo Berlusconi nel gennaio 2005. I giudici della Consulta hanno ritenuto legittima la legge nel suo complesso, eccezione fatta per gli articoli 7 e 16. L’articolo 7 avrebbe consentito ad un malato di decidere a chi dare capacità decisionale sulle sue cure mentre l’art. 16 introduceva sanzioni fino a più di 3.000 Euro per quegli esercenti pubblici che si fossero comportati in modo discriminatorio contro gay, lesbiche e trans. Per la Corte queste sono competenze riservate allo Stato.
Nonostante lo stralcio di questi importanti articoli l’Assessore alle riforme e alla partecipazione Agostino Fragai si dimostra tutto sommato soddisfatto, dichiarando che «L’impianto complessivo della legge toscana contro la discriminazioni sessuali rimane ben saldo e non viene scalfito dalla sentenza della Corte costituzionale. Il giudizio della Corte è infatti largamente positivo e l’eccezione di incostituzionalità sul complesso della legge, la prima del genere in Italia presa a modello di recente anche dal Piemonte, è stata respinta. Certo sono stati cancellati alcuni articoli: ne prendiamo atto. E a questo punto auspichiamo che il Parlamento intervenga presto sulle materie che la Consulta ha giudicato non di competenza regionale.» Fragai ricorda che «non vengono toccate le misure di sostegno e di tutela a favore delle persone discriminate sul luogo di lavoro per motivi legati al proprio orientamento sessuale e per questo esposte al rischio di emarginazione ed esclusione sociale. Anche sulle pari opportunità nell’accesso ai percorsi di formazione e riqualificazione la Corte ha ritenuto le previsioni della legge toscana pienamente legittime, così come la parte che riguarda la responsabilità sociale delle imprese.»
Anche Franco Grillini, deputato dell’Ulivo e Presidente onorario di Arcigay, esprime la sua soddisfazione sulla sentenza, la numero 253, affermando che questa «ha dato il via libera al progetto di legge Regionale Toscano contro il quale aveva fatto ricorso il Commissario di Governo della precedente legislatura di centro-destra. Con la sentenza la Corte Costituzionale ha anche dato il via libera anche alle altre regioni perché legiferino in materia di lotta alle discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale. La Corte costituzionale ha però respinto alcuni articoli che riguardavano la designazione della persona atta a decidere in propria vece in caso di inabilità sottolineando che è materia di competenza nazionale ed è esattamente uno dei punti centrali della proposta di legge sui Pacs di cui sono primo firmatario, depositata da tempo alla Camera dei Deputati. La sentenza della Corte Costituzionale evidenzia altresì come sia necessaria e urgente una legislazione antidiscriminatoria sul piano nazionale.» (RT)

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