Volontario del Torino Pride aggredito dopo il Lovers Film Festival: “Insultato e preso a schiaffi per uno zaino arcobaleno”

Un volontario del Torino Pride racconta l’aggressione subita in centro dopo il Lovers Film Festival. Insulti omofobi e violenza per uno zaino arcobaleno riaccendono il tema dei crimini d’odio e della sicurezza delle persone LGBTQIA+ in Italia.

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Aggressione omofoba a Torino durante il Lovers Film Festival - immagine creata con l'AI
Aggressione omofoba a Torino durante il Lovers Film Festival - immagine creata con l'AI
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AGGIORNAMENTO – PARLA IL RAGAZZO AGGREDITO

Un ragazzo 35enne, attivista del Torino Pride, è stato aggredito e colpito per la sua identità LGBTIAQ+ ieri sera 18 Aprile verso mezzanotte in centro a Torino, nelle vicinanza del Cinema Massimo dove è in svolgimento il Lovers Film Festival, nel quale la vittima sta svolgendo servizio di volontariato.
L’abbiamo raggiunto al telefono

GAY.IT
Volevo avere qualche informazione in più da te e volevo chiederti se hai voglia di esporti, anche in video.

RAGAZZO
Video preferirei di no, forse. E boh, non so hm, non so se… Mettere anche il mio nome e cognome non so, meglio di no.

GAY.IT
Non preoccuparti, non diremo il tuo nome. Dunque a che ora si è consumato l’episodio?

RAGAZZO
Alle 23.45 era all’altezza di Palazzo Nuovo, ero solo e avevo uno zainetto arcobaleno. Questo gruppetto di ragazzi e ragazze, due ragazzi e il resto tutti ragazzi, tutti di circa 17 anni, era lì quando uno di loro mi ha gridato e ha iniziato a dirmi, “Ma sei “Fr**io”, “Ma sei gay”?
Evidentemente vedendo il mio zaino, forse. È passato subito alla violenza fisica, quindi dall’insulto si è avvicinato a me velocemente e mi ha dato un colpo in testa, cioè una sberla.

GAY.IT
Quanti erano?

RAGAZZO
In tutto erano 6, 4 maschi e 2 ragazze. Ma è stato un ragazzo ad attaccarmi.

GAY.IT
Ti ha attaccato senza che tu abbia fatto nulla?

RAGAZZO
Sì, sì, assolutamente io stavo tornando a casa dopo il Lovers, stavo per prendere l’autobus e mi ha attaccato così, perché avevo uno zainetto arcobaleno. Mi ha puntato da lontano, si è avvicinato velocemente e mi ha detto “Ma che sei fr**io”, “Che sei gay?” e mi ha colpito.

GAY.IT
Un colpo in testa?

RAGAZZO
Uno schiaffone sulla testa

GAY.IT
Sei scappato?

RAGAZZO
No, non sono scappato. Sono rimasto lì senza rispondere alla violenza. Un suo amico si è messo in mezzo e gli ha detto “Mamma cioè ma stai calmo”, poi a me ha detto “Guarda cioè mi dispiace il mio amico ha esagerato” ed è finita lì. Quindi mi sono avviato, ho soltanto dato un ultimo sguardo a questo ragazzo, uno sguardo persuasivo tipo sai… “Riprovaci a colpirmi se hai coraggio”.

GAY.IT
Possiamo dire che il resto del gruppo si è dimostrato più morigerato?

RAGAZZO
Certamente, sai sono eventi che accadono perché da molto giovani sentono di voler dimostrare qualcosa, una specie di prova di tossica virilità, di tossico macchismo, se mi spiego.

GAY.IT
Ti spieghi benissimo, ma questo non giustifica alcunché. Secondo te il ragazzo era alterato? Alcol, droghe?

RAGAZZO
Non è apparso per nulla alterato in tal senso, non c’era odore di alcol né sembrava aver assunto droghe.

