
In quella che si è defilata come vera e propria sequenza di attacchi e insulti alle persone LGBT, ad un certo punto ho postato un’immagine in cui alcuni omini rainbow travolgevano con un rullo dei tristi figuri. Nell’economia della discussione, rappresentava l’avanzamento dei diritti contro il grigiore dell’omofobia. Non escludo, per altro, che quella foto sia stata creata da omofobi che fanno intendere che siamo così “violenti” da voler schiacciare chi non la pensa come noi, secondo il mantra tanto caro in certi ambienti di silenziosi lettori di piazza. Mi sembrava quindi carino restituire il favore. Tra un piagnisteo e un’accusa di “indicibile violenza” contro gli eterosessuali, una fan di Malan – rigorosamente anonima (chissà perché) come tutta la cricca che ha partecipato allo scambio di tweet – ha risposto così:
Mi è sembrato inevitabile ricordargli come funzionano le cose nel mondo reale (l’immagine ritrae in blu i paesi in cui c’è il matrimonio egualitario e in azzurro quelli in cui ci sono le unioni civili):
Quindi, il senatore Malan ci ha messo del suo, con la solita serenità di giudizio che lo contraddistingue:
Per chi non lo sapesse, quella foto ritrae il mondo sotto il dominio del nazi-fascismo (in nero). Malan ha messo, quindi, sullo stesso piano la lotta per i diritti LGBT con una dittatura sanguinosa che ha generato distruzione e milioni di morti. Credo a questo punto che si sia passato il limite della normale “dialettica” politica, per quanto aspra.
Occorrerebbe che qualcuno ricordasse al senatore che il nazi-fascismo i gay e le lesbiche li faceva fuori nei campi di sterminio. Non saper riconoscere quel limite, per cui la lotta politica non dovrebbe travalicare il decoro istituzionale e il rispetto per le vittime dei campi di concentramento – paragonandole ai loro carnefici – è indice appunto di un profondo degrado istituzionale che grava non solo sulla figura del senatore, ma del suo partito nella sua interezza.
Si spera, perciò, che dentro Forza Italia (e più in generale, dentro il parlamento) qualcuno riconduca certi suoi rappresentanti nell’alveo di una dialettica più civile e meno incline a queste forme di volgare violenza che non solo non rispetta i vivi, ma getta fango e discredito anche su chi non c’è più. Degradante, appunto.



