Ma è vero che Miuccia Prada e Donatella Versace sono amiche?

Prada Group compra Versace per un miliardo e duecentocinquanta milioni di euro: ma le due sciure continueranno comunque a spettegolare amabilmente.

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Dopo l'acquisizione di Versace da parte di Prada si susseguono le voce di una storica complicità tra Miuccia e Donatella: sono amiche! - immagine creata con AI
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C’è una villa a metà strada tra il severo rigore milanese e il delirio barocco del Lago di Como dove si dice che Donatella Versace e Miuccia Prada si incontrino, ogni tanto, per un tè che diventa inevitabilmente un martini alle cinque. Nessuno le ha mai viste, naturalmente, ma tutti ne parlano. Qualcuno giura di averle sentite ridere — una risata profonda, sgranata, come di donne che sanno tutto e nulla vogliono davvero cambiare. Il rumore, dice una leggenda, somiglia a quello del ghiaccio che si spezza nei bicchieri di Baccarat.

Non si può immaginare duo più inconciliabile: da un lato Donatella, erede spirituale e carnale del glamour medusino, vestita di viola e d’oro anche quando fa la spesa, patrona del dee pop e regina delle passerelle col tacco dodici anche in cucina; dall’altro Miuccia, intellettuale radical-chic, con la frangetta da scolaretta marxista, che ha vestito Madonna di golfini e ha trasformato l’errore in uno statement politico.

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A sinistra uno scatto Versace SS25 (foto Zoë Ghertner) – A destra uno scatto di catalogo di Prada FW25 – entrambe le foto sono tratte dai canali instagram dei due brand

Eppure si amano. Sì, amiche. Di quelle vere, con le telefonate notturne e i vocali di venti minuti per commentare un look di Ferragni, l’ultima uscita di Anna Wintour, o la sciagurata sfilata di quel brand emergente che “non capisce né il corpo né la struttura”. La stampa ha provato per anni a dipingerle come rivali — e in effetti, negli anni Novanta, chi portava Versace non avrebbe mai osato indossare Prada. Era una questione di classe, di pelle, di postura. Ma poi, si sa, le vere signore si ritrovano sempre. E si riconoscono.

Donatella lo disse già nel 2012, in un’intervista al Guardian:

“Parliamo, parliamo, parliamo. È così ispirante. Ci prendiamo in giro e ci insegniamo a vicenda. Lei dice: ‘Non potrei mai fare vestiti sexy, ma li adoro.’ E io rispondo: ‘Beh, adoro quello che fai’”.

Poi è arrivata la fusione. Non delle anime, ché quelle lo erano già, ma delle case di moda. Pochi giorni fa, aprile 2025, Patrizio Bertelli — marito di Miuccia, visionario, padre-padrono e pilota d’altura — ha ufficializzato l’acquisizione di Versace per 1,25 miliardi di euro. Nessun comunicato urticante, nessuna dichiarazione violenta. Solo una foto su Instagram: Donatella e Miuccia, strette in un abbraccio, eleganti come due duchesse postmoderne, con una caption dal tono regale. “Sono assolutamente deliziata che Versace divenga parte della famiglia Prada. Gianni e io abbiamo sempre avuto una enorme ammirazione per Miuccia, Patrizio, e la loro famiglia.”

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Sembrava il brindisi finale di un romanzo ottocentesco. E invece, è solo l’inizio. Donatella lascia la direzione creativa, ma resta ambasciatrice globale del brand. Entra Dario Vitale, giovanissimo talento strappato a Miu Miu, e l’asse dell’eleganza italiana si sposta definitivamente su Milano, dove ora Prada e Versace condividono la stessa famiglia, lo stesso bilancio, e forse lo stesso tè delle cinque. Intanto qualche maschio di quelli eccitati dalla performance gongola patriotticamente: “È nato il polo del lusso italiano”. Pare che le due si siano scambiate un whatsapp dal tono “estic4zzi?” (non confermato).

Ma torniamo alla villa. Qualcuno racconta che, nei pomeriggi d’estate, Miuccia sieda con un libro che non sfoglia neanche, mentre Donatella stappa una bottiglia di prosecco con tappo in cristallo e subito iniziano a spettegolare. Due sciure amichissime, insomma.

Si raccontano i sogni. Si confessano i peccati. Una volta — pare — hanno progettato insieme una collezione ispirata al melodramma italiano. “Miuccia, amore, lo chiamiamo La Traviata, e facciamo sfilare solo vedove allegre.” “Va bene, ma solo se usiamo la gonna a pieghe. Barocca, però.”

Due donne diversissime, due mondi interi, due estetiche opposte. Ma anche due rivoluzioni. Perché, in fondo, l’amicizia è questo: la più raffinata forma di complicità. E se Prada è l’arte di dire senza mostrare, Versace è l’arte di mostrare dicendo. E loro, insieme, sono l’arte di farlo con un sopracciglio alzato e una risata bassa. Il resto è silenzio. O un nuovo marchio, chissà.

 

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