Reduce dalla vittoria a Canzonissima e dalla sua terza partecipazione al Festival di Sanremo con il brano “Naturale”, Leo Gassmann è stato tra gli ospiti più attesi del Lovers Film Festival di Torino.
L’artista romano si è esibito nella Sala 1 del Cinema Massimo prima della proiezione del film “Bookends” di Mike Doyle, portando sul palco “Oltre” e “Girasole”, due brani contenuti nel suo ultimo album “Vita vera paradiso”.
In un’intervista rilasciata a La Stampa, Gassmann ha spiegato il senso della sua presenza al festival, sottolineando il valore culturale e sociale della manifestazione.
Ha dichiarato:
“È un festival che cerca di andare oltre le barriere che a volte la società ancora ci impone. Con la musica cerco sempre di portare dei valori di apertura mentale. Nello stare insieme, nel raccontare anche ciò che non sempre viene messo in primo piano, riusciamo ad ampliare i nostri orizzonti.
Questo aiuta a diminuire in parte, anche se difficile distruggerli per sempre, la violenza e gli abusi che avvengono per ignoranza o rabbia repressa. È un festival che porta luce e speranza. C’è ancora tanto da fare in termini di diritti civili e libertà di espressione, soprattutto in Italia”.

In questo articolo
- 1 Leo Gassmann parla dell’attacco omofobo a Torino: “È atroce”
- 2 L’aggressione al volontario: cosa è successo
- 3 “Non è la prima volta”: il racconto della vittima
- 4 La denuncia: paura quotidiana e richiesta di una legge
- 5 Le reazioni: “L’omofobia esiste, non possiamo ignorarla”
- 6 La solidarietà delle istituzioni
Leo Gassmann parla dell’attacco omofobo a Torino: “È atroce”
Nel corso dell’intervista, il cantante ha commentato anche il grave episodio di violenza omotransfobica avvenuto nei giorni scorsi proprio a Torino, a pochi passi dal luogo che ospita il festival.
Gassmann ha dichiarato:
“È atroce. Il fatto che arrivi da dei giovani racconta molto di una generazione in parte abbandonata a se stessa e vittima di un sistema che dà priorità alla violenza e a ciò che crea scalpore. Va avanti chi fa la cazzata più grossa. Le brave persone fanno meno rumore rispetto a chi fa di tutto per attirare l’attenzione. Penso sia fondamentale portare avanti i valori della comunità Lgbt”.
L’aggressione al volontario: cosa è successo
L’episodio a cui fa riferimento Gassmann si è verificato venerdì sera, nel centro di Torino, a pochi passi dalla Mole Antonelliana.
Un attivista transgender, coinvolto come giurato al festival, sarebbe stato aggredito da un gruppo di giovani mentre rientrava a casa dopo una giornata di eventi.
Secondo quanto ricostruito, tutto sarebbe iniziato per uno zainetto arcobaleno che portava sulle spalle.
La vittima avrebbe raccontato di essere stata insultata, spintonata e colpita con uno schiaffo. Uno dei ragazzi si sarebbe avvicinato urlando: “Ma sei gay?”, per poi passare all’aggressione fisica.
L’uomo non avrebbe reagito, restando immobile mentre gli altri presenti osservavano la scena. Solo uno dei componenti del gruppo sarebbe intervenuto, scusandosi per quanto accaduto e cercando di fermare l’aggressore.
“Non è la prima volta”: il racconto della vittima
Il racconto dell’attivista restituisce un quadro preoccupante. La persona aggredita ha spiegato a noi di Gay.it, di aver già subito episodi simili in passato, sottolineando come la violenza non sia un fatto isolato.
Ha dichiarato:
“Non è la prima volta che vengo aggredito, sono una persona trans e ci sono abituato. In passato hanno minacciato di accoltellarmi. Sono cresciuto con battute, svilimento e disprezzo. Però questa è la prima volta che mi mettono le mani addosso”.
Un episodio che, ancora una volta, riporta al centro il tema della sicurezza e della libertà di espressione per le persone transgender e LGBTQIA+ in Italia.
La denuncia: paura quotidiana e richiesta di una legge
Secondo quanto riferito dalla vittima, situazioni di discriminazione e violenza sarebbero frequenti, sia nei luoghi pubblici sia nel contesto lavorativo.
Ha spiegato:
“Tante persone trans hanno difficoltà a prendere i mezzi pubblici per paura. Riceviamo segnalazioni di violenza sul lavoro e per strada ogni giorno”.
Da qui, l’appello:
“Serve una legge, con delle sanzioni, e formazione nelle scuole”.
Le reazioni: “L’omofobia esiste, non possiamo ignorarla”
A intervenire è stata anche Vladimir Luxuria, direttrice del Lovers Film Festival, che ha sottolineato l’urgenza di continuare a parlare di questi temi.
Ha dichiarato:
“Mi rendo conto di quanto sia ancora drammaticamente importante parlare di certi temi sui media, a scuola e nelle aule della politica attraverso il dibattito, il confronto, l’arte e il cinema proprio perché l’omofobia esiste. Però non esiste una legge e ne ha fatto le spese un giurato del festival”.
Dura anche la posizione del Coordinamento Torino Pride, che ha evidenziato come l’odio non abbia bisogno di motivazioni:
“L’odio non cerca un motivo: cerca un bersaglio. E i bersagli li impara a riconoscere in famiglia, tra i pari, online, in una cultura che ancora fatica a chiamare questa violenza con il suo nome: omolesbobitransafobia”.
La solidarietà delle istituzioni
L’episodio ha suscitato reazioni anche da parte delle istituzioni locali. Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha condannato l’accaduto definendolo “inaccettabile”, ribadendo l’impegno della città nella tutela dei diritti.
Sulla stessa linea il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che ha espresso solidarietà alla vittima e condannato con fermezza ogni forma di violenza e intolleranza.
Anche il Museo Nazionale del Cinema, attraverso il presidente Enzo Ghigo e il direttore Carlo Chatrian, ha preso posizione, definendo “inaccettabile” che episodi simili possano verificarsi ancora oggi.
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