GAY.IT
Parlavano perfettamente italiano? Ti sono sembrati cittadini italiani perfettamente integrati?

RAGAZZO
Erano assolutamente italiani perfettamente integrati.

GAY.IT
Racconterai tutto sul palco del Lovers insieme a Vladimir Luxuria oggi vero?

RAGAZZO
Sì, voglio raccontare tutto.

GAY.IT
Grande, forza

.

 

Cosa è successo

Un volontario del Torino Pride è stato aggredito nel cuore di Torino, a pochi passi dal Lovers Film Festival. A denunciare quanto accaduto è l’associazione LGBTQIA+ torinese, che sui social ha raccontato la testimonianza di un proprio volontario colpito da un gruppo di ragazzi, probabilmente minorenni, dopo aver partecipato al festival. Un episodio che, per tempi e modalità, assume un peso simbolico forte: la violenza si consuma proprio nei giorni di uno degli eventi LGBTQIA+ più importanti del Paese, in una città spesso considerata inclusiva.

Volontario del Torino Pride aggredito dopo il Lovers Film Festival: “Insultato e preso a schiaffi per uno zaino arcobaleno” - torino - Gay.it

Aggressione omofoba a Torino: “Mi ha urlato contro e mi ha dato una sberla”

Secondo quanto riportato dal Torino Pride, l’episodio è avvenuto in pieno centro, mentre il volontario stava rientrando a casa. A scatenare l’aggressione, un dettaglio visibile: uno zaino arcobaleno.

Nel racconto diretto della vittima, condiviso dall’associazione, si legge:

“Stavo andando via e un gruppetto di ragazzi, soprattutto adolescenti, ha iniziato a gridare: ‘ma che sei gay?!’. Questo a causa del mio zainetto arcobaleno. Uno di loro, particolarmente infervorato e compiaciuto, si è avvicinato e urlandomi mi ha messo le mani addosso dandomi una sberla sul volto. È accaduto tutto in cinque secondi. Io non ho reagito all’aggressione fisica. I suoi amici l’hanno bloccato capendo, spero, la violenza del gesto. Sto bene ma sono turbato. Dimostrazione che ahimè di lavoro ne abbiamo ancora tantissimo da fare!”.

Un episodio rapido, quasi fulmineo, che lascia però un segno profondo. Non tanto fisico, quanto emotivo. Il volontario sottolinea di stare bene, ma di essere “turbato”, una parola che restituisce il senso di vulnerabilità che questi episodi generano, anche quando non hanno conseguenze gravi dal punto di vista clinico.

 

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Il Lovers Film Festival: “Aggressione grave, serve parlarne di più”

Sull’episodio è intervenuto anche il Lovers Film Festival, che ha espresso indignazione per quanto accaduto a pochi passi dal Cinema Massimo, luogo simbolo della manifestazione.

In una nota, il festival sottolinea come la persona aggredita fosse presente poco prima proprio in qualità di giurato per il premio Torino Pride:

“Il Lovers Film Festival apprende con indignazione della grave aggressione subita da un attivista trans a breve distanza dal Cinema Massimo dove era, poco prima, nel suo ruolo di giurato per il premio Torino Pride”.

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La persona aggredita, già citata dal Torino Pride come volontario dell’associazione, viene identificata dal festival come un attivista trans e giurato del premio Torino Pride. A intervenire è anche la direttrice del festival, Vladimir Luxuria, che ha ribadito l’urgenza di continuare a parlare di questi temi nei diversi ambiti della società:

“Mi rendo tragicamente conto di quanto sia ancora drammaticamente importante parlare di certi temi – sui media, a scuola e nelle aule della politica – attraverso il dibattito, attraverso il confronto, attraverso l’arte, attraverso il cinema, proprio perché l’omofobia esiste. Però non esiste una legge contro l’omofobia e ne ha fatto le spese un giurato del festival che dirigo”.

