A più di quattro mesi dalla scomparsa di Giorgio Armani, il compagno Leo Dell’Orco rompe il silenzio. Lo fa con parole misurate, raccontando per la prima volta in modo diretto la vita condivisa con lo stilista: un amore lungo decenni, intrecciato al lavoro, alla moda e a una quotidianità costruita su rispetto, complicità e autonomia. Alla vigilia della prima sfilata senza Armani, Dell’Orco parla di dolore, continuità e responsabilità.

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Dopo la scomparsa di Armani: parla il compagno Leo Dell’Orco
“Il primo periodo è stato strano. Mi mancava la persona. Poi mi sono abituato”. Leo Dell’Orco descrive così, in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, i mesi successivi alla morte di Giorgio Armani, avvenuta il 4 settembre scorso. Un lutto vissuto senza clamore, tra stanze lasciate intatte e una nuova routine da ricostruire. “In casa ho lasciato tutto com’era. Dalla sua parte non entro. Non ho toccato nulla. Non mi va”, dice.
Il dolore non si manifesta nei sogni – “io non sogno” – ma nella responsabilità improvvisa di dover andare avanti senza quella figura che, per decenni, aveva rappresentato il punto fermo di ogni decisione. “Ora ci siamo noi e dobbiamo decidere. E non è facile”, ammette.
Un amore “bello e tosto”, vissuto nella discrezione
Leo Dell’Orco definisce il legame con Giorgio Armani una “bella storia, bella e tosta”, durata decenni, costruita lontano dai riflettori e profondamente solida. “Non siamo mai stati effusivi. Ma carezze ce ne siamo date tante, anche negli ultimi giorni”, dice.
In merito alla gelosia, Dell’Orco racconta: “Lui mi dava così tanto che non potevo esserlo e la gelosia non mi appartiene. Lui sì lo era, un pochino”.
La relazione è stata segnata da equilibri complessi, anche all’interno del mondo della moda. “È stato difficile per le invidie che giravano attorno”, racconta, ricordando episodi in cui ha preferito allontanarsi piuttosto che forzare una presenza che non sentiva come sua.
Ciò che ha amato più di Armani, dice oggi, è stata la sua sincerità. Nel loro rapporto, non c’è mai stata una vera e propria pausa. “Sempre insieme. Ricordo una volta che dovevo andare alle Olimpiadi in Brasile ma all’ultimo lo raggiunsi a Pantelleria”.
Giorgio Armani, Leo Dell’Orco. Una lunga storia di lavoro, di condivisione. E d’amore ♥️ #giorgioarmani #leodellorco #MFW pic.twitter.com/9kUXZtAcGP
— Ale Calascibetta (@A_Calascibetta) June 21, 2021
Il racconto della malattia e l’ultimo saluto
Il momento più duro arriva con la malattia. Due mesi vissuti nell’incertezza e nella paura. “Andavo a dormire la sera non sapendo se lo avrei trovato il mattino dopo”. Armani, consapevole della gravità della situazione, non si illudeva: “Ha capito subito che questa volta non ce l’avrebbe fatta”.
Le parole che restano impresse sono semplici e definitive: “Mi diceva: ‘Non ho più voglia, non ho più voglia’”. Dell’Orco cercava di opporsi, di spronarlo: “No, Giorgio, devi essere forte”. Una resistenza che racconta la profondità del legame e la difficoltà dell’addio.
Dopo la perdita, il dolore privato si è inevitabilmente intrecciato con quello pubblico. Le lacrime arrivano durante la camera ardente. “Vedere tutta quella partecipazione mi ha colpito”. Un affetto trasversale, che conferma l’immagine di Armani come “lo stilista della gente”.
Alla domanda finale su cosa direbbe Giorgio Armani leggendo questa lunga confessione, Leo Dell’Orco risponde con un sorriso appena accennato: “Non male, dai Leo”. Una frase che racchiude un’intera vita condivisa, fatta di ironia, rispetto e amore discreto.
Dal modello al compagno di vita e lavoro

Il mondo della moda, racconta, non gli apparteneva affatto. Leo Dell’Orco è cresciuto a Bisceglie, ultimo di quattro figli, in una famiglia lontana da quell’universo. Uno zio gestiva un negozio di frutta e verdura e uno dei fratelli, ancora giovanissimo, andò a lavorare con lui. Ogni tanto lo raggiungeva al Nord e conserva ancora una fotografia di quando aveva otto anni in piazza Duomo, intento a dare da mangiare ai piccioni. Alla madre venne chiesto di trasferirsi definitivamente, ma inizialmente rifiutò per restare accanto alla nonna; solo in seguito cambiò idea e si trasferì con lei, vivendo fino a 96 anni.
A quattordici anni Dell’Orco iniziò a lavorare nei fine settimana, scaricando frutta e verdura e consegnando le ceste ai clienti. In famiglia era la “mascotte”, spesso preso in giro dai fratelli. A diciannove anni entrò alla Snam, scelta che rese orgogliosi i suoi familiari.
L’incontro tra Leo Dell’Orco e Giorgio Armani avviene quasi per caso, “per merito di un cane”, nei giardini di piazzale Libia a Milano. Dell’Orco ha poco più di vent’anni, Armani quaranta. Da quell’incontro nasce prima una collaborazione professionale – Dell’Orco come modello – poi un percorso di vita condiviso.
“Avevo un posto fisso alla Snam”, racconta, ribadendo quanto fosse distante il mondo della moda dalle sue origini. “Quando mi licenziai non capirono: lasciare un posto sicuro per la moda”. Una scelta che, col tempo, si rivelerà decisiva, portandolo a lavorare fianco a fianco con Armani negli uffici di via Durini.
Nonostante la ricchezza e il successo, Dell’Orco rivendica una vita rimasta essenziale. “Non ho mai cambiato il mio stile di vita”. Le priorità restano le persone care: “Fare stare bene chi mi è intorno è la cosa più importante”.
Lo sport, la lettura dei quotidiani, il lavoro, qualche uscita a cena. Una quotidianità simile a quella condivisa con Armani, scandita da rituali precisi. “Forse è stato anche il segreto della sua longevità”. Per Dell’Orco, del resto, vita privata e lavoro non sono mai stati mondi separati.
La prima sfilata senza Giorgio Armani

Oggi Leo Dell’Orco è responsabile delle collezioni uomo di Giorgio Armani ed Emporio Armani. Un ruolo che Armani aveva voluto e preparato nel tempo. “Negli ultimi tre anni mi ha lasciato fare, ma l’ultima parola era la sua”.
Alla domanda su chi “sostituirà” Armani, Dell’Orco risponde senza esitazioni: “Non si sostituisce nessuno. Ci siamo noi”. Lui per l’uomo, Silvana Armani per la donna, in un assetto pensato dallo stilista stesso. “Nessuno potrà replicare quello che ha fatto lui”.
La prima sfilata senza Armani è vissuta come una prova, ma anche come un passaggio necessario. “Sarà una continuità, con piccoli tocchi di cambiamento”. Proporzioni riviste, qualche colore nuovo, tessuti cangianti: segnali di evoluzione, non di rottura.
“Abbiamo avuto un grande maestro”, dice Dell’Orco. “Questo allenamento oggi si sente”. La responsabilità è enorme, ma la direzione è chiara: rispetto assoluto dell’eredità, senza trasformarla in imitazione.
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