Luxuria ha poi espresso solidarietà alla persona aggredita, sottolineando la gravità del gesto e il contesto in cui è avvenuto:

“Il ragazzo trans a cui va tutta la mia solidarietà è stato aggredito semplicemente perché portava addosso dei colori, i colori rainbow, mentre è nera e buia l’indifferenza della politica rispetto a questi episodi gravi di discriminazione e di intimidazione”.

Torino Pride: “Un dettaglio arcobaleno può scatenare la violenza”

Nel post, il Torino Pride evidenzia come l’odio non abbia bisogno di un motivo strutturato: basta un segno percepito come “diverso”.

“Un dettaglio arcobaleno può scatenare la violenza di gruppo. Come un corpo non conforme. I capelli colorati. La camminata o le movenze ‘sbagliate’. L’odio non cerca un motivo: cerca un bersaglio”.

Parole che descrivono con precisione un meccanismo ben noto: la costruzione sociale del bersaglio. Per il Torino Pride, questo processo nasce e si alimenta in diversi contesti:

“I bersagli li impara a riconoscere in famiglia, tra i pari, online, in una cultura che ancora fatica a chiamare questa violenza con il suo nome: omolesbobitransafobia”.

Un termine che racchiude l’insieme delle discriminazioni e delle violenze rivolte alle persone LGBTQIA+, e che spesso in Italia fatica ancora a trovare spazio e riconoscimento pieno.

Il vuoto legislativo in Italia

Uno dei punti più critici sollevati dal Torino Pride riguarda l’assenza di una normativa specifica che tuteli le persone LGBTQIA+ dai crimini d’odio. Un tema che riporta inevitabilmente al fallimento del DDL Zan, affossato in Parlamento nel 2021 “fra scroscianti applausi”.

Quanto scritto dall’associazione riflette il sentimento diffuso in una parte della comunità e dell’attivismo: “Nel vuoto legislativo, la violenza si sente autorizzata perché chi aggredisce sa che le conseguenze saranno minime, e chi viene aggredito sa che lo Stato non ha scelto da che parte stare”.

Un’accusa diretta, che chiama in causa le istituzioni e il ruolo della politica nella prevenzione e nel contrasto delle violenze.

Torino “inclusiva”? “Le nostre comunità non sono al sicuro”

L’aggressione assume un significato ancora più forte perché avvenuta a Torino, città spesso raccontata come inclusiva e attenta ai diritti.

“Le nostre comunità non sono al sicuro. Neppure durante un appuntamento importante come il Lovers Film Festival. Neppure a Torino, città che ama definirsi ‘inclusiva’”.

Il Torino Pride sottolinea come la violenza non sia un fenomeno confinato alle periferie o a contesti marginali, ma “riguarda tuttə, ovunque, attraversa la città e i quartieri”.

Un richiamo a non semplificare il problema, evitando narrazioni che lo relegano a situazioni isolate o geograficamente circoscritte.

“Siamo stanchə di avere paura”: il ruolo di scuole, famiglie e istituzioni

Il post si chiude con una riflessione che guarda al futuro, tra rabbia e volontà di cambiamento. Da un lato, la stanchezza per una situazione che sembra ripetersi: “Siamo stanchə di avere paura. Esausta di dover denunciare queste aggressioni”.

Dall’altro, la determinazione a continuare il lavoro educativo e culturale: “C’è tanto lavoro da fare. Nelle scuole, dove l’educazione all’affettività e al rispetto è ancora considerata un tabù. Con la giovani, perché quei ragazzi non sono nati con l’odio in tasca: l’hanno imparato da qualche parte. Nei quartieri, nelle famiglie, nelle istituzioni”.

Un passaggio che sposta l’attenzione sulle responsabilità collettive, indicando chiaramente gli ambiti in cui intervenire.

A chiudere il post, una rivendicazione di visibilità e presenza: “Le strade sicure le fanno le froce che le attraversano. A testa alta, senza paura. Alla fine vinceremo noi”.

© Riproduzione riservata.

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